Tencent ha chiuso Last Sentinel, l’open world con cui Lightspeed LA puntava a sfidare Grand Theft Auto, dopo sei anni di sviluppo e centinaia di milioni di dollari investiti. Lo studio di Irvine, in California, ha licenziato circa 68 dipendenti a tempo pieno, secondo la notifica WARN depositata a fine luglio presso lo stato della California sotto la ragione sociale Tencent America LLC.
Cosa dice il report Bloomberg
A ricostruire la vicenda è stato Jason Schreier di Bloomberg, giornalista specializzato in inchieste sull’industria videoludica: playtest interni svolti a inizio 2026 avrebbero raccolto reazioni negative da parte dei dirigenti Tencent in Cina, e le persone coinvolte nello sviluppo avrebbero descritto il gioco come lontano dallo standard di Rockstar, senza margini per competere con Grand Theft Auto VI. Il 28 luglio, un designer inviato da Tencent e il fondatore di Lightspeed LA, Steve Martin, avrebbero comunicato ai dipendenti che il publisher non intende più proseguire il progetto.
Lightspeed LA parla ufficialmente di un cambio di direzione creativa, non di una cancellazione, e sostiene di restare operativa.
Sei anni, centinaia di milioni di dollari e la promessa di sfidare Rockstar, ridotti a un “reboot” di cui nessuno ha ancora visto un solo fotogramma nuovo.
I licenziamenti confermati dalla WARN
Il documento ufficiale, riportato da This Week in Videogames, conferma la cifra di 68 posizioni tagliate nella sede di Irvine, tra cui diversi ruoli direttivi. Secondo TechSpot, che stima l’investimento complessivo attorno ai 300 milioni di dollari, il personale rimasto sarebbe stato riassegnato a un nuovo progetto open world guidato dal creative director Todd Papy, mentre resta ignoto se parte del codice o degli asset di Last Sentinel verrà riciclata.
Last Sentinel era stato presentato con trailer promozionali che coinvolgevano l’attore Troy Baker, ed era diventato uno dei simboli del tentativo di Tencent di costruirsi un titolo open world di punta capace di reggere il confronto con la serie di Rockstar. Il caso arriva a poche settimane da quello di Refactor Games, e ripropone lo stesso schema già visto con Highguard: un grande publisher che ritira i fondi da un progetto costato centinaia di milioni, lasciando lo studio a gestire i licenziamenti e il silenzio pubblico.


