"He truly cared about games, about the industry, and about the people making them" – The industry on Phil Spencer

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La strategia di Phil Spencer è esplosa, e a ripulire i cocci è rimasta Asha Sharma

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Il settore videoludico ha un disperato bisogno di executive che rispondano dei propri danni, invece qui la sequenza è sempre la stessa: si compra tutto quello che si può comprare, si promette una libertà creativa che dura il tempo di un comunicato stampa, e quando il conto arriva a scadenza il nome in calce alla lettera di licenziamento è già quello di qualcun altro. Phil Spencer ha costruito l’impero Xbox degli ultimi sei anni. Non è lui a doverlo smontare adesso.

Nel marzo 2021 Microsoft chiude l’acquisizione di ZeniMax Media, casa madre di Bethesda, id Software, Arkane, MachineGames, Tango Gameworks, Alpha Dog e Roundhouse, per 7,5 miliardi di dollari. Due anni e mezzo dopo arriva il colpo grosso: Activision Blizzard, rilevata nell’ottobre 2023 per quella che resta ancora oggi la più grande acquisizione nella storia dei videogiochi. Ogni volta la promessa era la stessa: un catalogo sterminato avrebbe reso il Game Pass inattaccabile e i singoli studi liberi di lavorare senza l’ansia delle vendite al lancio.

Il problema è nel design del sistema, non negli utenti: quando un gioco esce day one su Game Pass, il ricavo dell’abbonamento finisce sul bilancio del servizio, non su quello dello studio che lo ha fatto, un meccanismo che abbiamo già raccontato parlando della chiusura di Ninja Theory. Uno studio può essere premiato dalla critica, giocato da milioni di abbonati, e comparire comunque come un’unità in perdita nei report interni. È lo stesso schema che nel 2024 ha travolto Tango Gameworks, gli autori di Hi-Fi Rush, salvati solo perché un editore esterno, Krafton, ha deciso di ricomprarli quando Microsoft li aveva già dati per persi.

Il conto che Spencer non ha mai dovuto pagare di persona

Il 23 febbraio 2026 Asha Sharma prende il posto di Spencer alla guida di Microsoft Gaming. Nel memo di insediamento promette tre priorità: i giochi prima di tutto, un ritorno ai fan storici, un “futuro del gioco” costruito insieme a sviluppatori e giocatori. Quattro mesi dopo firma invece quello che diversi addetti ai lavori descrivono come il più grande giro di tagli nella storia di Xbox: circa 3.200 posti di lavoro nell’anno fiscale 2027, Compulsion e Double Fine spinte fuori a diventare indipendenti, Ninja Theory e Undead Labs vendute a un proprietario ancora anonimo, Arkane Lyon in consultazione obbligatoria con il proprio comitato aziendale per decidere se sopravvive.

Sharma stessa ammette, parlando dei conti di un anno tipo, che Xbox perdeva 64 centesimi per ogni dollaro investito, e che alcuni team arrivavano a contare 14 livelli dirigenziali: non un incidente di percorso, ma il risultato diretto di un’espansione aggressiva partita proprio con l’arrivo di ZeniMax nel 2021. Mentre la CWA ricordava che il compenso di Satya Nadella per l’ultimo anno fiscale ammonta a 96,5 milioni di dollari, una dipendente Blizzard passata anche da Halo Studios ha collegato pubblicamente i tagli agli investimenti miliardari in intelligenza artificiale, notando che nella stessa settimana Microsoft ha alzato per la terza volta dal 2025 il prezzo delle console.

Spencer lascia con la reputazione di chi ha “salvato” l’industria mettendo tutto sotto lo stesso tetto. A ripulire i cocci, con il proprio nome sotto la mail di licenziamento, è rimasta Sharma. Un piano che compra tutto senza avere mai davvero un piano per farlo rendere, prima o poi, qualcuno lo deve pagare. Di solito non è mai chi lo ha firmato per primo.

Il verdetto: La strategia di Spencer non è fallita all’improvviso: ha solo aspettato che lui uscisse dalla stanza prima di presentare il conto a qualcun altro.

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