Game Pass perde 19 giochi in un mese: il 31 luglio se ne va anche Celeste

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Mia zia ha una cantina in cui non butta niente da trent’anni, e quando lo spazio finisce svuota a caso: un anno è sparita la bici, l’anno dopo mezzo presepe. Xbox Game Pass funziona uguale, con la differenza che la cantina la paghi ogni mese. Il 31 luglio 2026 l’abbonamento perde altri otto titoli, e tra questi c’è Celeste.

La libreria di un abbonamento è una cache, non un hard disk

La lista è stata avvistata da PureXbox nella sezione “Leaving Soon” dell’app Xbox e ripresa da Insider Gaming. Escono il 31 luglio My Friendly Neighborhood, Sniper Elite: Resistance, Crusader Kings 3, Wisherwood, Mount & Blade 2: Bannerlord, Back to the Dawn, Rain World e Celeste. Sommati agli undici usciti il 15, tra cui PowerWash Simulator e Shadow of the Tomb Raider, fanno 19 giochi rimossi in un mese.

Chi programma ci convive da sempre: in una cache le cose restano finché al sistema conviene tenercele, e una policy di sfratto decide chi salta. Le policy scritte bene buttano fuori le voci meno richieste. Celeste su Steam ha il 97% di recensioni positive, come si legge sulla pagina del gioco: in una cache normale sarebbe l’ultima a uscire. Qui a decidere è la scadenza del contratto di licenza, che nessuno ti mostra.

Il caso limite del mese è Tony Hawk’s Pro Skater 1 + 2, annunciato nella prima ondata di luglio e poi tolto dal calendario prima ancora di entrare, con Microsoft costretta a spiegare pubblicamente la marcia indietro. È lo stesso servizio di cui abbiamo raccontato la crisi degli accordi con gli sviluppatori esterni: meno contratti nuovi, più scadenze che maturano.

Celeste, ovvero 700 schermate scritte come si scrive codice pulito

Celeste è uscito il 25 gennaio 2018. Lo hanno fatto Maddy Thorson e Noel Berry, partendo da un prototipo tirato su in quattro giorni durante una game jam con PICO-8, un finto computer a otto bit dove puoi usare al massimo 128 pixel per lato e una manciata di colori. Da quel vincolo assurdo è nato un platform da oltre 700 schermate, con più di due ore di musica originale firmata Lena Raine, come elenca lo studio sulla sua pagina ufficiale.

La cosa che mi fa impazzire, da persona che scrive codice mediocre per mestiere, è quanto sia pulita l’architettura. Madeline sa fare tre cose: saltare, aggrapparsi ai muri, scattare una volta in aria in otto direzioni. Tutto il gioco, per nove capitoli, è composizione di quelle tre primitive. Nessuna abilità nuova sbloccata a metà per finta profondità: cambiano le stanze, non il personaggio. È il contrario di come si gonfiano di solito i platform, che aggiungono verbi finché il codice diventa una matassa che non tocca più nessuno.

Poi c’è la Assist Mode, il menu che ti lascia rallentare il gioco, darti scatti infiniti o direttamente l’invincibilità. Nel 2018 mezzo internet ha strillato che così il gioco “non conta”. Aveva torto per un motivo tecnico prima che morale: la difficoltà di Celeste non è una barriera all’ingresso, è la grammatica delle sue stanze, e chi rallenta al 70% quelle stanze le legge lo stesso. Sotto, per chi vuole la modalità sadica, restano le B-Side e C-Side, versioni riarrangiate delle mappe che spingono le stesse tre primitive fino al limite.

Il capitolo Farewell è arrivato il 9 settembre 2019, gratis, cento schermate in più e la difficoltà più alta di tutto il pacchetto: le date le ha messe nero su bianco Thorson stessa. Ed è lì dentro che sta il dettaglio che ha reso Celeste un pezzo di storia oltre il game design: una bandiera trans appesa vicino al computer di Madeline, che Thorson ha poi confermato pubblicamente nel 2020 come identità del personaggio, ricostruita anche su Wikipedia. Un platform indie che secondo l’annuncio di Thorson aveva superato il mezzo milione di copie entro fine 2018 si è ritrovato a essere, per parecchia gente, la prima protagonista in cui riconoscersi.

Cosa conviene fare entro il 31 luglio

Se ce l’avete installato e siete a metà della montagna, i salvataggi restano: quando un titolo esce dal catalogo, sparisce il diritto di lanciarlo, non i vostri dati. Comprandolo dopo, riprendete dalla schermata dove eravate. Se invece non l’avete mai toccato, avete dieci giorni per farvi almeno i primi tre capitoli, che è il punto in cui il gioco smette di sembrare un platform difficile e inizia a essere un’altra cosa.

E se salta fuori che vi piacciono i giochi piccoli fatti da tre persone, ne abbiamo messi in fila parecchi tra le gemme indie con recensioni sopra il 95%. Nessuno di quelli ve lo può togliere un ufficio licenze a fine mese.

Il verdetto: Game Pass resta il modo più economico per provare venti giochi l’anno, ma dopo diciannove rimozioni in trenta giorni è ora di smetterla di chiamarla libreria. Celeste compratelo e basta: una volta vostro, non ve lo sfratta nessun ufficio licenze.

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