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GTA 6 e il trailer “lucidato alla follia”: il panico è un bug di lettura, non del gioco

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Quante volte, aspettando la visita a sorpresa della suocera, hai passato lo straccio solo sul tratto di corridoio che lei attraverserà, spingendo il resto del disordine sotto il letto o dietro un’anta ben chiusa (la cameretta resta zona di guerra, ma lì non ci mette piede nessuno)? Non è pigrizia, è gestione intelligente delle risorse: massima definizione dove punta lo sguardo, il resto resta a bassa priorità finché non serve. Rockstar Games applica lo stesso identico principio ai trailer di Grand Theft Auto 6, e mezzo internet lo ha scambiato per una clausola di garanzia infranta.

La fonte della crisi isterica collettiva è David O’Reilly, ex environment artist dello studio per 12 anni (dal 2011 al 2023), di cui cinque spesi proprio sullo sviluppo di GTA 6, con crediti anche su GTA V e Red Dead Redemption 2. Intervistato dal podcast Kiwi Talkz, O’Reilly ha spiegato come funziona davvero la produzione di un trailer AAA: quando si decide dove punterà la telecamera, quella specifica inquadratura racconta a TechRadar “is getting madly polished”, viene lucidata alla follia. Il resto del mondo di gioco, a quello stadio, semplicemente non ci è ancora arrivato.

Qui sta il bug di lettura che ha mandato in loop mezza stampa videoludica: la parolina yet, ancora, è sparita dai titoli. Come ha spiegato GTA Boom, O’Reilly non ha mai detto che il gioco finale sarà peggiore del trailer: ha descritto un flusso di lavoro standard del settore, lo stesso che qualsiasi studio applica quando deve mostrare qualcosa di bello prima che il resto sia finito. Gli asset nell’inquadratura ricevono priorità di rendering, il resto del mondo la riceverà più avanti nel ciclo di sviluppo. Tant’è che l’autore stesso dell’intervista, Reece Reilly, ha dovuto intervenire su X per chiarire che il commento era stato preso fuori contesto.

GamingBible riprende la stessa dichiarazione invitando i fan a ridimensionare gli entusiasmi, non a disdire il preordine. HotHardware ricorda che il fenomeno non è nuovo (il trailer di Killzone 2 per PS3, interamente pre-renderizzato, resta il vero caso scuola di trailer-bugia), ma sottolinea una differenza sostanziale: Rockstar ha confermato che il secondo trailer di GTA 6 è girato su una PlayStation 5 base, non su una versione PC potenziata o un target render costruito ad arte. TweakTown sintetizza il concetto in poche righe: gli scorci mostrati sono già curati, il resto del mondo lo sarà entro il lancio, fissato per il 19 novembre.

Il precedente gioca a favore di Rockstar: sia GTA V che Red Dead Redemption 2 sono arrivati sul mercato con una qualità finale pari o superiore a quella dei primi trailer, non inferiore (un’inversione di tendenza piuttosto rara nell’industria, se paragonata a disastri noti come Cyberpunk 2077). Qualche caveat esiste comunque: GTA V al lancio riciclava ancora asset inutilizzati ereditati da GTA IV, dettaglio che ridimensiona un po’ l’immagine di perfezione totale. Lo stesso O’Reilly, del resto, si è detto curioso di scoprire quanto Vice City sia stata arricchita da quando ha lasciato lo studio, il che non è propriamente il linguaggio di chi sta silurando il proprio ex datore di lavoro.

Per chi ha già attraversato il panico da clickbait su GTA 6 (vedi il rumor dei 680GB, sgonfiato in tempo record qualche settimana fa), lo schema è sempre lo stesso: un dettaglio tecnico vero, tolto dal contesto, rivestito di un titolo apocalittico e moltiplicato per la fame collettiva di contenuti sul gioco più atteso del decennio. Il rendering della realtà funziona come quello di un motore grafico: massima definizione dove guarda la telecamera, tutto il resto arriva dopo. Non è ancora una promessa infranta. È solo level of detail applicato al calendario di sviluppo.

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