Offerte in questo articolo

Nessuna offerta correlata trovata. Vedi tutte le offerte

RetroSpace: la demo horror disco-punk dove il buco nero è il vero capo del turno

Tempo di lettura: 3 minuti

Il revival dell’immersive sim funziona così: citi System Shock, Deus Ex e Prey nel primo trailer, e per un secondo il pubblico ti crede erede legittimo di un genere che l’industria tripla A ha smesso di produrre perché costa troppo e vende poco. Funziona ancora meglio se a pubblicarti è un editore che ha costruito un impero sulle app da tre minuti di gioco e nessuna narrativa.

Kwalee, lo studio britannico che ha macinato oltre un miliardo di installazioni con titoli mobile come Draw It e Jetpack Jump, secondo VentureBeat pubblica anche titoli PC e console come Die by the Blade e Scathe. RetroSpace è il tentativo più dichiaratamente hardcore di quella scommessa: lo sviluppa lo studio ungherese The Wild Gentlemen, già autore del poliziesco a fumetti Chicken Police secondo GameRant, e la demo gratuita è uscita l’11 giugno 2026 su Steam, dove ha raccolto l’83% di recensioni positive su 261 al momento in cui scrivo.

La premessa narrativa è più cinica del previsto per un gioco che si presenta come satira disco: sei un bidello anonimo a bordo della Aurora 5, una delle città-stazione che portano l’umanità dormiente verso un nuovo pianeta. La nave devia rotta, viene risucchiata da un buco nero senziente, e ti ritrovi ultimo essere sveglio tra corridoi infestati da ibridi animale-pianta e anomalie temporali che fanno saltare la stazione avanti e indietro tra due epoche. L’obiettivo dichiarato è trovare una via di fuga; il dilemma morale, se salvare l’umanità o solo te stesso, resta sullo sfondo per tutta la durata della demo senza mai diventare una scelta meccanica reale.

Morire non è la fine, è solo un altro turno

Il nucleo di design è quello del bidello che non può permettersi di fallire, e infatti non fallisce mai davvero: Aurora produce cloni a ripetizione, quindi ogni morte ti rispedisce in gioco invece di chiudere la run. Il costo è la degenerazione cumulativa da clonazioni ripetute, più la necessità di recuperare l’equipaggiamento lasciato dal cadavere precedente, come conferma la scheda del negozio Steam. Sulla carta è un loop di rischio calcolato; nella demo, che copre un nuovo settore medico introdotto a giugno secondo Yogomi, si traduce soprattutto in un incentivo a tornare sui propri passi invece di spingersi avanti, il che rallenta il ritmo più di quanto l’horror abbia bisogno.

Sopra questo scheletro girano i Mutamods, potenziamenti che nella pagina Steam promettono di trasformare il giocatore in un mutante con tentacoli e poteri di controllo mentale, con tanto di effetti collaterali irreversibili dichiarati dagli stessi sviluppatori. Il direttore creativo dello studio, Bálint Bánk Varga, ha spiegato a Game Informer che l’obiettivo del team era spingere il giocatore a pensare a come raggirare non solo i nemici ma il gioco stesso e gli stessi sviluppatori: un’ambizione da immersive sim vecchio stampo, che nella demo si vede più nei sistemi di sicurezza hackerabili (le torrette si convertono in trappole per i mutanti) che nei Mutamods provati finora, ancora acerbi.

Chi ha già seguito il mio hands-on su Security 51 sa che l’horror indie del 2026 preferisce farti annegare in un sistema piuttosto che in un jump scare. RetroSpace applica la stessa logica alla clonazione: il conto alla rovescia della degenerazione e il recupero del bottino dal cadavere precedente generano più ansia dei mutanti stessi.

Accessibilità: la parte fatta bene e quella lasciata a metà

Sul fronte accessibilità la demo arriva più equipaggiata della media indie. La rimappatura del controller offre layout preimpostati oltre al remapping guidato, la difficoltà si regola in qualsiasi momento e non solo all’avvio, e il salvataggio manuale libero convive con una pausa disponibile sempre, comprese le cutscene offline: un dettaglio da non dare per scontato in un genere che spesso blocca l’input durante i filmati. I promemoria per comandi e tutorial a schermo restano attivi durante tutta la sessione.

Sulla carta suona bene. Nella sezione discussioni della community Steam più di un giocatore segnala di essersi perso dopo pochi minuti nonostante quei promemoria, e le hitbox dei nemici simili a ragni vengono descritte come da tarare. I sottotitoli, poi, coprono trama e dialoghi dei personaggi principali ma non è chiaro se si estendano anche ai log ambientali sparsi per la stazione, che in un immersive sim sono spesso metà della narrazione. Nessuna menzione, nella scheda fornita dagli sviluppatori, di filtri per il daltonismo: in un gioco che punta tutto su un’estetica satura di neon e viola disco, non è un dettaglio da poco.

RetroSpace arriverà su PC via Steam più avanti nel 2026, accompagnato da PlayStation 5, Xbox Series X|S e Nintendo Switch 2, come confermato da Gematsu dopo l’annuncio di aprile. Una data precisa ancora non c’è.

Il verdetto: RetroSpace ha il pedigree giusto e i sistemi giusti sulla carta, ma la demo tradisce ancora le cuciture di un immersive sim che vuole strizzare l’occhio a Prey senza avere il budget di Arkane: se il team sistema hitbox e tutorial prima del lancio, il bidello più sfortunato della galassia avrà una possibilità concreta di diventare il janitor simulator che tutti fingevamo di volere.

offerte in questo articolo

Nessuna offerta correlata trovata. Vedi tutte le offerte

Potrebbero interessarti