Gli extraction shooter, quelli in cui entri in una mappa, arraffi e provi a uscirne vivo, hanno smesso di inventare e hanno cominciato a copiarsi. Lo dimostra la roadmap di Escape from Tarkov fino a dicembre, dove la voce più interessante è dichiaratamente presa dal concorrente che nel frattempo gli ha portato via mezzo pubblico.
Battlestate Games, che di Escape from Tarkov è sviluppatore e editore insieme, ha pubblicato a fine agosto 2026 il piano degli aggiornamenti per i mesi che restano dell’anno. Il gioco è uscito dalla versione 1.0 il 15 novembre 2025 dopo otto anni di accesso anticipato sul launcher proprietario, ed è arrivato su Steam nella stessa occasione, dove le recensioni complessive stanno su “nel complesso variabili” con oltre ventimila positive.
Il calendario, ricostruito da ixbt.games e ripreso da Insider Gaming, si legge così. A settembre arriva un sistema di leghe classificate: i giocatori vengono divisi in gruppi da cinquanta e si sfidano sull’esperienza accumulata dal personaggio stagionale, con promozioni, retrocessioni e premi diversi per fascia. Sempre a settembre vengono rifatte la mappa Lighthouse e la catena di missioni del Guardiano.
Tra settembre e ottobre il prestigio, cioè il ricominciare da capo tenendo qualche vantaggio, arriva anche in PvE, e vengono rifatti sia i punti di comparsa dei bot sia il loro comportamento. Nello stesso periodo torna sotto i ferri la riconnessione ai raid, che è il problema che i giocatori segnalano da sempre. A ottobre il motore passa a Unity 6, con ottimizzazione e vegetazione rifatta, più l’evento di Halloween. A dicembre la seconda stagione, un sistema di navigazione satellitare semplificato, e la meccanica che ha fatto discutere.
Rianimare l’amico, con la meccanica presa in prestito dal rivale
La voce di dicembre prevede l’abbattimento, la rianimazione e la cura degli alleati. Chi ha scritto la roadmap non si è nemmeno preso il disturbo di girarci intorno: la descrizione dice apertamente che è roba nello spirito di ARC Raiders. Cioè del gioco di Embark Studios che ha passato l’ultimo anno a mangiare pubblico proprio a Tarkov, e che l’8 ottobre esce con Frozen Trail, il suo aggiornamento più grosso dal lancio.
Che un gioco costruito sull’idea che morire debba fare male adotti la rianimazione dei compagni ci sta. Le squadre esistono, e stare venti minuti a guardare il soffitto perché un tizio ti ha visto per primo è solo tempo perso. È però la conferma che la direzione la sta dettando qualcun altro. Quando il gioco che ha inventato il genere prende in prestito la meccanica sociale dal gioco che glielo ha reso più accogliente, è chiaro chi sta rincorrendo chi.
Il resto della lista va nella stessa direzione. La navigazione semplificata e il rifacimento dei bot rispondono a quello che Nikita Buyanov, capo dello studio, aveva ammesso pochi giorni prima, quando ha detto che parecchie cose nel gioco sono complicate senza una ragione e vanno semplificate per chi è arrivato con la versione Steam.
Poi però nella stessa roadmap ci sono le leghe classificate e il prestigio esteso al PvE, cioè due strati di progressione in più su un gioco che già ne ha una quantità barocca. Abbassare la soglia d’ingresso e aggiungere gerarchie stagionali sono due lavori che tirano in direzioni opposte, e farli nello stesso trimestre significa sperare che i nuovi arrivati guardino solo la metà della lista che li riguarda.
Va segnalata anche la riga in fondo, che Battlestate scrive esplicitamente: è un piano preliminare, e non è detto che tutto esca quest’anno o in questa forma. La stessa formula c’era nella roadmap di febbraio 2026, che copriva il primo semestre e prometteva un boss senza nome e un grande evento a tema. Chi tiene il conto delle promesse sa già come si legge un documento del genere.
Il pezzo più rischioso, comunque, è il passaggio a Unity 6 previsto per ottobre. Un cambio di motore su un gioco vivo, popolato e famigerato per la stabilità dei server, nello stesso mese in cui va in scena l’evento di Halloween. Se qualcosa in questa lista andrà storto in modo memorabile, il primo candidato è quello.
Messa in fila, la roadmap racconta uno studio che sta facendo due mestieri diversi nello stesso trimestre. Da una parte apre le porte, con la navigazione semplificata e i bot ricalibrati; dall’altra alza le pareti, con le leghe e il prestigio esteso al PvE. In mezzo, a ottobre, cambia il motore sotto i piedi di chi sta giocando.
La misura di come sarà andata arriverà a dicembre, e sarà molto concreta: se la rianimazione degli alleati funziona, Tarkov avrà preso dal concorrente la cosa giusta e sarà diventato un gioco che si può consigliare a qualcuno. Se invece Unity 6 lascia per strada la stabilità dei server, l’unica cosa che il 2026 avrà insegnato è che i compagni si possono rianimare solo quando il server si ricorda che esistono.


