Il lettore DVD che ho in salotto funziona benissimo. Non è rotto: è deprecato, che nel software vuol dire che qualcuno ha smesso di investirci mentre lui continua a girare. A The Thaumaturge è successa la stessa cosa, con l’aggravante che a metterlo in quello stato è stato il suo stesso editore.
Il 25 agosto, sul palco dell’Opening Night Live che apre la gamescom, CD Projekt Red ha mostrato il primo assaggio di Songs of the Past, la terza espansione di The Witcher 3, in arrivo nel 2027. Nel comunicato ufficiale c’è scritto chi la sta costruendo insieme a loro: Fool’s Theory, studio polacco fondato nel 2015 con dei reduci di The Witcher 3 ai posti di comando. Cioè quelli di The Thaumaturge. Ed è il momento buono per andarselo a recuperare.
Cosa ha già toccato Fool’s Theory
Il curriculum dello studio è più denso di quanto lasci intendere la sua visibilità. Il primo gioco è stato Seven: The Days Long Gone, un GDR isometrico con meccaniche stealth uscito nel 2017. Poi il team ha lavorato come supporto esterno su Divinity: Original Sin 2 e Baldur’s Gate 3, e dal 2022 ha in mano il remake del primo The Witcher, ricostruito in Unreal Engine 5. A quei due progetti si aggiunge ora Songs of the Past. Sul sito dello studio stanno tutti e tre uno sotto l’altro, e due su tre portano il logo di CD Projekt.
In mezzo a questa fila di lavori per altri c’è l’unico gioco davvero loro: The Thaumaturge, uscito su PC il 4 marzo 2024 e su console il 4 dicembre dello stesso anno. Si gioca nei panni di Wiktor Szulski, taumaturgo che torna nella Varsavia del 1905 per indagare sulla morte del padre. La meccanica portante è la cattura dei salutor, creature invisibili ispirate al folklore slavo che incarnano i difetti umani: le usi per leggere le persone durante i dialoghi e per combattere a turni. È un gioco di conversazioni e di scelte sporche, ambientato in una città multiculturale attraversata dalla rivoluzione del 1905, con Rasputin e Nicola II che passano di lì.
I numeri che il bilancio ha marcato a zero
Qui arriva la parte scomoda. 11 bit studios, l’editore, nel febbraio 2022 aveva comprato il 40% di Fool’s Theory pagando in due tranche, con la seconda legata all’andamento commerciale del gioco. A metà 2024 l’ha azzerata, sulla stima che i ricavi netti dal gioco non avrebbero superato i 45 milioni di złoty (poco meno di 12 milioni di dollari) entro il febbraio 2028. Dal lancio al 30 settembre 2024 il gioco aveva portato in cassa a 11 bit 6,79 milioni di złoty, circa 1,65 milioni di dollari. Nel bilancio dell’esercizio 2024 è arrivata anche la svalutazione contabile, cioè la scrittura con cui un’azienda mette a verbale che da un investimento non si aspetta più di rientrare.
Poi c’è il 27 agosto 2026. Nella call sui risultati del primo semestre, una delle domande arrivate dagli investitori chiedeva a 11 bit se stesse valutando un seguito, visto che il primo capitolo non ha recuperato i costi. La risposta del CEO Przemysław Marszał, nella trascrizione della call, è un cortese niente. Nessun commento su un secondo capitolo, lo studio piace, il contributo di Fool’s Theory ai conti del semestre è stato positivo, e sul resto i numeri li vedete anche voi, ha detto, che è la frase con cui si chiude un argomento senza aprirne un altro. Marszał ha aggiunto che i polacchi in questo momento stanno facendo parecchie cose per CD Projekt, il che è un modo elegante per dire che il seguito, se mai arriverà, non è in cima a nessuna lista.
Deprecato non vuol dire rotto
Tutto questo riguarda i bilanci. Il gioco è un’altra faccenda. Al 29 agosto 2026 la pagina Steam conta 3.838 recensioni con l’81% di giudizi positivi, e nella finestra dei trenta giorni che Steam calcola a parte ne sono arrivate altre 36 con percentuali in linea. Chi ha smesso di scommettere su The Thaumaturge è un editore, non il suo pubblico, e sono due cose che si confondono spesso. Sul sito la recensione risale al marzo 2024, ai giorni dell’uscita.
Il resto delle informazioni pratiche è meno lusinghiero e va detto lo stesso. Non c’è l’italiano, nemmeno nei sottotitoli: serve l’inglese. Il doppiaggio polacco, per un gioco ambientato a Varsavia, è arrivato solo a ottobre 2024, sette mesi dopo il lancio. Il listino è fermo a 34,99 dollari. In compenso i requisiti sono da hardware normale: per i minimi bastano una Radeon RX 580 o una GeForce GTX 1050 Ti, schede video di parecchi anni fa. Servono poi 16 GB di memoria RAM e 25 GB di spazio su disco, il che per un gioco costruito in Unreal Engine 5 non era affatto scontato. Se avete un fisso di qualche anno fa nel ripostiglio, gira. Un bel controsenso, visto che l’espansione firmata dalle stesse persone ha invece alzato i requisiti minimi di The Witcher 3, che ora chiede un SSD e Windows 11.
Perché conviene farlo in queste settimane
Songs of the Past porterà Geralt in una regione nuova, Letten, campagna idilliaca con qualcosa di brutto sotto, e gli metterà in mano un’arma inedita, la catena. Uscirà nel 2027 su PC, PS5, Xbox Series X|S e Switch 2. Prima però, il 29 settembre 2026, arriva The Witcher 3: Wild Hunt Remastered, aggiornamento gratuito per chi possiede già il gioco sulle piattaforme che rientrano nella promozione. E dal 25 agosto Hearts of Stone e Blood and Wine sono diventate gratuite per tutti i possessori del gioco base.
Il che significa che nei prossimi mesi mezza internet tornerà a parlare di The Witcher 3. Prima o poi qualcuno si accorgerà che una parte di quel lavoro la sta facendo uno studio con un gioco suo, fermo su Steam da due anni e mezzo. Recuperarlo adesso serve anche a farsi un’idea di cosa arriverà con Letten: la scrittura, il ritmo delle indagini, l’attitudine a mettere il giocatore davanti a scelte senza opzione pulita. Sono le stesse persone.
Il verdetto: un editore può svalutare un gioco a zero, i giocatori no. The Thaumaturge è ancora installabile, ancora venduto e ancora consigliato da quattro recensori su cinque, e da questa settimana ha pure un motivo in più per essere giocato.


