Chi ha aperto una issue su un repository che non è suo conosce la parte peggiore dell’attesa: il silenzio del maintainer. Il ticket resta lì, raccoglie commenti e pollici in su, e nessuno lo tocca per settimane. Poi un giorno arriva la risposta, ed è wontfix.
Il 31 luglio, durante la call sui risultati del primo trimestre dell’anno fiscale 2026, la direttrice finanziaria di Sony Lin Tao ha risposto per la prima volta al malcontento sulla fine dei dischi PlayStation. La risposta è arrivata a un mese esatto dall’annuncio, e non ai giocatori: agli analisti.
Il maintainer chiude il ticket: working as intended
Tao ha detto che dietro la decisione ci sono più ragioni, ma che la principale è la digitalizzazione dell’intrattenimento in generale, non solo dei videogiochi. Ha aggiunto che l’annuncio è stato dato con circa diciotto mesi di anticipo proprio per dare tempo a clienti e partner di prepararsi, e che Sony procederà con cautela. Sul malcontento: la società ha ricevuto opinioni diverse, la community ha idee forti, i videogiochi sono legati ai ricordi delle persone e quei sentimenti si capiscono.
Tradotto dal giapponese e poi dal linguaggio delle relazioni con gli investitori: la issue è chiusa, il comportamento è quello previsto, grazie della segnalazione.
Il pezzo di codice più interessante sta altrove nella stessa call. Alla domanda se l’addio al disco possa spingere i collezionisti verso il PC, Tao ha risposto che il disco non è un fattore di differenziazione e che con i giochi PC si può convivere pacificamente. È una frase da leggere due volte, perché smonta esattamente l’argomento che i difensori del fisico portano avanti da un mese: se il supporto non differenzia più il prodotto, non differenzia nemmeno il valore che paghi.
Nessuna regressione registrata, nessun rollback previsto
Alla stessa call Sony ha detto di non aver registrato finora nessun impatto sul business, il che è la parte che conta davvero per chi decide. Il piano resta quello annunciato: niente produzione di dischi per i giochi PlayStation usciti da gennaio 2028, con i titoli precedenti che restano su supporto.
Noi il ticket lo avevamo seguito da vicino, dalla petizione oltre le 110.000 firme a cui Sony non rispondeva, fino alla logica industriale dietro la scelta. Un mese di disdette, cause, boicottaggi e un down del PSN che ha mostrato dal vivo cosa significa un ecosistema solo digitale ha prodotto quattro paragrafi in una call con gli azionisti.
Chi si aspettava un rollback aveva letto male la documentazione. La community non era l’utente di quel sistema: era il bug report che qualcun altro doveva triagiare.


