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Valve: “la crisi della RAM sta ancora peggiorando”, e i prezzi della Steam Machine sono già superati

Tempo di lettura: 2 minuti

Il 18 luglio 2026, rispondendo a una domanda di Jason Schreier per Bloomberg, l’ingegnere Valve Yazan Aldehayyat ha detto la frase che nessun produttore hardware pronuncia volentieri mentre ha appena finito di vendere una macchina da oltre mille dollari: “onestamente, sta ancora peggiorando“.

Aldehayyat, che ha lavorato allo sviluppo della Steam Machine, si riferiva alla crisi della memoria che da mesi gonfia il prezzo di RAM, SSD e di conseguenza di ogni hardware da gioco. Il dettaglio più scomodo della sua risposta è quello tecnico che l’accompagna: quello che si vede oggi sugli scaffali, spiega l’ingegnere, riflette la fornitura all’ingrosso di tre-sei mesi fa, non quella attuale. Chi ha comprato una Steam Machine al lancio di fine giugno 2026, in altre parole, l’ha pagata con un listino già superato nel momento stesso in cui l’ha ricevuta.

Un prezzo nato già vecchio

La Steam Machine, annunciata da Valve nel novembre 2025 insieme al nuovo Steam Controller e al visore Steam Frame, è arrivata sugli scaffali con un prezzo che la stessa azienda aveva ammesso essere più alto di quanto sperato: 1.049 dollari per il modello base da 512GB, fino a 1.428 dollari per la versione da 2TB con controller incluso. Non è il classico caso di produttore che scarica sul cliente il costo delle materie prime: è, per stessa ammissione di Aldehayyat, l’esatto contrario. Valve avrebbe potuto far pagare ancora di più, se avesse aggiornato il listino ai costi reali di approvvigionamento invece che a quelli di qualche mese fa.

A corroborare il quadro c’è il secondo ingegnere intervistato da Schreier, Pierre-Loup Griffais, ancora più diretto sul fronte produzione: Valve starebbe costruendo tutto quello che le componenti disponibili permettono, senza margine per aumentare i volumi. La scarsità, non la domanda, resta il collo di bottiglia.

Di questa storia avevamo già scritto il 4 luglio scorso, quando i dati raccontavano un aumento dei prezzi della RAM che la narrativa pubblica attribuiva quasi per riflesso all’espansione dei data center per l’intelligenza artificiale, ignorando il resto della filiera. Le parole di Aldehayyat non smentiscono quella lettura, la aggravano: se persino chi produce hardware di fascia alta ammette di vendere sulla base di listini già superati, il problema non è la fotografia di un singolo trimestre. È una tendenza che, per chi la osserva da dentro la catena di fornitura, non ha ancora trovato il punto più basso.

Valve, dal canto suo, ha fatto sapere che la crisi non cambierà la propria roadmap hardware. Il che, tradotto, significa solo una cosa: il prossimo aggiustamento di prezzo, quando arriverà, non sarà una sorpresa. Sarà solo la parte della crisi che sugli scaffali non si è ancora vista.

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