Il 31 luglio 2026, il giorno in cui Sony ha comunicato agli analisti che l’82% dei giochi PlayStation venduti nel trimestre è stato digitale, Mike Ybarra ha commentato il dato su X. Ybarra è stato presidente di Blizzard fino al 2024, quindi non parla da consumatore arrabbiato: parla da uno che quei numeri li ha visti crescere dall’interno, e che ricorda quando il superamento del 50% veniva festeggiato come un traguardo.
Il commento non contesta la tendenza. Secondo GamesRadar, Ybarra si dice sorpreso di quanto sia alta la quota e ammette che gli sarebbe piaciuto vedere il fisico sopravvivere, ma che le abitudini di acquisto parlano chiaro.
Il punto è quello che chiede subito dopo.
Le tre cose che Ybarra chiede alle piattaforme
La prima è quella che lui stesso chiama digital promise: l’impegno formale di una piattaforma a non poter rimuovere dalla libreria di un utente un gioco che quell’utente ha comprato. Ybarra l’aveva già avanzata a luglio, subito dopo l’annuncio di Sony sulla fine dei dischi, e in quell’occasione aveva aggiunto anche la seconda: un mercato dell’usato digitale, cioè la possibilità di rivendere o scambiare i giochi acquistati in digitale, esattamente come si faceva con i dischi.
La terza è arrivata ora ed è la più ampia: fiducia e trasparenza estese a tutti i contenuti digitali, non solo ai videogiochi. È la parte in cui Insider Gaming segnala che l’ex dirigente sta parlando a un interlocutore più largo di Sony.
Ybarra ha messo anche un paletto onesto, che rende la richiesta praticabile invece che velleitaria: la garanzia non riguarderebbe i giochi multiplayer che vengono spenti, come è successo a Concord. Riguarderebbe le esperienze singole, quelle che una volta comprate non hanno bisogno di nessuno per continuare a funzionare.
Perché non è una richiesta teorica
Sony ha già dimostrato di poterlo fare, e non con i giochi: nel 2022 ha rimosso dalle librerie degli utenti oltre cinquecento film comprati, per scadenza di licenza, e ne abbiamo scritto quando è tornata a farlo. Il meccanismo tecnico che permette quella rimozione è lo stesso che regge una libreria di giochi.
Nella call del 31 luglio Sony ha detto di voler andare avanti con cautela sull’addio ai dischi, aggiungendo di non vedere impatti sul business. Sulla proprietà di quello che resta in libreria dopo il 2028, non ha detto niente.
Ybarra non ha chiesto a Sony di tornare sui dischi: quella battaglia la considera persa e lo scrive. Ha chiesto la cosa più piccola e più difficile, cioè mettere nero su bianco che una libreria comprata resta comprata. È esattamente la riga che nessuna condizione d’uso, su nessuna delle grandi piattaforme, contiene.


