Il mercato ha una parola magica per fingersi vivo quando i conti non tornano: esclusiva. Basta pronunciarla in un’intervista e il trimestre peggiore in un quarto di secolo diventa una scelta strategica invece di una resa. Funziona particolarmente bene se hai appena tagliato tremiladuecento posti di lavoro e vuoi convincere tutti che il problema non era la strategia, era la mancanza di fegato.
Microsoft ci riprova con Xbox. In un’intervista a GamesRadar+ pubblicata il 18 luglio 2026, il chief strategy officer Matthew Ball e il chief content officer Matt Booty hanno confermato che Gears of War: E-Day e Clockwork Revolution non sono le uniche esclusive in arrivo. Ball lo dice senza troppi giri di parole: quei due titoli “non sono gli unici che stiamo pianificando”, perché una piattaforma per crescere ha bisogno di giochi e servizi esclusivi, non di due lanci isolati. La dichiarazione è stata ripresa lo stesso giorno da Insider Gaming, che l’ha incorniciata come conferma ufficiale della nuova linea.
Sedici giochi, tre rimasti fedeli: la matematica che nessuno cita nei comunicati
Il dato che i due dirigenti lasciano cadere quasi di passaggio meriterebbe il titolo, non il settimo paragrafo: degli ultimi sedici giochi first-party sviluppati da Xbox Game Studios per Series X, solo tre sono rimasti esclusivi per tutta la loro vita commerciale, Halo Infinite, Forza Motorsport e Keeper. Tredici su sedici sono finiti su PlayStation prima o poi, con buona pace di chi aveva comprato una console apposta per non doverli vedere lì. Ora Gears of War: E-Day, in uscita il 6 ottobre 2026 e sviluppato da The Coalition, e Clockwork Revolution, atteso nel 2027 dallo studio inXile Entertainment, dovrebbero rompere lo schema. Ball parla anche di un misterioso terzo titolo, ancora senza nome, che potrebbe uscire da Activision Blizzard, Bethesda o dagli stessi Xbox Game Studios: cioè esattamente le tre divisioni che il memo della CEO Asha Sharma del 6 luglio ha appena attraversato con un taglio di 3.200 posti, il 20% dello staff, per una divisione che a suo dire stava perdendo 64 centesimi per ogni dollaro investito.
Datemi un momento per godermi l’ironia: le stesse strutture che dovrebbero sfornare l’esclusiva del secolo sono quelle appena passate sotto la falce che ha spinto fuori dalla porta Ninja Theory, Undead Labs, Compulsion Games e Double Fine. Non mancano le idee, in questo settore. Manca il personale rimasto per realizzarle.
Il contesto che rende tutto più assurdo è quello hardware. Quando Xbox aveva annunciato il ritorno alle esclusive permanenti il 7 giugno 2026, confermando che Gears of War: E-Day e Clockwork Revolution non sarebbero mai arrivate su PS5, le vendite hardware Xbox negli Stati Uniti erano già crollate di circa il 70% su base annua rispetto a novembre 2025, con PlayStation 5 a quota 93,7 milioni di unità spedite nel mondo contro le circa 34 milioni della famiglia Series X, secondo i dati riportati da TechTimes. Promettere esclusive a chi ha già comprato la console concorrente non è una strategia di crescita, è un cartello “torna da noi” appeso alla porta di un negozio che ha già svuotato mezzo magazzino.
Il dettaglio più rivelatore, però, non riguarda cosa diventa esclusivo. Riguarda cosa non lo diventa. Halo: Campaign Evolved esce il 28 luglio 2026 e sarà il primo capitolo della serie a sbarcare su PlayStation in venticinque anni di storia del franchise, restando multipiattaforma insieme a Fable e Forza Horizon 6. Il motivo, spiegato dagli stessi dirigenti a GamesRadar+, non ha nulla a che fare con filosofia o fiducia nel giocatore: sono i contratti già firmati e il marketing già in produzione a rendere impossibile tornare indietro. Tradotto per chi non mastica comunicati aziendali: quello che chiamano fedeltà ai fan è semplicemente ciò che resta quando i contratti sono già firmati e non fai più in tempo a fermarti.
Il tutto arriva due anni dopo che Xbox aveva scommesso tutto sul multipiattaforma, la stessa svolta di cui avevamo già scritto quando Microsoft aveva fatto dietrofront a giugno. E arriva a pochi giorni da quando avevamo provato a capire cosa fosse successo davvero dentro Xbox nei quattro mesi tra la “rivoluzione dal volto umano” e il più grande giro di licenziamenti della sua storia.
Il verdetto: chiunque finisca a sviluppare il misterioso terzo titolo lo farà con una mano già alzata per chiedere se lo studio esisterà ancora quando il gioco sarà pronto. Xbox può anche aver trovato la formula giusta per farsi comprare di nuovo, ma continua a costruirla sulle macerie di chi doveva realizzarla.


