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Microsoft ed Electronic Arts smettono di dare i numeri a Circana, e le classifiche diventano stime

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Da luglio Microsoft non fa più parte del gruppo di editori che passa a Circana i propri dati di vendita digitale. Insieme a lei è uscita anche Electronic Arts. Sono i due nomi che coprono Xbox Game Studios, Activision, Blizzard, Bethesda e mezzo mercato sportivo. Nelle classifiche mensili americane, da qui in avanti, i loro numeri non saranno più rilevati: saranno stimati.

Circana, che prima si chiamava NPD, pubblica ogni mese il quadro delle vendite di videogiochi negli Stati Uniti. Per il fisico i dati arrivano dai negozi; per il digitale servono invece le piattaforme o gli editori, che li conferiscono volontariamente a un gruppo chiamato panel. L’uscita di Microsoft è stata confermata dalla stessa società di ricerca, che ha aggiunto anche l’addio di EA, in coincidenza con il passaggio dell’azienda in mano privata.

Cosa cambia nelle classifiche

Cambia che le posizioni dei giochi Microsoft ed EA verranno proiettate a partire da altri indicatori invece che rilevate. Nelle tabelle di Circana esiste già un asterisco per segnalare le righe che contengono proiezioni digitali, e da questo mese ne coprirà una parte molto più larga. Non è un dettaglio da appassionati di statistiche: sono i numeri con cui il settore decide quali giochi finanziare, quali generi considerare morti e quanto vale un lancio. Su questo mercato si scrivono anche i piani industriali che poi si traducono in assunzioni e licenziamenti.

C’è un secondo pezzo. Microsoft ha smesso di condividere le proprie cifre anche con GSD, il sistema di rilevazione europeo, come segnala Push Square. Quindi la ritirata non riguarda solo gli Stati Uniti, e arriva nello stesso mese in cui i lavoratori degli studi Xbox sono scesi in piazza in nove città contro i licenziamenti decisi da Microsoft.

La trasparenza sui numeri si sta chiudendo da entrambi i lati

Il paradosso è che questi dati sono usciti proprio mentre le classifiche di luglio diventavano interessanti: il peggior luglio per l’hardware dal 2020, il prezzo medio delle console salito del 16 per cento, i primi effetti della crisi delle memorie sulle vendite. Meno editori nel panel significa meno modi di verificare, da fuori, se quello che le aziende raccontano agli investitori corrisponde a quello che succede nei negozi.

In Europa la situazione è già questa da tempo: i dati di GSD esistono, coprono quindici paesi negozio per negozio, e non sono pubblici. Li abbiamo chiesti a luglio, mentre si discuteva della fine dei dischi PlayStation con cifre esclusivamente americane, e la risposta non è arrivata. Quando la discussione pubblica su un mercato dipende da quanto le aziende scelgono di far sapere, il silenzio non è un fatto tecnico: è una posizione.

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