Un Nintendo 64 arancione con controller e cartuccia, la macchina su cui è uscito Super Mario 64

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La targa di Super Mario 64 non dice L is Real 2401: un milione e duecentomila parole provate indicano Eternal Star

Tempo di lettura: 3 minuti

La targa di Super Mario 64 davanti alla fontana del castello di Peach non dice “L is Real 2401”. A sostenerlo è un programmatore che ha passato al setaccio oltre un milione di parole con un metodo riproducibile, e il risultato si legge in due righe: Eternal Star sopra, We Hope So sotto.

Trent’anni di pixel sfocati

Nel cortile del castello, nel gioco uscito nel 1996 insieme al Nintendo 64, c’è una targa incisa su due righe. Da allora i giocatori hanno provato a leggerla e la teoria più fortunata diceva “L is Real 2401”, cioè Luigi è reale, con un numero che qualcuno interpretava come la chiave per sbloccarlo. Nel 1996 IGN.com mise in palio cento dollari per chi ci riusciva, e nel numero di aprile 1998 Nintendo Power citò la cosa dentro uno scherzo del primo aprile.

Il problema è che il testo non è sfocato per un difetto: la texture originale è un riquadro di 32 pixel per 32, e le due righe di scritta sono alte fra i tre e i cinque pixel. Le riedizioni moderne con la grafica ripulita non hanno aiutato, perché partono dalla stessa immagine di partenza. Ingrandire quei pixel, come spiega VGC, non serve a niente: a quella scala qualunque ricostruzione è un’invenzione.

Il metodo, che è la parte interessante

Il programmatore che si firma Mochi64 ha ribaltato il problema. Invece di partire dalla texture e provare a leggerla, è partito dalle parole: ha preso un vocabolario, lo ha scritto con i caratteri tipografici disponibili a metà anni Novanta, lo ha rimpicciolito con le tecniche di ridimensionamento che un grafico avrebbe usato allora, e ha misurato quanto i pixel così ottenuti si discostavano da quelli della targa vera. Milioni di confronti, con un punteggio di scarto per ogni candidato, e il codice pubblicato in forma aperta perché chiunque possa rifare la prova.

Dopo più di un milione e duecentomila parole provate, il punteggio più basso, e quindi la corrispondenza migliore, è andato a Eternal Star sulla prima riga e We Hope So sulla seconda, con uno scarto di 1.129. La teoria storica, come riporta TechSpot, prende 2.031 soltanto sulla prima riga: quasi il doppio di distanza. Mochi64 ha anche lanciato una sfida pubblica, invitando chi vuole a usare lo stesso codice per cercare una frase che faccia meglio, e dice di essere convinto che non si troverà.

Perché la gente ci teneva così tanto

L’ossessione per quella targa ha una radice vera, e non è il folklore. Luigi era previsto come secondo personaggio giocabile. Miyamoto lo raccontò nel 1996 in un’intervista per una guida ufficiale, descrivendo una stanza fatta di blocchi semplici in cui i due fratelli potevano correre, salire i pendii e saltare. Secondo il suo racconto, Luigi è rimasto nel gioco fino all’ultimo anno di sviluppo e poi è uscito per problemi di memoria, e anche perché chi comprava il Nintendo 64 appena uscito aveva in casa un solo controller.

Nel 2009 Miyamoto tornò sull’argomento parlando della modalità a schermo diviso che era stata provata e poi abbandonata. Un filmato che circola dal 2023, girato a un’esposizione del 1995, mostrerebbe i due fratelli insieme nel gioco, e un modello tridimensionale di Luigi per quel capitolo è comparso nel grosso leak di file interni di Nintendo del 2020. La scheda del gioco resta quella di un titolo del 1996 con un solo personaggio giocabile, e tanto basta a spiegare perché per trent’anni chiunque abbia visto quella fontana ci abbia cercato una conferma.

Cosa non si sa

Cosa volesse dire quella frase, se è quella, non lo dice nessuno. Eternal Star è anche il nome di un tabellone del primo Mario Party, uscito due anni dopo, e We Hope So suona come la risposta a una domanda che non vediamo. Nintendo non ha mai commentato la questione in trent’anni e anche GoNintendo dà per scontato che non lo farà adesso.

Va detta anche la cosa che l’analisi non prova. Il metodo trova la stringa che, ridotta a quella dimensione con quegli strumenti, produce i pixel più simili: è una stima statistica, non la lettura del file originale. Se domani uscisse la texture sorgente dagli archivi di Kyoto, la smentirebbe in un secondo. Fino ad allora c’è una risposta con un numero attaccato, che è più di quanto abbia mai avuto la teoria su Luigi, e c’è il codice per provare a batterla. Il Nintendo 64 compie trent’anni mentre i suoi titoli tornano in versione rifatta, dal remake di Ocarina of Time alle operazioni che Nintendo ha messo in fila sulla Switch 2, e una delle sue leggende si è spostata dal territorio del sentito dire a quello delle cose misurabili: di questi tempi, per un mistero da cortile, non è poco.

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