Dead Space returns in the saddest way possible, but at least Isaac is back

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Glen Schofield si ritira: nemmeno il creatore di Dead Space trova fondi

Tempo di lettura: 2 minuti

C’è un modo infallibile per sapere se un settore è davvero nei guai: quando nemmeno il curriculum perfetto basta più ad aprire una porta. Glen Schofield, il creatore di Dead Space (Steam, Motive Studio per Electronic Arts), ha appena chiuso trentacinque anni di carriera con un video su LinkedIn, e la parabola che lo ha portato fin lì dice più sull’industria del 2026 di qualsiasi comunicato stampa.

Il pitch che nessuno voleva sentire

Prima di ritirarsi, Schofield ha rivelato di essersi presentato da EA insieme al direttore creativo originale Bret Robbins e al direttore delle animazioni Christopher Stone per proporre Dead Space 4. Gli stessi tre che hanno inventato la serie, seduti allo stesso tavolo, con lo stesso publisher che ci ha guadagnato per anni. Risposta, riportata da VGC: non siamo interessati al momento, grazie lo stesso. Non una controproposta, non un rinvio a data da destinarsi: un no secco, incassato con il tipico stoicismo di chi ormai ha visto rifiutare troppi pitch per prendersela ancora.

Perché nel frattempo Schofield stava già inseguendo un altro progetto, un survival horror originale che nel 2025 valeva 17 milioni di dollari sulla carta, racconta Gagadget. Gli editori lo hanno rimandato indietro chiedendo di scendere a 10. Poi a 2 o 5. Alla fine ha mollato, lasciando a piedi un team di sei persone negli Stati Uniti e una squadra in UK senza più un progetto su cui lavorare.

Il video di addio, va detto, chiude comunque in ottimismo: “i tempi sono duri adesso, ma il futuro è davvero, davvero luminoso”. Detto da chi ha appena visto rifiutare sia il seguito di uno dei franchise horror più influenti di sempre sia un progetto originale ridotto a un quarto del budget richiesto, suona quasi come un atto di fede più che una previsione. C’è una nota a margine che rende tutto ancora più amaro: Schofield è sempre stato un sostenitore dichiarato dell’IA generativa nello sviluppo, mentre il rincaro dei componenti spinto proprio dalla corsa all’IA è una delle cause che rende i budget tripla A sempre più risicati.

La stessa tecnologia che difende contribuisce a stringere il cappio sul tipo di produzioni che voleva ancora fare.

Il verdetto: quando i creatori originali di un franchise da due milioni di copie vendute non riescono a farsi finanziare nemmeno un sequel dallo stesso publisher, il problema non è più chi propone i giochi: è che il mercato ha smesso di ascoltare anche chi ha già dimostrato di saperli fare.

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