I piloti di Tokyo Xtreme Racer hanno dei nomi assurdi, e io li ho messi in classifica dal peggiore al migliore
L’ultimo capitolo della serie, uscito in Accesso Anticipato, ha riportato in auge una delle tradizioni più iconiche e sottovalutate del franchise: la selva di soprannomi improbabilmente epici con cui battezza i suoi piloti di strada. La redazione di Rock Paper Shotgun si è immersa completamente in questa babele di inglese stentato e giapponese maccheronico, stilando una classifica definitiva per orientarsi nel traffico della Shuto Expressway.
La pletora di avversari è sterminata. Alcuni nomi risuonano come evocazioni di tecniche marziali, altri sembrano usciti da un meme generato da una vecchia console a 16 bit. La classificazione è stata suddivisa in quattro grandi categorie, partendo dal fondo del barile per arrivare all’olimpo della creatività.

La melma senza ispirazione (categoria “Fango”)
Qui giacciono i piloti che non si sono impegnati per niente. Sono guidatori talmente anonimi che persino il gioco sembra averli dimenticati, assegnando loro nomi che sembrano placeholder. Troviamo “Nobody”, letteralmente “Nessuno”, un nome che è una resa incondizionata all’irrilevanza. C’è poi “Wonder Boy”, che non suscita alcuna meraviglia ma solo un vago imbarazzo retrò, e “Happy Paul”, che suona più come il nome di un clown depresso assunto a una festa di paese che come il re delle corse clandestine. In questa categoria spicca anche l’imbarazzante “Masked Dancer”, colpevole di aver fatto ridacchiare qualsiasi giocatore pensando a vecchi format televisivi piuttosto che a un temibile avversario.

Lo zoo e i driver in disarmo (categoria “Sabbia”)
Salendo di un gradino, si incontrano i nomi che iniziano a mordere ma che mancano ancora di mordente. È il regno degli animali e delle stranezze indefinite. “Impact Owl” è un gufo che forse ti viene addosso, ma rimane pur sempre un rapace notturno con le piume. “Hairy Grandpa”, il “Nonno Peloso”, è un’immagine che nessuno avrebbe mai voluto visualizzare a 300 km/h. Ci sono poi le contraddizioni viventi come “Stealthy Raven” – un corvo furtivo, sì, ma pur sempre un uccello che gracchia – e “Grateful Octopus”, un polpo riconoscente la cui riconoscenza non ti salverà dal muro contro cui stai per schiantarti. “Mighty Mole” chiude il quadro: una talpa potente, sì, ma sempre cieca sottoterra.
L’eccellenza epica (categoria “Pietra”)
Qui si inizia a fare sul serio. Sono i nomi che suonano bene, quelli che vorresti mettere sulla fiancata della tua auto senza vergognarti. “Bloody Mary” evoca la leggenda metropolitana e non ha bisogno di traduzioni. “Continuous Engage” è talmente serio che sembra il nome in codice di un’operazione militare. Vengono poi celebrati due capolavori assoluti di nonsense poetico. “Melancholy Angel” è un Angelo Malinconico che sfreccia sull’asfalto: due parole che insieme creano un’immagine potentissima. Subito dopo arriva “Volcano China”, che non significa assolutamente nulla ma che, proprio per questo, si stampa nella memoria con la forza di un’eruzione.
L’olimpo della follia (categoria “Diamante”)
In cima alla classifica, irraggiungibili, ci sono i nomi che trascendono la logica. Il primo è un titanico “Steel Balloon”, un Pallone d’Acciaio che sfida le leggi della fisica e della grammatica. Le due parole cozzano in un ossimoro così violento da risultare sublime. Ma il trono più alto, l’apice della classifica, è conteso da due maestri assoluti. Da una parte c’è “Hydro Drift Ninja”, un ninja alla deriva idroelettrica, un nome che butta nel tritatutto tre concetti completamente scollegati tra loro creando una magia involontaria. Dall’altra, il nome che unisce due icone in un crossover che nessuno aveva richiesto ma di cui tutti avevamo bisogno: “Sonic Napoleon”. Un riccio blu che corre a velocità supersonica e un condottiero francese che conquista l’Europa, fusi in un unico, glorioso rivale su quattro ruote.
