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La Video Game History Foundation pubblica l’archivio storico dell’E3

Tempo di lettura: 2 minuti

L’E3 non è mai morto davvero: ora spunta un tesoro di materiali inediti

L’Electronic Entertainment Expo è ormai un ricordo sbiadito, sostituito dal caos digitale dei vari Summer Game Fest, ma il suo fantasma continua a riservare sorprese, come riportato da Rock Paper Shotgun. La Video Game History Foundation ha infatti svelato una nuova, mastodontica collezione dedicata alla fiera di Los Angeles, un archivio che permette di esplorare l’evento da una prospettiva mai vista prima, coprendo decenni di storia attraverso materiali rari e documenti interni che spaziano dalle origini del 1995 fino al declino.

Vent’anni di segreti industriali e video perduti

Il lavoro di recupero dell’organizzazione si basa su una serie di donazioni arrivate nell’ultimo anno da parte di chi l’E3 lo ha organizzato o frequentato sin dalla sua prima edizione. “Nell’ultimo anno abbiamo ricevuto donazioni entusiasmanti da persone che gestivano e partecipavano all’E3, risalendo fino al suo primo anno, il 1995”, spiega la fondazione. “Siamo entusiasti di preservare questa storia importante e di renderla disponibile gratuitamente per chiunque studi la storia dell’E3”. Si tratta probabilmente della più grande raccolta di reperti effimeri della fiera: curiosità come il listino prezzi del 1999, dove bastavano 25.000 dollari per piazzare il proprio logo sui cordini dei badge dei partecipanti.

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La collezione non si limita a scartoffie burocratiche o report di marketing. Tra le chicche dedicate agli appassionati spiccano centinaia di fotografie d’epoca, un video promozionale per gli espositori dall’estetica squisitamente anni Duemila e quasi 12 ore di filmati grezzi che mostrano build di sviluppo e dietro le quinte dei primi anni. C’è spazio anche per la nostalgia pura con la conferenza stampa di Nintendo del 1997, un reperto che testimonia quanto fosse diverso il modo di comunicare della casa di Kyoto rispetto ai ritmi serrati e asettici dei Nintendo Direct a cui siamo abituati oggi.

Un’operazione nostalgia che serve al futuro

Questa iniziativa ci sembra un atto di giustizia poetica per un evento che ha definito l’infanzia e l’adolescenza di milioni di videogiocatori. Mentre l’industria corre verso un futuro di presentazioni pre-registrate e asettici post sui blog, avere accesso a dodici ore di filmati d’epoca e documenti interni ci restituisce la carnalità, il caos e anche il ridicolo di una fiera che era, prima di tutto, un rito collettivo. Scommettiamo che perdere ore in questo archivio sarà per molti più stimolante che seguire l’ennesimo trailer di tre secondi annunciato su X. È la prova che, anche se l’E3 come istituzione non è riuscito a sopravvivere alla modernità, la sua eredità culturale è troppo vasta per essere lasciata a marcire nei magazzini di qualche ex PR.

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