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Shuhei Yoshida non capisce chi ha problemi con la fine dei dischi, e nel 2013 spiegava come prestarli

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Shuhei Yoshida, presidente di SIE Worldwide Studios dal 2008 al 2019 e poi responsabile della divisione indie di PlayStation fino al ritiro nel 2025, dice di non capire dove sia il problema. In una intervista a GamerBraves ha spiegato di non essere stato informato del piano con cui Sony dal gennaio 2028 smetterà di produrre dischi per i nuovi giochi, e di essere lui stesso un cliente interamente digitale.

L’argomento delle patch

Il ragionamento di Yoshida sta in una frase: chi compra su disco deve comunque scaricare aggiornamenti, contenuti aggiuntivi e correzioni, quindi la scatola non contiene mai il gioco completo. Da lì la conclusione, riportata da GameSpot, che togliere il disco non sia un problema così grosso. Sul resto ha aggiunto che preferisce avere tutti i titoli sulla dashboard invece di cambiare supporto, e che le edizioni da collezione continueranno a esistere, con dentro un codice al posto del disco.

L’argomento confonde due cose diverse. Che un gioco su disco richieda una patch riguarda quanto era finito il giorno della stampa; che il disco esista riguarda chi controlla l’accesso alla copia. Un disco parzialmente aggiornato resta leggibile, prestabile e rivendibile anche quando lo store chiude, e infatti Yoshida stesso ammette l’unica eccezione che gli sembra valida: per chi compra e rivende l’assenza del supporto diventerà un problema. È esattamente la stessa obiezione, ridotta a una nicchia.

Chi la dice, e perché la frase pesa

Yoshida non è un dirigente qualsiasi che passa da un settore all’altro. È stato uno dei volti del video con cui nel giugno 2013 PlayStation spiegò come si presta un gioco PS4 a un amico. Dieci secondi, un disco che passa di mano, e la presa in giro di Microsoft, che allora voleva legare i giochi Xbox One all’account. Quel video costruì una parte consistente della reputazione della PS4, e la costruì su una cosa sola: il disco è tuo e ne fai quello che vuoi. Gameranx ha ripreso il punto a partire proprio da quel filmato.

Le sue parole arrivano dopo settimane in cui le voci favorevoli alla decisione sono venute quasi tutte da chi ci guadagna. L’ex dirigente Square Enix Jonathan Navok ha sostenuto che senza dischi i giochi costeranno meno, mentre Capcom ha comunicato che il fisico ormai vale una quota marginale delle sue vendite. Il 31 luglio la direttrice finanziaria di Sony Lin Tao ha detto agli analisti che il piano non cambia. Chi ha contestato la scelta, da Hideo Kojima a David Hayter fino agli autori di Clair Obscur, sono per lo più persone che i giochi li fanno e non li vendono.

Cosa resta della difesa

La posizione di Yoshida vale come preferenza personale ed è legittima: comprare tutto in digitale è una scelta che fanno milioni di persone. Diventa debole quando la preferenza viene usata come misura del problema collettivo, perché sposta la questione dal diritto alla comodità. La domanda vera riguarda cosa succede alla libreria quando l’unico canale di accesso è un negozio che l’azienda può chiudere, come ha già fatto con quelli di PS3 e PS Vita.

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