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Ho provato sette demo dello Steam Next Fest in un giorno: il negozio di dischi, l’inquisitore con la lente e il castello da scalare

Tempo di lettura: 6 minuti

Ho passato una giornata intera dentro la cartella staging, l’ambiente di prova dove installo quello che non è ancora pronto per la macchina vera. Il motivo è che lo Steam Next Fest di ottobre 2026 chiude il 26, e dopo quella data mi resta il pulsante della lista dei desideri. Ne ho giocate parecchie. Sette le tengo installate, e qui c’è il perché.

Il criterio è uno solo: dopo venti minuti avevo capito cosa il gioco vuole farmi fare con le mani? Tre di queste sette mi hanno messo in difficoltà, due mi hanno fatto ridere, una la sto ancora pensando mentre scrivo.

Emberville mi ha preso in cinque minuti, e la demo non la butto

Emberville è un action RPG che mette un dungeon sotterraneo da svuotare sopra una città in rovina da ricostruire, e mi ha agganciata quasi subito. Mi aspettavo un ibrido di facciata e invece la parte da gioco di ruolo scende molto più in profondità di quanto lasci intendere la pagina dello store: classi, build, scelte che pesano sul combattimento. Lo firma Cygnus Cross, lo studio cofondato dallo streamer Ben Cassel, quello che su Twitch si chiama CohhCarnage, e il canale si sente nel cast di doppiatori. C’è Doug Cockle, il Geralt di The Witcher 3. C’è Amelia Tyler, la narratrice di Baldur’s Gate 3. L’elenco completo lo ha pubblicato PCGamesN, e ne avevamo scritto a luglio.

Una scena della demo di Emberville allo Steam Next Fest
Emberville © Cygnus Cross

La cosa pratica da sapere è che i progressi della demo mi sono rimasti: si trasferiscono nella versione in accesso anticipato, che parte il 27 ottobre, cioè il giorno dopo la chiusura del festival. Vuol dire che le ore passate sulla demo in questi giorni sono già il primo pezzo della partita vera. Sulla scheda Steam l’italiano non c’è, in nessuna delle nove lingue previste, e il gioco è solo per Windows.

Mr. Records mi ha fatto canticchiare i suoi pezzi per tutto il pomeriggio

In Mr. Records interpreti George, un signore anziano che decide a tarda età di aprire una bottega di dischi, con il cane Buzz dietro al bancone. I vinili che scopri vanno messi a scaffale, e quando ne ascolti uno nuovo il gioco ti sposta in un mondo onirico dove diventa una sezione ritmica. Sono brani originali, e ho finito la sessione canticchiandoli: per un rhythm game è l’unico test che conta davvero. Lo sviluppa Glee-Cheese Studio e lo pubblicano Wired Productions e Gamersky Games.

Una scena della demo di Mr. Records, con il negozio e i vinili
Mr. Records © Glee-Cheese Studio / Wired Productions

Di data non ce n’è: la pagina dello store dice ancora da annunciare, il che per un gioco con quattro trailer e una demo di questa qualità è una scelta, non una dimenticanza. L’italiano c’è nei testi, ed è una delle undici lingue supportate.

Hillthorn mi ha fatto risolvere un caso senza far parlare nessuno

Hillthorn è la rivisitazione più intelligente dell’investigativo che abbia provato quest’anno, e lo dico da persona che di solito si annoia a leggere interrogatori. Qui dialoghi non ce ne sono proprio: hai tipi diversi di carte da piazzare negli slot, le carte sono persone, luoghi e oggetti del caso, e usarle bene è quello che te ne fa ottenere di nuove. La sparizione di una ragazza in una comunità di montagna la ricostruisci così, un accostamento alla volta, e il momento in cui due carte che tenevi da mezz’ora combaciano vale tutto il resto. Lo firmano Fool Moon e Finnegan Motors, lo pubblica Raw Fury, ed esce il 10 novembre. Ne avevamo scritto ad agosto, quando è arrivata la data.

Una scena della demo di Hillthorn, con le carte dell'indagine
Hillthorn © Fool Moon, Finnegan Motors / Raw Fury

L’italiano c’è nei testi e anche nell’audio, su tredici lingue, e la demo gira su Windows, Mac e Linux.

Midnight Horde non è l’ennesimo clone dei survivors, e me lo aspettavo

Midnight Horde parte dove sta Vampire Survivors, cioè le armi sparano per conto loro e tu pensi a dove stare, ma invece di un campo aperto ti mette addosso le mura di un castello gotico da scalare. Ero pronta a liquidarlo come il solito clone e mi sbagliavo: il movimento in verticale, fatto di scatti e arrampicate, cambia il problema, perché la posizione buona non è più un punto del piano ma un appiglio da raggiungere prima dell’ondata. I materiali che raccogli in partita servono poi a costruire il castello, quindi ogni corsa finita male lascia comunque qualcosa in cassa. Il movimento lo aveva descritto GamingOnLinux quando è uscito il primo trailer.

Una scena della demo di Midnight Horde, fra le rovine gotiche
Midnight Horde © Carry Castle

Lo sviluppa Carry Castle, studio di Göteborg che aveva già firmato Source of Madness, l’action roguelite a scorrimento laterale con i mostri generati proceduralmente. Data di uscita non pervenuta, niente italiano, solo Windows.

Memoria Wake e l’ombrello che si apre per parare

Memoria Wake è per chi ha amato Death’s Door, e in parte anche per chi è sopravvissuto a Tunic: un’avventura isometrica bellissima con meccaniche souls-like addosso. Sei un ragazzino che prova a uscire da un mondo sognato male, a tratti surreale e a tratti da incubo, e l’arma vera è un ombrello che apri nell’istante in cui vuoi parare il colpo in arrivo. Temevo la solita parata a tasto, invece la finestra è generosa quanto basta e azzeccarla restituisce una soddisfazione fisica che in una demo non è scontata. Lo sviluppa e lo pubblica Team Crescendo, e sulla scheda ci sono italiano nei testi e nell’audio, Windows e Mac, e nessuna data.

Una scena della demo di Memoria Wake, nel mondo onirico isometrico
Memoria Wake © Team Crescendo

Inkblood è la cosa migliore che ho installato, e la pubblica chi ha fatto uscire Mouthwashing

In Inkblood sei un inquisitore che segue una scia di morti a bordo di una carrozza attrezzata per quel tipo di indagini. A ogni scena del crimine tiri fuori una lente d’ingrandimento magica che ti fa guardare l’istante in cui la vittima è morta, e da lì devi dedurre chi c’era e come è andata. È una versione più cupa e inquietante dei Golden Idol, e me ne sono innamorata: la differenza è che qui la ricostruzione te la guardi invece di immaginartela, e vedere la scena non te la spiega affatto.

Una scena della demo di Inkblood, sulla scena di un delitto
Inkblood © Hey Bird! / Critical Reflex

Lo sviluppa Hey Bird! e lo pubblica Critical Reflex, cioè l’editore che ha portato Mouthwashing e Buckshot Roulette, due giochi che hanno fatto numeri senza avere niente di quello che di solito fa i numeri. Uscita nel 2026, niente italiano.

At Fate’s End forse sta fuori dal festival, e ve lo consiglio lo stesso

At Fate’s End credo stia fuori dal programma ufficiale del Next Fest, ma la demo è appena arrivata ed è troppo bella perché la lasci fuori da questa lista. È il nuovo gioco di Thunder Lotus, gli autori di Spiritfarer: vesti Shan Hemlock, principessa delle spade, che deve duellare contro i propri fratelli e portargli via le armi. È il trauma familiare trasformato in videogioco, con l’albero delle abilità che coincide con l’albero genealogico, e l’impianto visivo regge il confronto con la storia che stanno costruendo. Ne avevamo scritto ad agosto, quando l’uscita era prevista entro l’anno.

Una scena della demo di At Fate's End, con Shan Hemlock
At Fate’s End © Thunder Lotus

La scheda Steam oggi dice 2027, quindi è l’unica delle sette che ho provato sapendo già che la versione completa è lontana più di un anno. La demo intanto c’è, con i testi in italiano, e gira su Windows, Mac e Linux.

Cosa resta sul disco dopo il 26 ottobre

Di queste sette, una sola passa in produzione subito ed è Emberville, il 27. Due hanno una data davanti, Hillthorn il 10 novembre e At Fate’s End nel 2027, e le altre quattro non ce l’hanno per niente: per quelle la demo è l’unica versione che esiste e lo resterà per un pezzo. È il motivo per cui conviene installarle entro il 26 invece di metterle in lista, perché una lista dei desideri lunga tre anni resta un backlog che nessuno chiude.

Io la cartella staging la svuoto il 27, come ogni anno. Inkblood ci resta, e ci resta pure l’ombrello.

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