L’8 maggio 2026 Nintendo aveva annunciato un rincaro globale di Switch 2, lasciando in sospeso solo la cifra per Regno Unito e Irlanda. Il 20 agosto 2026 l’account ufficiale britannico di Nintendo Store ha reso nota la cifra mancante. Dal 1° settembre 2026 la console passerà da 395,99 a 419,99 sterline, mentre l’Irlanda segue il resto d’Europa da 469,99 a 499,99 euro.
Quanto si paga, mercato per mercato
Il rincaro britannico è di 24 sterline, circa il 6%, e ha un effetto simbolico che le altre cifre non hanno: porta Switch 2 sopra le 400 sterline per la prima volta. Negli Stati Uniti il rialzo è di 50 dollari, da 449,99 a 499,99. In Canada la console passa da 629,99 a 679,99 dollari canadesi. In Giappone il ritocco è già in vigore dal 25 maggio 2026 ed è il più pesante di tutti: da 49.980 a 59.980 yen, circa il 20%.
Due precisazioni che sfuggono facilmente. La prima: l’aumento irlandese riguarda la Repubblica d’Irlanda e non l’Irlanda del Nord, che resta agganciata al listino britannico. La seconda: l’annuncio del 20 agosto riguarda la sola console standard sul negozio ufficiale, non tutti i pacchetti con i giochi inclusi, e i rivenditori restano liberi di gestire i propri prezzi come credono. Chi ha in programma l’acquisto e non vuole pagare la differenza ha tempo fino al 31 agosto, almeno sul canale Nintendo.
Il ritocco non riguarda nemmeno solo la console nuova. Nel corso del 2026 Nintendo ha alzato anche il listino della Switch originale, che a otto anni dal debutto avrebbe dovuto essere nella fase in cui una macchina si svende, non in quella in cui rincara.
La motivazione, e cosa non dice
Nintendo motiva la scelta con generiche mutate condizioni di mercato, attese durare a medio-lungo termine, senza entrare nel dettaglio di quanto pesino i costi dei componenti. È una formula che non attribuisce l’aumento a nessuna voce di spesa in particolare, il che è comodo per l’azienda e inutile per chi compra.
Il contesto però esiste ed è noto. Il rincaro arriva mentre l’intero comparto console affronta una crisi delle memorie che ha già spinto al rialzo anche i prezzi delle GPU, le schede video dei PC da gioco. Le memorie sono il componente su cui la domanda dei centri dati per l’intelligenza artificiale ha fatto più pressione, e una console ne monta parecchie. Nintendo non lo scrive, ma è la spiegazione che il resto del settore ha già messo per iscritto.
L’azienda non esclude ulteriori ritocchi futuri, il che è la parte meno rassicurante del comunicato: significa che il listino di settembre non va letto come un assestamento definitivo.
Il punto che rende la notizia diversa dalle altre
Quello che rende questo aumento anomalo non è la cifra, che nel confronto internazionale è persino moderata. È il momento in cui arriva. Switch 2 ha superato i 23,6 milioni di unità spedite ed è la console che Nintendo ha venduto più in fretta nella propria storia: non è una macchina in difficoltà che deve recuperare margine, è la più riuscita del catalogo.
Nella logica dell’industria degli ultimi vent’anni, una console a questo punto della propria vita fa il percorso opposto. Si abbassa il prezzo per allargare il pubblico, si tagliano i costi di produzione man mano che i componenti diventano più economici, si punta sul software e sui servizi per recuperare quello che si lascia sull’hardware. Qui succede il contrario, e per la seconda volta in pochi mesi.
È la stessa dinamica che il sito ha raccontato dal lato dei PC, con le schede video che rincarano invece di scendere. Cambia solo il produttore. La console che un anno fa veniva presentata come l’ingresso accessibile nella nuova generazione oggi costa più di quando è uscita, in tutti i mercati coinvolti, e nessuno nel settore sta promettendo che sia finita qui.


