Il 1° luglio Sony Interactive Entertainment ha reso ufficiale quello che il settore discuteva da mesi sottovoce: dal gennaio 2028 la produzione di dischi fisici per i nuovi giochi PlayStation verrà interrotta. Lo ha scritto Sid Shuman, senior director della comunicazione dei contenuti di Sony Interactive Entertainment, in un comunicato sul PlayStation Blog che parla di un adeguamento “naturale” alle abitudini di consumo. I titoli già usciti, o comunque in uscita prima di quella data, restano fuori dal perimetro della misura. Da lì in avanti, però, l’unica strada resterà lo store digitale o, nella migliore delle ipotesi, una scatola vuota con dentro un codice da riscattare online.
La domanda interessante non è se la decisione avesse senso: i numeri, da soli, la giustificano quasi per intero. È un’altra: perché proprio ora, e a beneficio di chi.
Il 5% che rende la scelta contabile
Partiamo dai numeri che Sony stessa ha fornito, ripresi da Kyodo News: nell’anno fiscale chiuso a marzo 2026 il fatturato software di Sony ha toccato i 2,64 trilioni di yen, circa 16,4 miliardi di dollari, e la quota generata dai dischi fisici è scesa sotto il 5%. È la cifra che rende la decisione, sul piano contabile, quasi automatica: tenere in piedi una linea di produzione, un impianto di stampaggio, una rete di distribuzione fisica e gli accordi di retail per meno di un ventesimo del fatturato non è più difendibile davanti a un consiglio d’amministrazione.
C’è però una crepa metodologica che vale la pena segnalare, perché è esattamente il tipo di dato che una lettura superficiale ingigantisce. La quota digitale pubblicizzata da Sony, che nei trimestri migliori ha toccato l’85%, somma ogni transazione: titoli indie nativamente digitali, contenuti aggiuntivi, abbonamenti, giochi di generazioni precedenti mai più stampati su disco. Se si isola invece la sola fetta dei tripla A usciti in contemporanea su disco e digitale, la quota fisica per singolo titolo resta tra il 20% e il 35%: Resident Evil Requiem ha venduto il 27,8% delle copie su disco, Ghost of Yotei il 35,4%. Il fisico, insomma, non era morto. Era diventato scomodo da giustificare sul piano aggregato.
Chi guadagna dalla fine del disco
Ecco allora la seconda cifra che conta più del 5%: la reazione del mercato. Il titolo Sony a Tokyo è salito del 7% nella seduta successiva all’annuncio, mentre un’analisi del Financial Times inquadra Sony come il primo grande produttore di console a muoversi in questa direzione. Piers Harding-Rolls, analista di Ampere Analysis, ha definito la mossa un momento di svolta per il settore, prevedendo che la prossima PlayStation 6 arriverà senza lettore disco nella versione base, con lancio non prima della fine del 2028.
Il motivo per cui la mossa piace agli investitori lo spiega bene, citato da Kotaku, Rhys Elliott di Alinea Analytics: un disco può essere rivenduto o noleggiato decine di volte, e a ogni passaggio Sony non vede un centesimo oltre alla prima vendita. Tolto il disco, quella stessa copia diventa un nuovo acquisto digitale a prezzo pieno, oppure semplicemente non avviene. In entrambi i casi, chi controlla lo store ci guadagna.
I precedenti che raccontavano già questa storia
Non è un caso che l’annuncio arrivi a ridosso di due episodi che absolutegamer.it ha già seguito da vicino. Il primo riguarda GTA 6: la sua edizione fisica non conterrà un disco ma un codice di download dentro una scatola vuota, di fatto anticipando lo standard che Sony renderà obbligatorio nel 2028. Il secondo è la rimozione di 551 titoli dalle librerie PlayStation Network di alcuni utenti britannici, comunicata a fine giugno per la scadenza di un accordo di licenza: lo stesso principio, applicato a un catalogo diverso.
C’è anche un’ironia che il settore non si è lasciata sfuggire. Nel 2013, sul palco dell’E3, fu proprio un dirigente Sony a farsi beffe pubblicamente di Microsoft, che con Xbox One voleva introdurre restrizioni sulla rivendita dei giochi usati: bastò porgere fisicamente un disco a un collega per ridicolizzare l’always-online e il DRM della concorrenza, in uno degli spot più citati nella storia dei videogiochi. Tredici anni dopo, è Sony a chiudere esattamente quella porta.
Il resto del settore osserva, per ora
Quanto alla concorrenza, il resto del settore per il momento non si muove apertamente. Microsoft non ha reagito con un comunicato ufficiale, ma la prossima Xbox, nota con il nome in codice Project Helix, circola da mesi come progetto interamente digitale, come segnala anche GeekWire. Nintendo, dal canto suo, continua a usare per Switch 2 le game-key card, schede fisiche che in alcuni casi non contengono il gioco ma solo la chiave di attivazione: un compromesso già a metà strada tra i due mondi.
Resta da vedere, e qui il condizionale è d’obbligo, cosa accadrebbe al mercato dell’usato e alla conservazione dei titoli più vecchi se anche Microsoft seguisse Sony sulla stessa linea. Circana stima che, pur al minimo storico, il mercato dei dischi fisici valga ancora tra 1,5 e 1,9 miliardi di dollari l’anno solo negli Stati Uniti: una cifra che sparirebbe quasi per intero, insieme al prestito, al regalo e alla possibilità di rivendere una copia. Ne avevamo già parlato raccontando la petizione “Don’t Kill the Disc”, arrivata oltre le 110.000 firme in pochi giorni: letta insieme all’annuncio di luglio e alla vicenda dei film cancellati, non sembra una coincidenza isolata, ma la stessa strategia raccontata da tre punti di vista diversi.


