Ho passato quaranta minuti al telefono con un risponditore automatico che non aveva l’opzione per il mio problema. Non me lo ha detto. Mi ha smistata lo stesso, a caso, in una coda che non c’entrava niente, perché il ramo “nessuna delle precedenti” nessuno lo aveva previsto. Un database serio, quando il dato non c’è, restituisce NULL: un valore apposta per dire il niente. I chatbot quel valore non ce l’hanno, e la storia dei boss di The Duskbloods è la dimostrazione più pulita che abbia visto finora.
The Duskbloods è l’esclusiva Nintendo Switch 2 di FromSoftware, la casa di Dark Souls e Elden Ring, diretta da Hidetaka Miyazaki. Annunciata nell’aprile 2025, è un PvPvE, cioè un gioco dove combatti sia i mostri gestiti dalla macchina sia gli altri giocatori. Di ufficiale c’è pochissimo: un trailer al Nintendo Direct del 9 giugno 2026 e le date del network test, la prova online a inviti che si terrà dal 21 al 24 agosto 2026. Data di uscita: non pervenuta.
Il campo che non può restare vuoto
In quel vuoto informativo si è infilato il subreddit r/TheDuskbloods, dove i fan hanno cominciato a inventarsi i boss del gioco per noia. Li battezzano, gli scrivono le meccaniche, arrivano a compilare le guide per batterli. Lo chiamano “Duskposting” e va avanti dall’annuncio del gioco. Finché resta lì è cabaret.
Non è nemmeno una novità: nel 2019, mentre l’attesa per Elden Ring si allungava e le informazioni ufficiali si erano fermate, i lettori di Reddit avevano riempito il silenzio con lore, personaggi e oggetti inventati di sana pianta. Allora finiva tutto in un thread e moriva lì. Nel frattempo si è aggiunto un passaggio nuovo alla catena.
Il problema comincia quando qualcuno fa una domanda a Google. Lo ha raccontato per primo l’ex firma di Kotaku Ian Walker, il 21 luglio 2026, in un intervento ospite su Video Game Town, e il giorno dopo il suo omonimo John Walker ha rifatto la prova su Kotaku. Chiede a Google quali siano i boss più difficili di The Duskbloods e Gemini, l’assistente che risponde sopra i risultati di ricerca, gli sciorina tre nomi: Lycan Vrykolakas, Dawn-Eater Abomination, Jocasta Eminence of the Night. Nessuno dei tre esiste. FromSoftware non ha mai annunciato un solo boss.
Walker ha continuato a tirare la corda. Ha detto di essere bloccato alla seconda fase del Dawn-Eater e Gemini gli ha prodotto cinque punti di strategia, con le abilità ad area da equipaggiare e le scale strette dove imbottigliare i nemici. Poi si è dichiarato “classe mago e balletto” armato di “Penta-Axe” con “debuff core di livello 7”, roba senza senso costruita apposta. Gemini ha commentato la build, l’ha definita instabile e ha spiegato come compensare i tempi di recupero dell’ascia con le schivate da ballerina.
Il problema non è che Gemini non citi le fonti, perché le cita, e qui sta il pezzo comico: i link a supporto delle pirouette portano ai subreddit di Fire Emblem, di Shadows Over Loathing e di un forum di Dungeons & Dragons. Messo di fronte all’evidenza, l’assistente si è scusato e ha chiuso sostenendo che The Duskbloods non è un vero videogioco. Sbagliato pure quello: il gioco esiste, e le iscrizioni al test si sono aperte il 22 luglio 2026 e si chiudono il 28.
Venti minuti di blog, ventiquattro ore di contagio
Chi lavora con i dati questa cosa la conosce come avvelenamento della sorgente, e non serve una campagna organizzata per innescarla. Il 18 febbraio 2026 Thomas Germain, giornalista tecnologico della BBC, ha pubblicato sul proprio blog personale una classifica dei migliori giornalisti tech nel mangiare hot dog, basata su un campionato del South Dakota che non esiste, mettendosi primo. Gli sono bastati venti minuti di scrittura e meno di ventiquattro ore perché ChatGPT e Gemini ripetessero la classifica come un fatto. Su tre chatbot provati, uno solo non ci è cascato.
Germain ha dovuto fabbricare il vuoto attorno a sé, scegliendo un argomento su cui in rete non c’era assolutamente niente. Con The Duskbloods il vuoto era già lì, prodotto dal riserbo di FromSoftware, e i redditor lo hanno riempito per scherzo senza sapere di stare eseguendo lo stesso esperimento su scala molto più grande.
Perché questo caso vale più di mille prediche
Di solito, quando un chatbot sbaglia, il dibattito si impantana su quanto sbaglia e su quanto sbagliano anche gli umani. Qui non c’è margine. La verità di riferimento è zero per costruzione: FromSoftware non ha pubblicato nulla, quindi ogni singola parola prodotta da Gemini su quei boss è fabbricata al cento per cento, e lo si può verificare senza essere esperti di niente. È un esperimento di laboratorio con il gruppo di controllo incorporato.
La lezione operativa è meno consolante di quanto sembri. Il tono con cui una macchina risponde non contiene nessuna informazione sul fatto che il dato esista: le strategie per Dawn-Eater sono scritte con la stessa sicurezza con cui Gemini vi elencherebbe le zone di Elden Ring. E la sicurezza è esattamente ciò su cui il lettore medio si regola, come raccontava David Gaider parlando di cosa l’IA generativa stia facendo al mestiere di scrivere giochi, e come abbiamo già visto quando Nvidia ha deciso che la grafica si poteva indovinare invece che calcolare con il DLSS 5.
Faccio una previsione verificabile: il 21 agosto parte il test e arrivano i primi dati veri sui nemici del gioco. I nomi inventati non spariranno. Sono già indicizzati e già dentro le risposte, e continueranno a convivere con quelli reali per mesi, perché nessuno passa a mano a ripulire un archivio che si aggiorna da solo. Il campo resterà pieno di spazzatura per il semplice motivo per cui si era riempito: non c’era modo di lasciarlo vuoto.
Il verdetto: chiedere a un chatbot notizie su un gioco che non è ancora uscito equivale a interrogare un database che, alla riga mancante, preferisce mentire piuttosto che ammettere il NULL.


