PlayStation 5 Pro sbloccata con Linux, la console usata per far girare i giochi PS3 con RPCS3

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Con Linux e un emulatore la PS5 Pro fa girare i giochi PS3 a 4K e 60 fotogrammi, meglio della console originale

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I giochi PS3 su PS5 Pro girano a 4K e 60 fotogrammi al secondo, cioè meglio di quanto facessero sulla console per cui erano stati scritti, a patto di sbloccare il sistema. La dimostrazione è un filmato di Ratchet & Clank Future: Quest for Booty, l’episodio del 2008 di Insomniac Games, che gira stabile mentre sull’hardware originale stava a 720p e scendeva sotto i 60. Il filmato lo ha ripreso TheGamer il 4 ottobre 2026.

Il sistema non è un’emulazione fatta da Sony. È RPCS3, l’emulatore PlayStation 3 libero e open source scritto in C++, che gira dentro una distribuzione Linux installata sulla console sbloccata. In quella configurazione la PS5 Pro mette a disposizione tutta la sua scheda grafica, e l’emulatore può superare i limiti del processore Cell e della scheda RSX della PS3, due componenti che a suo tempo erano famose per essere difficili da sfruttare.

Da dove arriva lo sblocco

Il presupposto è l’exploit di cui avevamo scritto il 30 settembre nel pezzo sul jailbreak Relapse, che funziona su tutte le console con firmware fino al 13.60. Il codice sta su GitHub ed è quello che ha reso più semplice far girare software non firmato sulla macchina, motivo per cui nelle ultime settimane in parecchi hanno cominciato a provarci con l’emulatore.

Resta una procedura per pochi. Installare Linux su una PlayStation 5 è il passaggio che ferma quasi tutti, e non è una cosa che si fa per sbaglio: serve una console con il firmware giusto, serve seguire una catena di passaggi e si perde l’uso normale del sistema operativo di Sony. Chi lo fa accetta anche di restare fuori dai servizi in linea, perché una console modificata su quelli non ci torna.

Cosa fa oggi RPCS3

Il progetto è nato nel 2011 da un gruppo piccolo di programmatori e ha aperto al pubblico nel 2012, partendo dall’avvio di software casalingo. Da allora si è allargato parecchio: c’è una rete sostitutiva che rimette in piedi il gioco in linea dei titoli PS3 ora che i server ufficiali sono spenti, c’è il supporto agli obiettivi, e c’è la possibilità di usare i dischi originali invece delle copie. La compatibilità è documentata in un elenco pubblico che chiunque può aggiornare, con impostazioni e correzioni gioco per gioco.

Chi lo sviluppa ripete che il progetto non sostiene la pirateria e che serve a far girare i giochi che si possiedono già. È una precisazione di rito e vale quello che vale, ma in questo caso descrive bene il pubblico: chi si mette a installare Linux su una console per rigiocare un platform del 2008 un motivo per farlo ce l’ha, e di solito è il disco che ha in casa.

Il buco che Sony non ha coperto

Il confronto che rende la notizia una notizia è con quello che l’azienda offre. Sulla PlayStation 5 non esiste nessuna compatibilità nativa con i giochi PS3: l’unico modo ufficiale per giocarli è il servizio in abbonamento, che però li trasmette in streaming dai server di Sony. Lo streaming porta con sé compressione dell’immagine, ritardo nei comandi e dipendenza dalla qualità della connessione, tre cose che su un gioco d’azione si sentono. L’emulatore gira in locale e non ha nessuno di quei problemi.

Il risultato è il solito paradosso della conservazione: la versione tecnicamente migliore di un catalogo è quella che l’azienda proprietaria non vende. Sullo stesso hardware la scena sta lavorando anche in direzione opposta, cioè a far girare i giochi PS5 su computer, come avevamo raccontato nel pezzo su Wolverine su emulatore, dove però i risultati sono ancora molto indietro.

Cosa non dice il filmato

Un gioco che gira bene non è un catalogo che gira bene. Quest for Booty è un titolo breve e tecnicamente contenuto, e non dice niente su come si comporterebbero le produzioni PS3 più pesanti, quelle che anche su computer potenti danno ancora problemi. Non ci sono misurazioni indipendenti oltre al filmato, non è stato pubblicato un elenco di giochi provati sulla console, e non si sa quanto l’hardware di PS5 Pro regga sulle scene più complesse.

Sony, dal canto suo, non ha commentato. Dopo ogni sblocco l’azienda ha sempre risposto allo stesso modo, cioè con un aggiornamento del firmware che chiude la falla: chi vuole provare questa strada ha una finestra, e quella finestra non la decide la scena.

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