Karolina Stachyra è tornata a CD Projekt Red dieci anni dopo esserne uscita. È la persona che ha scritto la linea narrativa del Barone Sanguinario in The Witcher 3: Wild Hunt, cioè quella che quasi tutte le classifiche indicano come la missione secondaria meglio scritta del gioco, e forse del decennio.
Il ritorno non è stato annunciato dallo studio. È comparso sul suo profilo professionale in rete ad agosto, ed è stato notato solo in questi giorni, a ridosso dell’uscita della versione rimasterizzata del gioco su cui aveva lavorato.
Chi è, e cosa aveva scritto
Stachyra era entrata in CD Projekt Red nell’estate del 2012 come sceneggiatrice. Oltre al Barone ha lavorato alla missione principale dell’espansione Hearts of Stone, ai dialoghi e alle sceneggiature delle scene di intermezzo, e prima della fine del 2015 era stata promossa a sceneggiatrice senior, contribuendo alla trama principale e ai contenuti secondari.
La missione del Barone è quella in cui Geralt arriva in una fortezza di Velen cercando informazioni su Ciri e si ritrova invischiato nella storia familiare di un signorotto violento, alcolizzato e pentito, la cui moglie è scomparsa. Vinse un Golden Joystick nel 2015 come miglior momento di gioco dell’anno, ed è studiata tuttora come esempio di scrittura che rifiuta di dividere i personaggi in buoni e cattivi.
In una vecchia intervista Stachyra aveva raccontato che il punto di partenza era soltanto un’idea generica su una storia di famiglia legata a Ciri, e che tutto il resto era nato lavorando insieme al progettista di missioni Paweł Sasko, diventato poi uno dei nomi di punta dello studio.
Dove è stata in questi dieci anni
A novembre 2016 era passata a Techland, dove è rimasta sette anni e mezzo occupandosi prima della progettazione narrativa e poi della direzione, su un nuovo marchio fantasy mai annunciato. Poi ha passato un anno come direttrice narrativa da GSC Game World, lo studio ucraino della serie S.T.A.L.K.E.R., collaborazione chiusa a giugno di quest’anno.
Nel mezzo aveva lavorato anche con Bloober Team, Fool’s Theory, Wooden Alien e Cygames, e con un collega tiene uno studio di consulenza narrativa. Il rientro in CD Projekt Red è cominciato in sordina: da febbraio a luglio come consulente esterna, poi l’assunzione a tempo pieno.
Sul ruolo esatto le fonti non concordano. TheGamer riporta la dicitura di sceneggiatrice esperta, mentre altre testate parlano di caposceneggiatrice. La differenza conta, perché il secondo titolo implica la responsabilità su una squadra.
Su cosa lavora, e cosa non sappiamo
Qui finiscono i fatti e comincia la speranza dei lettori. Nessuno ha detto a quale progetto sia assegnata, e CD Projekt Red ne ha parecchi aperti insieme: il quarto capitolo della serie, il rifacimento del primo gioco, il seguito di Cyberpunk 2077 e il marchio nuovo che sta prototipando.
Il salto logico che sta facendo mezza internet, cioè che sia tornata per il quarto capitolo con Ciri protagonista, è ragionevole ma resta una deduzione. L’unica cosa certa è che una persona che sa scrivere storie familiari sporche è rientrata in uno studio che di quelle storie ha fatto la propria reputazione.
La coincidenza temporale con la versione rimasterizzata, che esce il 29 settembre, è quasi certamente casuale: il rientro è di agosto ed è emerso solo perché qualcuno ha guardato un profilo pubblico. Chi vuole rileggersi il suo lavoro lo trova lì dentro, insieme alle novità del rifacimento tecnico, che sul fronte del combattimento cambia più cose di quanto l’etichetta lasci intendere.
Vale però la pena tenere a mente una cosa quando si legge di ritorni illustri. Uno sceneggiatore, dentro una produzione da centinaia di persone, incide su una parte del risultato. Il Barone Sanguinario ha funzionato perché una scrittrice e un progettista hanno avuto il tempo e la libertà di costruirlo per mesi, e quel tempo dipende da come è organizzata la produzione più che dal nome sul documento.
Su questo punto CD Projekt Red oggi è un’azienda diversa da quella del 2015. Allora The Witcher 3 era l’unico progetto grosso in corso; oggi ce ne sono quattro, il personale è molto più numeroso e il lavoro è distribuito fra più sedi, compreso un gruppo nordamericano. Le condizioni che avevano prodotto il Barone, cioè una squadra piccola che passa mesi su una singola linea narrativa, non si ricreano assumendo la persona giusta.
Le assunzioni raccontano le priorità meglio dei comunicati. Uno studio che richiama una sceneggiatrice andata via dieci anni fa sta dicendo che la scrittura è il pezzo su cui vuole competere. Nei giochi di ruolo grossi il combattimento e la struttura delle mappe si assomigliano ormai parecchio, quindi la differenza la fanno i personaggi: è una scelta con un senso commerciale, oltre che artistico.


