Le autorità europee per i consumatori hanno aperto un’azione coordinata contro nove società di videogiochi sulle valute di gioco, cioè le monete virtuali che si comprano con denaro vero per poi spendere dentro i titoli. L’azione è partita il 30 settembre 2026 e riguarda Crytek, InnoGames, King.com, Mojang, Plarium Europe, PLR Worldwide Sales, Riot Games, Supercell e Ubisoft EMEA, come si legge sulla pagina della Commissione.
A muoversi è la rete CPC, sigla che sta per Consumer Protection Cooperation: sono le autorità nazionali che fanno applicare le norme europee a tutela dei consumatori, coordinate dalla Commissione europea, e in Italia il ruolo è dell’Antitrust. Non si tratta di multe già decise ma dell’apertura di un dialogo formale con ciascuna azienda. Se le aziende non rispondono alle contestazioni, le autorità dei singoli paesi possono passare alle sanzioni.
Quali giochi sono finiti nell’elenco
I titoli indicati dalle autorità sono nove: Candy Crush Saga, Clash of Clans, Forge of Empires, For Honor, Gardenscapes, Hunt: Showdown 1896, Mech Arena, Minecraft e Valorant. Sono giochi diversissimi per pubblico e formato, dal gioco di carte da telefono allo sparatutto competitivo, e la cosa che li accomuna è il modo in cui si paga dentro.
In parallelo resta aperta l’azione avviata a inizio 2026 verso Microsoft e Activision Blizzard per Call of Duty Mobile e Diablo Immortal. Lì le contestazioni sono più larghe e comprendono la vendita di valute interne, la raccolta dei dati dei giocatori, il design che punta a creare dipendenza, i controlli parentali preimpostati, l’invito diretto ai minori a comprare, le informazioni mancanti prima dell’acquisto e il blocco unilaterale dell’account.
Cosa chiedono di preciso le autorità
Il metro di giudizio sono i principi fondamentali sulle valute di gioco adottati a marzo 2025, scritti sotto la guida dell’autorità olandese per i consumatori e di quella norvegese. Chiedono quattro cose: prezzi chiari e informazioni complete prima dell’acquisto; nessuna pratica che nasconda il costo reale dei contenuti o che costringa a comprare valuta; rispetto del diritto di recesso; attenzione particolare ai soggetti vulnerabili, cioè in primo luogo i minori.
Tradotto in pratica, il punto più scomodo per l’industria è il primo. Se un oggetto in vetrina costa 850 gemme e le gemme si comprano a pacchetti che non corrispondono mai alla cifra esatta, il giocatore non sa quanto sta spendendo davvero in euro, e deve per forza comprarne più del necessario. Le autorità chiedono che il prezzo in denaro vero sia visibile e che l’acquisto fatto con la moneta interna sia trattato come un acquisto a tutti gli effetti.
Perché succede adesso
I principi del 2025 non erano vincolanti: erano un invito all’industria ad adeguarsi da sola. Dopo la loro pubblicazione la Commissione e le autorità hanno chiesto alle aziende di presentare azioni concrete, e il documento ufficiale dice che quel dialogo non ha portato a soluzioni soddisfacenti. Da qui il passaggio all’applicazione delle norme, caso per caso, insieme a una dichiarazione congiunta del 30 settembre che fissa l’impostazione comune per tutto il settore.
Il filone non nasce ora. Nel 2022 la Commissione aveva scritto alle due associazioni europee degli sviluppatori sulle casse premio, ricordando due regole: un gioco si pubblicizza come gratuito solo se lo è per intero, e gli inviti all’acquisto non si rivolgono direttamente ai minori. Nel 2025 era arrivato il caso Star Stable Online, in cui le autorità avevano contestato alla società svedese le pubblicità che spingevano i bambini a comprare o a farsi comprare la valuta interna.
Come ha reagito l’industria
Video Games Europe, l’associazione che rappresenta gli editori nel continente, ha respinto le contestazioni, e già a marzo 2025 aveva definito i principi una lettura sbagliata del diritto europeo dei consumatori insieme alla federazione degli sviluppatori. La sua posizione va letta per quello che è, cioè quella di un portatore di interessi dell’industria, non di un osservatore neutrale. Fra gli argomenti dell’industria c’è che applicare alla lettera le norme a ogni acquisto fatto con la moneta interna sommergerebbe i giocatori di notifiche e creerebbe un diritto di recesso su ogni singola spesa.
Il procedimento riguarda un settore che in Europa vale miliardi e che da anni costruisce i propri ricavi proprio sulle valute interne, come ricorda la cronaca della giornata.
Cosa succede adesso
Non ci sono scadenze pubbliche: le aziende devono rispondere alle autorità e proporre impegni, e solo in caso di risposte insufficienti partiranno i procedimenti nazionali. Per l’Italia significa che un eventuale provvedimento arriverebbe dall’Antitrust, che su questo terreno si è già mossa: a gennaio aveva aperto un’istruttoria sulla monetizzazione di Diablo Immortal e Call of Duty Mobile. Sullo stesso fronte restano aperte la causa olandese contro Epic per le pressioni sui minori in Fortnite e la discussione sulla legge europea per la tutela dei minori online, di cui abbiamo scritto il 18 settembre.


