Il mio Raspberry Pi di casa, quello che tengo acceso ventiquattr’ore su ventiquattro per il backup dell’orto sinergico sul balcone (sì, anche le zucchine hanno un cloud, benvenuti nel 2026), ieri è andato in affanno: troppi processi aperti, RAM satura, e l’unica via d’uscita per il kernel è stata un kill -9 secco al processo più pesante. Morte istantanea, nessun salvataggio dello stato, nessuna negoziazione: il processo smette di esistere e la memoria torna libera. Microsoft gestisce il proprio organico più o meno allo stesso modo, solo che al posto dei processi ci sono persone, e quelle persone, a differenza dei processi, hanno appena scoperto come intercettare il segnale.
Tre uffici, la stessa schermata blu
Il 6 luglio Microsoft ha annunciato circa 3.200 tagli nella divisione Xbox, 1.600 immediati e altri 1.600 spalmati sui prossimi dodici mesi. Di questi, 440 sono ruoli sindacalizzati tra Bethesda Game Studios, ZeniMax Online (lo studio di Elder Scrolls Online, di cui avevo già scritto) e id Software, con il solo Maryland che perde oltre 350 posti.
Il 15 luglio il sindacato OneBGS (che rappresenta i dipendenti di Bethesda Game Studios), affiliato alla CWA (il principale sindacato statunitense delle comunicazioni, che negli ultimi anni ha esteso l’organizzazione anche ai videogiochi), ha risposto con la marcia “Save Our Devs”: sei sedi contemporaneamente, a Rockville (Maryland), Austin e Dallas (Texas), Montreal. Contando anche i quattro studi ceduti a inizio mese, è il primo caso nella storia del settore di azione sindacale coordinata su più studi nello stesso giorno.
Nello stesso arco di 72 ore, altre due schermate blu si sono accese lontano da Xbox. A Barcellona, i dipendenti di Ubisoft hanno scioperato dal 14 al 16 luglio contro il taglio di una cinquantina di posti, arrivato subito dopo che il loro studio aveva contribuito a un Assassin’s Creed Black Flag Resynced diventato il capitolo più apprezzato dai critici dai tempi dell’originale. A Edimburgo, gli ex dipendenti di Build A Rocket Boy (lo studio di MindsEye, uscito malissimo e seguito da oltre 250 licenziamenti) hanno protestato l’11 luglio davanti alla sede dopo che l’azienda ha fatto volare dei fan a sue spese per un evento di playtest, con il sindacato britannico IWGB (Independent Workers of Great Britain) a definirlo “uno schiaffo in faccia” a chi il lavoro l’ha perso.
Il segnale che non si dovrebbe poter intercettare
In un sistema Linux, kill -9 non lascia scampo: è l’unico segnale che il processo bersaglio non può ignorare, rimandare o gestire con un proprio handler. Il kernel decide, il processo muore, punto. La versione umana del segnale, a quanto pare, funziona diversamente: i lavoratori di OneBGS hanno già annunciato che seguiranno la marcia con denunce formali per mancata trattativa preventiva sui licenziamenti, come racconta Kotaku nel pezzo che per primo ha messo in fila le tre proteste. Tre città diverse, tre cause diverse, la stessa scoperta: il processo, se si organizza in tempo, un modo per rialzarsi lo trova.


