Ogni anno l’industria dei videogiochi ripete lo stesso piccolo trucco di magia nera: rilascia qualcosa di curato, creativo e di altissima qualità, e poi resta sinceramente sorpresa quando quel gioco non vende come Call of Duty, nonostante appartenga a un genere di nicchia, sia uscito in contemporanea con altri quattro o cinque titoli concorrenti, o abbia ricevuto un piano marketing che si riduce a un tweet e una preghiera.
Questa è una lista di dieci giochi che, secondo qualsiasi metro di giudizio sensato, sono ottimi prodotti: il problema non è la qualità, ma le aspettative (quasi sempre quelle dei publisher) che non sono state soddisfatte. Probabilmente oggi costano molto meno di al lancio, e vale la pena recuperarli prima di qualsiasi altra cosa, perché qui la qualità è già comprovata, anche quando non incontra i gusti soggettivi di ognuno.
Indice
- 10. Dead Space Remake
- 9. Prince of Persia: The Lost Crown
- 8. The First Berserker: Khazan
- 7. Kunitsu-Gami: Path of the Goddess
- 6. The Talos Principle 2
- 5. Banishers: Ghosts of New Eden
- 4. Shinobi: Art of Vengeance
- 3. Keeper
- 2. Final Fantasy VII Rebirth
- 1. Neon Inferno
10. Dead Space Remake

EA ha gestito in modo a dir poco disastroso il franchise di Dead Space, nonostante fosse per lo più eccellente. Gran parte del problema è che il publisher voleva i numeri di vendita di Resident Evil senza fare il lavoro necessario per ottenerli. Per un breve momento, con il remake del 2023, sembrava che la serie stesse tornando meglio che mai, ma ancora una volta non ha raggiunto le aspettative di vendita di EA, e il franchise è stato rimesso nel cassetto, forse per sempre.
Il che è frustrante, perché il remake ha venduto due milioni di copie: lo stesso totale dell’originale del 2008. Se EA avesse continuato a supportarlo, probabilmente avrebbe ottenuto più attenzione nel tempo: invece la pubisher ha staccato la spina poco dopo l’uscita, lasciandolo in uno stato non ottimizzato su PC, qualcosa che pare essere ormai una abitudine di EA più che un riflesso delle vendite (è successo identico con Jedi Survivor, di cui EA si è invece dichiarata soddisfatta). Secondo qualsiasi metro normale, il remake di Dead Space non è stato un flop: è stato eccellente, e merita tutta l’attenzione possibile.
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9. Prince of Persia: The Lost Crown

La cosa interessante dei videogiochi è che il flop di qualcuno è la storia di successo di un altro. Per un Metroidvania a scorrimento laterale da 50 dollari, rinascita di un franchise che non vedeva un nuovo capitolo da oltre dieci anni e disponibile al day one su Game Pass, The Lost Crown ha venduto estremamente bene: entro ottobre 2024 aveva superato il milione di unità vendute, un risultato notevole per un titolo a budget relativamente contenuto e pubblicizzato pochissimo.
Il problema non sono state le vendite reali, ma le aspettative di Ubisoft, che erano tre volte superiori: il publisher voleva tre milioni di copie, un traguardo che persino Hollow Knight ha raggiunto in due anni di vendite continuative. Aspettarsi che un nuovo Metroidvania da 50 dollari, pubblicizzato a malapena, raggiungesse o superasse quei numeri al lancio è pensiero magico, oppure una preparazione deliberata al fallimento. Il sequel pianificato è stato cancellato e il team di sviluppo smantellato: un peccato enorme, perché è un gioco fantastico che con un prezzo più aggressivo avrebbe probabilmente centrato gli obiettivi.
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8. The First Berserker: Khazan

Ogni anno escono decine di soulslike, e un gioco deve essere davvero speciale per spiccare in un panorama dove “essere semplicemente ok” non basta più. Khazan spicca eccome, con uno stile artistico anime nitidissimo e un combattimento quasi perfetto: è uno dei soulslike meglio realizzati e più curati degli ultimi anni, ma le vendite non lo hanno riflesso.
L’ispirazione a Nioh è evidente, ma a differenza di quest’ultimo Khazan mantiene tutto molto più diretto ed estremamente impegnativo: difficile, ma leale, mai ingiusto. Dal punto di vista commerciale, il publisher Nexon lo considera una delusione, definendolo nel resoconto finanziario “al di sotto delle aspettative”. L’unica consolazione, secondo Nexon, è che ha portato nuovo interesse verso la serie Dungeon and Fighter, anche se suona più come una scusa da sala investitori che come un dato concreto. Resta il fatto che questo gioco non ha venduto quanto meritava.
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7. Kunitsu-Gami: Path of the Goddess

Dovrebbero uscire più giochi con l’energia da PlayStation 2 che possiede questo titolo. È bello vedere un publisher come Capcom rischiare ogni tanto: Kunitsu-Gami è una IP completamente nuova, con una premessa insolita che combina folklore giapponese, strategia e azione. Un gioco bizzarro, realizzato ad altissimo livello.
Non dovrebbe sorprendere troppo che non abbia raggiunto le aspettative di vendita: è un gioco dall’aspetto strano, di quelli che bisogna saper vendere al pubblico, e Capcom stessa ha ammesso di non averlo pubblicizzato adeguatamente. È un bene che il publisher riconosca questa causa del fallimento commerciale, e non il gioco in sé, perché si tratta di uno dei titoli più interessanti e originali dell’anno scorso, passato però quasi inosservato.
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6. The Talos Principle 2

Per quanto fantastici siano questi puzzle filosofici, sono sempre stati titoli molto di nicchia. Il sequel è stato considerato un successo dallo studio di sviluppo, Croteam, eppure è stato in gran parte ignorato dalla grande community di videogiocatori.
Il vero problema, più che il gioco, è il prezzo e l’attenzione generale riservata al franchise: il pubblico fan del primo capitolo, che molti considerano invecchiato benissimo, ha trovato eccessiva una richiesta di 40 dollari per il sequel. Il gioco migliora in tutto rispetto al predecessore, ma per quanto fantastico, non è bastato a generare interesse di massa. Oggi, a un prezzo più contenuto, è probabilmente molto più equo rispetto al valore offerto.
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5. Banishers: Ghosts of New Eden

Questa è l’esatta definizione di un videogioco “doppia A”: un tempo era un termine dispregiativo, oggi è un complimento enorme. Banishers è un titolo ambizioso in cui si interpreta una sorta di “Witcher di epoca coloniale”, in viaggio nel nuovo mondo infestato per affrontare problemi sovrannaturali.
Le scelte morali sono legittimamente difficili e hanno conseguenze durature; esplorazione e gameplay sono molto più curati e solidi di quanto ci si potrebbe aspettare. Il combattimento può piacere o no, ma il gioco ha ricevuto ottime recensioni. Le vendite, però, sono state tutta un’altra storia: ben al di sotto delle aspettative dichiarate dallo stesso studio, Don’t Nod. Un vero peccato, perché è molto più divertente di quanto la sua reputazione lasci intendere.
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4. Shinobi: Art of Vengeance

Questo è il tamburo che continueremo a suonare finché questo gioco non venderà come merita. Il titolo ha ricevuto a malapena qualche migliaio di recensioni su Steam, un numero ridicolo per quello che offre: una rivisitazione moderna di un vecchio classico SEGA, con artwork splendidi disegnati a mano dal team dietro Streets of Rage 4, combattimenti soddisfacenti e una colonna sonora di alto livello. Il massimo che si possa chiedere a un revival retrò.
Aveva anche un prezzo onesto al lancio, 30 dollari, ma non ha preso piede. Sega ha probabilmente una parte di colpa qui: praticamente ogni suo titolo importante, secondo i rapporti finanziari, ha reso al di sotto delle aspettative in Occidente. Esiste anche una demo gratuita su Steam, ed è sufficiente a convincere chiunque a comprarlo.
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3. Keeper

Parlando di giochi caduti nel dimenticatoio, l’ultimo titolo di Double Fine è arrivato ed è scomparso senza che quasi nessuno se ne accorgesse. I numeri di giocatori sono incredibilmente bassi per uno sviluppatore di alto profilo come questo.
Ha ottenuto ottime recensioni, ma quasi nessuno ci ha giocato: probabilmente la stragrande maggioranza l’ha provato tramite Game Pass. È un’avventura atmosferica in stile Inside, ma con una premessa folle in cui si interpreta letteralmente un faro. Poteva facilmente essere un titolo insipido pensato solo per fare numero nel catalogo, e invece il team ci ha messo l’anima, risultando estremamente creativo. Microsoft, da parte sua, non sembra particolarmente interessata a promuoverlo.
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2. Final Fantasy VII Rebirth

Con giochi mastodontici come questo, anche fare “estremamente bene” non basta. È il tipo di titolo che può infrangere record di vendita a destra e a manca, e contemporaneamente spingere Square Enix a dichiarare ufficialmente che ha reso al di sotto delle aspettative, a causa dei costi di sviluppo altissimi, stimati tra i 100 e i 200 milioni di dollari.
Rebirth è un traguardo incredibile: il videogioco massimalista per eccellenza, pieno zeppo di contenuti e con una qualità complessiva impressionante. Square Enix non chiuderà il progetto del remake per via delle vendite, che restano comunque buone, ma è evidente che il publisher voglia chiudere velocemente la trilogia piuttosto che svilupparci sopra DLC stand-alone come fatto per il primo capitolo. Forse la lezione è che non serve avere “tutti i soldi del mondo” per essere un successo: tagliare di un 20% la mole di contenuti secondari avrebbe alleggerito il budget, lasciandolo comunque un capolavoro.
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1. Neon Inferno

Si tratta di un gioco indie con alcuni dei migliori pixel art mai visti in un titolo del genere. Ha una colonna sonora incredibile e uno shooting frenetico e super soddisfacente, forse il migliore mai provato in uno sparatutto a scorrimento laterale. E la quantità di persone che lo ha provato è a livelli abissali.
Su Steam le statistiche sono sconcertanti: circa duecento recensioni totali, con un picco massimo di giocatori in contemporanea fermo a poco più di cento. È un mix perfetto tra Contra e Sunset Riders con un sapore cyberpunk, e include anche un sistema di parata per respingere i proiettili indietro verso i nemici. Questo gioco merita molto più di duecento recensioni: se dovete scegliere un solo titolo da questa lista da recuperare subito, che sia questo.
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