Il mercato dei cheat, cioè dei programmi e dei servizi che servono a barare nei giochi online, varrebbe circa 8,5 miliardi di dollari l’anno. La cifra l’ha pubblicata Activision il 18 settembre 2026 in un articolo sul blog di Call of Duty firmato da Team RICOCHET, il gruppo che gestisce il sistema anti-trucchi della serie. Non è un calcolo di Activision: viene da una stima pubblicata a febbraio dalla società di analisi Intorqa, che dà un intervallo compreso fra 5,1 e 13,8 miliardi e avverte che va letta come un ordine di grandezza.
Da dove viene la cifra
Intorqa si presenta come una piattaforma di intelligence sulle minacce alla sicurezza dei giochi e ha pubblicato lo studio, intitolato Cheatonomics, il 26 febbraio 2026. Il calcolo ha due parti. La prima riguarda gli abbonamenti ai cheat veri e propri su 15 giochi, di cui la società non fa i nomi perché alcuni dati sono riservati: circa 3,53 miliardi l’anno, con un intervallo di credibilità al 95% fra 2,08 e 5,75 miliardi. Per arrivarci Intorqa parte dal numero di account bannati dichiarato dagli editori, dai prezzi dei cheat e dalla popolazione dei giochi, e fa girare diecimila simulazioni con ipotesi diverse.
La seconda parte riguarda i servizi che stanno intorno ai cheat: compravendita di account, boosting (giocatori pagati per far salire di classifica l’account di un cliente), vendita di valuta e oggetti dei giochi, commercio di skin e spoofer, i programmi che mascherano l’identità del computer per aggirare i ban sull’hardware. Qui la stima va da 3 a 8 miliardi, con una mediana di 5. La voce più grossa sono i mercati dell’Asia e del Pacifico: la sola piattaforma cinese 5173.com dichiarava nel 2019 un giro d’affari di 1,5 miliardi di dollari. Sommando le due parti si arriva agli 8,5 miliardi.
Cosa c’è dentro, e cosa no
Buona parte del totale non riguarda i cheat in senso stretto. Il commercio di skin di Counter-Strike 2 o l’oro venduto per gli MMO, i giochi di ruolo online con migliaia di giocatori, sono attività che violano quasi sempre le regole dei giochi ma non sono programmi per barare in partita. Intorqa lo scrive nello studio: include questi mercati perché, secondo la società, sono legati all’uso di cheat e bot.
Anche l’incertezza è dichiarata. Intorqa spiega che per la parte sugli abbonamenti il valore reale potrebbe essere la metà o il doppio di quello stimato, e che i parametri più incerti sono proprio quelli che nessuno può osservare direttamente: quanti cheat vengono scoperti, quanti utenti pagano invece di usare programmi gratuiti, quanto dura un bot prima del ban. Per dare un’idea della scala, la società confronta la sua stima con i ricavi di Twitch, 1,8 miliardi nel 2024, e con le proiezioni per l’intero settore degli esport.
Cosa dice Activision del suo sistema anti-trucchi
Nel suo articolo Team RICOCHET descrive un mercato a piramide: in cima gli sviluppatori dei cheat, che spesso restano nascosti; sotto i venditori principali; più in basso una rete di rivenditori che vendono gli stessi programmi con nomi diversi. Activision dice di aver contribuito a chiudere 31 venditori principali, di aver disturbato più di 375 attività di rivendita e di aver mandato oltre 80 diffide legali. Ad agosto ha emesso più di 70.000 nuovi ban sull’hardware, cioè blocchi legati al computer e non solo all’account.
Secondo Activision un abbonamento a un cheat costa in media circa 40 dollari al mese e arriva oltre i 100 per i servizi più cari; con gli spoofer e gli account di ricambio, un singolo giocatore può spendere più di mille dollari l’anno. La tesi dell’articolo è che il sistema anti-trucchi renda i cheat più cari e più rischiosi, spingendo i giocatori fuori dal mercato. L’azienda sottolinea anche un rischio per chi compra: i venditori chiedono spesso di disattivare le protezioni del computer e di fornire dati personali, e alcuni programmi contengono malware.
Perché la cifra esce adesso
L’articolo arriva a cinque settimane dall’uscita di Call of Duty: Modern Warfare 4, fissata per il 23 ottobre 2026 su PS5, Xbox Series X e S, PC e Switch 2. Su PC il sistema anti-trucchi si appoggia al TPM 2.0 e al Secure Boot, due funzioni di sicurezza del computer che servono a verificare che il sistema non sia stato manomesso prima dell’inizio di una partita, e Activision le presenta come parte della stessa strategia. Diverse testate, fra cui Insider Gaming e Dork, hanno ripreso la cifra degli 8,5 miliardi; Dork ha precisato che si tratta di una stima sul mercato internazionale e non di una misura di quanti bari ci siano in Call of Duty.
L’azione legale è la parte più visibile della strategia di Activision. Il 31 agosto avevamo raccontato la diffida consegnata a mano a un venditore dell’Ohio, filmata e pubblicata dall’azienda. Il problema non riguarda solo Call of Duty: a fine agosto Embark aveva bannato 15.000 account di ARC Raiders in un giorno, ammettendo di non riuscire a tenere il passo.
Activision non ha pubblicato dati su quanti giocatori barino in Call of Duty né su quanto spenda per il sistema anti-trucchi. Intorqa, dal canto suo, non ha reso noti i nomi dei 15 giochi analizzati: per questo non si può dire quanta parte degli 8,5 miliardi passi dai giochi di Activision.


