Escape from Tarkov, un uomo con la barba e il cappello ispeziona un fucile

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Escape From Tarkov, il boss promette barriere d’ingresso più basse

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Battlestate ammette che Tarkov è troppo ostico per chi arriva adesso

Nikita Buyanov, direttore di Escape from Tarkov, ha ammesso pubblicamente quello che i nuovi giocatori dicono da anni: parecchie cose nel gioco sono complicate senza una ragione. Lo riporta PCGamesN a partire dall’ultima puntata di TarkovTV, il format con cui lo studio russo Battlestate Games parla alla propria comunità.

Il contesto conta. Escape from Tarkov è un extraction shooter, cioè uno sparatutto in cui si entra in una mappa, si raccoglie equipaggiamento e si deve riuscire a uscire vivi per tenerlo, altrimenti si perde tutto. Per anni è stato distribuito solo tramite il sito dello studio, il che ne faceva un fortino per veterani. L’arrivo su Steam ha portato dentro un pubblico che non aveva mai visto niente del genere.

Cosa cambia

“Vediamo un gran numero di nuovi giocatori che non sono abituati a titoli come questo”, ha detto Buyanov. L’obiettivo dichiarato è abbassare leggermente la barriera d’ingresso, almeno nelle prime ore, così che chi arriva possa ambientarsi e inserirsi gradualmente in un ambiente che resta hardcore.

La prima modifica concreta riguarda il pixel-hunting, cioè le missioni in cui bisogna scrutare ogni centimetro dello scenario per trovare un oggetto minuscolo. Buyanov lo aveva inserito apposta perché ama i segreti nascosti, ma ora che i veterani hanno svuotato ogni mappa il team ha aggiunto un indicatore di prossimità per gli oggetti richiesti dalle missioni.

Il direttore ha anche raccontato che la visione originale era molto più estrema: armi che si rompevano di continuo, rinculo più forte, sopravvivenza spietata. “Alla fine tutto è cambiato in modo significativo perché a un certo punto ho capito che il gioco doveva essere giocabile”, ha ammesso. Da uno studio con la fama di non ascoltare nessuno, è un’autocritica che non capita spesso.

Il resto della lista

Nella stessa puntata Buyanov ha citato un rifacimento della mappa Lighthouse, una revisione del sistema di avanzamento delle abilità e l’arrivo dei Prestige per la modalità contro l’intelligenza artificiale, con obiettivi e ricompense diversi da quelli del PvP. Sul modding si è limitato a parlare di un “ambiente sandbox”, senza date né dettagli, e ha accennato ad “almeno un finale segreto” senza aggiungere altro.

La direzione è sensata e obbligata: il genere si è affollato, tra Arena Breakout Infinite, Arc Raiders e Gray Zone Warfare, e mantenere l’atteggiamento della setta iniziatica quando il mercato offre alternative più morbide costa iscritti. Il problema è che semplificare un gioco costruito sulla punizione è l’operazione più facile da sbagliare: se Tarkov diventa accessibile perde la ragione per cui i veterani ci hanno passato migliaia di ore, e chi arriva adesso non ha nessun motivo di preferirlo ai concorrenti che quel lavoro l’hanno già fatto.

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