Il 29 settembre The Witcher 3 diventa Witcher 3 Remastered, gratis per chi possiede già il gioco su PC, PlayStation 5 e Xbox Series. Dal 25 agosto, intanto, le due espansioni storiche, Hearts of Stone e Blood and Wine, stanno nella libreria di chiunque abbia il gioco base. Lo ha annunciato CD Projekt Red alla Opening Night Live della gamescom, e i dettagli dell’operazione li abbiamo messi in fila nel pezzo sull’annuncio.
Un analista citato da Reuters ha letto la mossa come un investimento sulla fiducia dei giocatori, dato che parecchi editori i remaster li vendono a parte. È una lettura corretta e incompleta, perché il resto CD Projekt lo ha detto agli stessi analisti: si aspetta un effetto positivo sui conti del quarto trimestre e una base installata che sale a 70-75 milioni di copie prima dell’uscita dell’espansione. Il regalo ha anche un nome tecnico, costo di acquisizione, e la cosa interessante è che qui le due letture coincidono: la manovra conviene a CD Projekt e non toglie niente a chi gioca.
Undici anni di vendite e 65 milioni di clienti già paganti
The Witcher 3 è uscito nel maggio 2015 e ha superato i 65 milioni di copie. Il dato sta nella relazione del trimestre chiusa a marzo. Lì Michał Nowakowski, uno dei due amministratori delegati, lo traduce senza giri di parole: quei 65 milioni sono la comunità a cui vendere la nuova espansione. E Songs of the Past può servire da porta d’ingresso all’universo di Geralt anche per chi non ci è mai entrato. È il piano industriale, scritto per gli azionisti tre mesi prima della gamescom.
Visto da lì, il conto del regalo torna in fretta. Hearts of Stone è dell’ottobre 2015, Blood and Wine del maggio 2016. La coda di vendite di due espansioni che hanno dieci anni è la voce di ricavo più facile da sacrificare, in un catalogo dove da inizio anno il gioco completo gira già dentro gli abbonamenti Xbox Game Pass Premium e Ultimate. In cambio si compra un pubblico omogeneo, aggiornato all’ultima versione e con tutti i contenuti già installati. Nel 2027 davanti a quel pubblico si apre una cassa sola, quella di Songs of the Past: espansione a pagamento e unica uscita annunciata prima di The Witcher 4.

Due negozi nuovi e un aggiornamento che Nintendo farebbe pagare
La parte meno raccontata dell’annuncio è dove il gioco va ad abitare. Il 29 settembre Witcher 3 Remastered arriva in versione nativa su Nintendo Switch 2 e su Battle.net, il launcher di Blizzard, che finora è stato la vetrina dei giochi del gruppo. Chi ha The Witcher 3 su Switch riceve la versione Switch 2 senza pagare nulla. Chi lo possiede in digitale può già prenotarla a zero euro; per le copie su cartuccia CD Projekt ha dovuto chiarire pubblicamente che il riscatto arriva al lancio.
Il confronto lo fa da solo il listino della console. I pacchetti di aggiornamento alle edizioni Switch 2 dei giochi Nintendo si pagano, Zelda incluso, e arrivano a 19,99 euro. CD Projekt non chiede niente e in cambio il 29 settembre si presenta sulla console nuova con una base di giocatori già installata invece che con una riedizione da vendere da zero. Su Battle.net il meccanismo è ancora più esplicito: chi compra lì l’espansione sblocca una skin di Geralt in Diablo IV, e i dettagli arrivano alla BlizzCon di settembre. Due aziende si scambiano pubblico, e il comunicato ufficiale lo dice in chiaro.

Il regalo arriva nella settimana in cui non c’è altro da vendere
Il 25 agosto, prima dello show, Nowakowski ha confermato in video che The Witcher 4 punta al 2028, con oltre 500 persone al lavoro. Il titolo CD Projekt alla Borsa di Varsavia è sceso di circa il 7% in giornata, perché una parte del mercato l’uscita se l’aspettava nel 2027. Ne abbiamo scritto il giorno stesso: il buco tra questa estate e il prossimo gioco grosso è di due anni pieni.
In mezzo a quel buco ci sono i numeri di un’azienda che sta bene ma cammina piano. Nel primo trimestre 2026 il gruppo ha fatto 191 milioni di zloty di ricavi, il 6% in più dell’anno prima, con 106 milioni di utile netto e 1,4 miliardi di cassa a fine marzo, dopo un 2025 chiuso in crescita. I conti del semestre escono il 2 settembre. Un remaster gratuito che riaccende un gioco da 65 milioni di copie, tre settimane prima, è anche un modo per arrivare a quella data con qualcosa di cui parlare che non sia un rinvio.
Non è nemmeno la prima volta. Il 14 dicembre 2022 lo stesso gioco aveva ricevuto un aggiornamento next-gen gratuito su PC, PS5 e Xbox Series. Regalare lavoro tecnico su The Witcher 3 per tenerlo vivo mentre il resto del catalogo è in cantiere è una manovra che CD Projekt ha già eseguito. Nella relazione di marzo l’azienda la mette nero su bianco: stare in più canali di distribuzione e pubblicare aggiornamenti per l’hardware nuovo è quello che le permette di allargare la platea di giocatori.

Chi resta fuori dal regalo
Il comunicato usa due formule diverse, e la differenza conta. Le espansioni vanno a tutti i possessori del gioco; il remaster è gratuito sulle piattaforme idonee, che sono PC, PlayStation 5, Xbox Series e Switch 2. Su PlayStation 4 e Xbox One il remaster non arriva, e nemmeno Songs of the Past: chi è rimasto sulle console del 2013 tiene le due espansioni e si ferma lì. Il prezzo dell’espansione, poi, non è stato annunciato, ed è l’unico numero che permetterebbe di capire quanto valga davvero l’intera operazione. Sono i due limiti veri del pacchetto, e restano piccoli rispetto a quello che il settore fa di norma con i giochi di dieci anni fa.
Se la stessa cosa l’avesse fatta Sony, la chiameremmo un funnel commerciale. Lo è anche qui, e va detto senza scandalizzarsi.
Un imbuto in cui si entra senza pagare, con dentro dieci anni di contenuti che fino al 25 agosto stavano a listino e un aggiornamento tecnico che sulla console di Nintendo costerebbe venti euro, è la versione più sopportabile del marketing videoludico. Chi ha comprato The Witcher 3 nel 2015 e oggi gioca su una console attuale non ha più tirato fuori un euro. Ha ricevuto la versione next-gen, le due espansioni e, dal 29 settembre, il remaster.
Il conto vero arriva nel 2027, sul cartellino di Songs of the Past, ed è lì che si capirà quanto valeva l’operazione. Fino ad allora CD Projekt si sta comprando due anni di credito presso il proprio pubblico, e li sta pagando di tasca sua. Quando un’azienda sceglie di farsi voler bene regalando cose che funzionano invece di rivendere tre volte lo stesso gioco, lamentarsi sarebbe da ingrati.


