Oggi parliamo di The Vernyhorn, perché l’industria sembra aver dimenticato che “open world” non deve necessariamente essere sinonimo di “parco a tema desolante e pieno di fetch quest”. Spulciando le recenti coperture e i reveal tecnici su IGN US, è emerso questo ambizioso progetto targato InterStudio. La situazione è la solita: i colossi del settore spendono milioni per generare proceduralmente pianeti disabitati e mondi insipidi, mentre un piccolo team indipendente si rimbocca le maniche, usa le tecnologie più avanzate per scansionare in 3D chiese in legno polacche e ci restituisce un Medioevo slavo denso, sporco e brutale.
1. The Vernyhorn

Sviluppatore: InterStudio
Genere: Action RPG / Dark Fantasy / Survival
Dimenticate le rassicuranti power fantasy occidentali in cui vestite i panni del prescelto invincibile. In The Vernyhorn interpretate un uomo logorato dal senso di colpa, immerso in un mondo spietato plasmato da miti slavi e vichinghi. L’estetica generale strizza l’occhio ai toni maturi di The Witcher, ma l’approccio è radicalmente più crudo. Gli sviluppatori hanno fatto una scelta precisa e, a mio parere, azzeccatissima: invece di creare centinaia di chilometri quadrati di nulla cosmico, si sono concentrati sulla densità narrativa e visiva.
Sotto la scocca pulsante dell’Unreal Engine (con tanto di supporto sbandierato al DLSS 4.5 e Ray Tracing per far sudare freddo le vostre GPU), il titolo nasconde meccaniche che promettono di farci sputare sangue:
- Fotogrammetria Reale: Foreste, paludi e rovine non sono modellate approssimativamente, ma scansionate in 3D da veri paesaggi dell’Europa dell’Est. L’autenticità dell’architettura tipica del IX e X secolo è palpabile.
- Combattimento HEMA: Niente piroette coreografiche con spade giganti che sfidano la fisica. Gli scontri sono lenti, mortali e basati sul motion capture di campioni mondiali di scherma storica. E se perdete l’arma? Il gioco contempla testate, gomitate, calci e risse disperate. La sopravvivenza viene prima dell’onore.
- Sopravvivenza Punitiva: Attraversare una montagna innevata richiede pianificazione, razioni di cibo e vestiario adeguato. L’esplorazione torna a essere una sfida tangibile, non una passeggiata vanificata dal fast-travel compulsivo. Non ci sono indicatori di mappa, dovrete usarla come si usava una vecchia carta topografica, sapendola leggere. Un po’ come succedeva in Outward (con cui condivide anche le meccaniche survival, includendo però la sanità mentale come in Stoneshard).

Perché lo amo: L’idea di un open world che premia la curiosità vera, e non la lobotomizzazione da completismo di segnalini sulla mappa, è ossigeno puro. Da laureata in visual design, l’uso maniacale della fotogrammetria per preservare il folklore e la tangibilità dell’Europa dell’Est mi manda in brodo di giuggiole. Il gioco è ancora privo di una data di uscita definitiva, ma la promessa di un combat system radicato nel fango e nella disperazione lo rende senza dubbio uno dei titoli da mettere in wishlist su Steam.


