Scaffale di videogiochi fisici in un negozio

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Xbox è il 4 per cento dei giochi fisici venduti in America, Nintendo il 63

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Quando Sony toglierà i dischi dal mercato, nel 2028, cancellerà quasi un terzo dei giochi fisici venduti negli Stati Uniti. Se lo facesse Xbox domani mattina, sparirebbe il 4 per cento. È la stessa decisione presa da due aziende che nel fisico hanno un peso incomparabile, e serve a spiegare perché una la sta annunciando con cautela mentre l’altra può permettersi di non annunciarla affatto.

I numeri arrivano dal report mensile di Circana, la società che misura le vendite di videogiochi negli Stati Uniti, e sono stati diffusi il 20 agosto. Dei giochi fisici nuovi venduti in America quest’anno, il 63 per cento è per piattaforme Nintendo e il 32 per cento per PlayStation. Il resto se lo dividono PC e Xbox. L’analista Mat Piscatella, interpellato sul punto, ha ricordato che anche su PC quest’anno sono uscite edizioni da collezione, quelle di 007 First Light e di Assassin’s Creed Black Flag Resynced. A Xbox rimane poco più del 4 per cento.

Perché il dato di Xbox è così basso

Le ragioni plausibili sono almeno tre, e nessuna è misteriosa. Game Pass Ultimate spinge la libreria dentro l’abbonamento, quindi l’utente Xbox arriva al negozio meno spesso di quello PlayStation. Le uscite di punta dell’anno, Halo: Campaign Evolved e Forza Horizon 6, sono multipiattaforma, e chi compra la scatola può comprarla altrove. E poi manca un pezzo di informazione che nessuno ha: quante copie fisiche vengano stampate all’inizio per ciascuna piattaforma non è un dato pubblico, quindi una parte di quel divario potrebbe essere semplicemente offerta che non c’è.

Il mercato del disco, in America, è ormai un affare tra Nintendo e PlayStation. Nella stessa rilevazione il software fisico nuovo di luglio ha toccato gli 85 milioni di dollari, minimo storico per un mese di luglio, e anche gennaio 2026 aveva segnato il minimo storico per un gennaio. Un mercato che si assottiglia, però, non è la stessa cosa di un mercato spento: quella distinzione l’abbiamo già fatta quando il declino stava rallentando e Sony ha scelto proprio quel momento per staccare la spina.

Nintendo è l’unica che ha ancora qualcosa da perdere

Nei conti del trimestre chiuso il 30 giugno, Nintendo ha dichiarato che il 38,5 per cento delle sue vendite software è ancora fisico. Il numero va maneggiato con le pinze, perché nella quota digitale l’azienda mette anche abbonamenti, DLC e pacchetti di aggiornamento per le versioni Switch 2, e perché la percentuale comprende voci che con la scatola in mano non c’entrano niente. C’è anche un secondo problema, e riguarda cosa Nintendo consideri fisico: le game key card, le schede che nella confezione contengono una licenza da scaricare e non il gioco, entrano in quella quota come se fossero cartucce.

È il dettaglio che incrina il 38,5 per cento. Chi tiene il 63 per cento del mercato fisico americano è anche l’unico che ha già in catalogo il formato con cui abbandonarlo senza cambiare gli scaffali dei negozi: stessa scatola, stesso prezzo, dentro un codice. Sony ha dovuto annunciare la fine dei dischi e prendersi mesi di proteste; Nintendo può arrivarci un titolo alla volta, e chi vende al dettaglio non se ne accorge nemmeno.

La discussione, intanto, continua a girare su cifre americane. In Europa il rapporto tra scatola e download è un altro, quei numeri li raccoglie negozio per negozio in quindici paesi il sistema di rilevazione europeo GSD, e restano privati. Li abbiamo chiesti a fine luglio, e la risposta non è arrivata. Nel frattempo Strauss Zelnick di Take-Two spiegava agli analisti che i dischi non hanno più senso e che entro tre anni si giocherà in streaming. Il 4 per cento di Xbox è il numero che gli serve per dire che il passaggio è indolore. Il 32 per cento di PlayStation è quello che dice cosa costerà davvero, e a chi.

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