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Refactor Games, l’amministratore delegato dice 85% di licenziati, i dipendenti dicono 100

Tempo di lettura: 3 minuti

Il 4 agosto abbiamo raccontato che Refactor Games, lo studio che ha realizzato FIFA World Cup per Netflix, aveva licenziato l’85% del personale. Da allora sono uscite due ricostruzioni che non coincidono: quella dell’amministratore delegato, che parla di ridimensionamento, e quella dei dipendenti su LinkedIn, che parlano di chiusura.

I numeri che ha dato il fondatore

Nathan Burba, fondatore e amministratore delegato di Refactor, ha quantificato i licenziamenti nell’85% dello staff, circa 80 persone, comunicati in una riunione generale venerdì 31 luglio 2026. Delphi Interactive, che possiede una quota dello studio, avrebbe tolto i fondi subito dopo l’uscita del gioco: per questo non è stata pagata nessuna liquidazione, e lo stipendio di quel venerdì è stato l’ultimo. Burba sostiene che lo studio si sta riorganizzando e che spera di richiamare parte del personale su altri progetti, senza specificare quali.

I diretti interessati, però, hanno raccontato la giornata in modo diverso. Un direttore artistico ha scritto su LinkedIn che Delphi ha staccato la spina a Refactor subito dopo la consegna del gioco e che l’intero studio è stato lasciato a casa quel giorno; un altro dipendente ha descritto la stessa sequenza dicendo che la società madre ha tolto i fondi e che tutto il gruppo di sviluppo è stato licenziato, lui compreso. Aftermath ha contato anche un responsabile del controllo qualità che parla apertamente di studio che chiude i battenti e un artista tecnico che parla invece della grande maggioranza del personale.

Le due versioni si toccano su un punto solo, ed è quello che conta: i fondi sono stati tolti subito dopo la consegna, senza liquidazione. Delphi Interactive non ha risposto a nessuna delle richieste di commento e non ha detto quante persone siano state coinvolte.

Tre settimane prima era un successo

FIFA World Cup: Launch Edition è uscito l’11 giugno 2026 sulla piattaforma di giochi in streaming di Netflix, riservata agli abbonati, nel giorno di apertura del Mondiale. È il primo gioco pubblicato sotto licenza FIFA dopo la rottura con EA, e si gioca usando il telefono come controller e il televisore come campo, con 48 nazionali, 1.248 calciatori su licenza e i 16 stadi del torneo. Le recensioni hanno bocciato controlli, grafica e intelligenza artificiale dei giocatori.

I giudizi di chi lo aveva pubblicato erano opposti. Nell’ultima chiamata con gli analisti il co-amministratore delegato di Netflix, Greg Peters, ha messo FIFA tra i due migliori debutti mai registrati dal servizio di cloud gaming. A luglio l’amministratore delegato di Delphi, Casper Daugaard, aveva detto a GameFile che il gioco stava andando molto bene, con 1,5 milioni di giocatori nella prima settimana.

Chi sono Refactor e Delphi

Refactor Games è nata nel 2022, fondata da Burba, già cofondatore della società di realtà virtuale Survios, con personale proveniente da EA Sports, 2K Sports e OneTeam Partners; il suo primo gioco era Football Simulator, in accesso anticipato su Steam. Ha sede in California, dentro gli uffici di Delphi a Los Angeles.

Delphi Interactive è nata nel 2020 e sul proprio sito si presenta come una società che sta ridefinendo il modo in cui si fanno i giochi ad alto budget, prendendo in licenza proprietà intellettuali altrui e sviluppandole con partner esterni. Aveva confermato la propria quota in Refactor in un’intervista a GamesIndustry.biz all’inizio del 2026.

Il precedente più vicino non riguarda Delphi ma la piattaforma: a ottobre 2025 Netflix aveva elogiato Squid Game: Unleashed in una chiamata con gli analisti, e pochi giorni dopo lo studio che lo aveva fatto, Boss Fight, veniva chiuso. Non risulta che Netflix abbia avuto un ruolo nella decisione su Refactor.

Una nota sul nome

Le testate internazionali scrivono lo studio in due modi. Game Developer usa Refactor Games, che è la grafia con cui il fondatore stesso si riferisce all’azienda; Kotaku scrive Refractor Studios. Continuiamo a usare la prima, ma la doppia forma è il motivo per cui questa vicenda è difficile da cercare online.

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