Un mese fa ho passato tre serate a recuperare le foto da un disco esterno che aveva deciso di morire senza preavviso. Settore dopo settore, con un programmino che pescava frammenti dal buio e me li sputava fuori mezzi corrotti: alcuni erano foto di famiglia, altri erano rumore travestito da immagine. Ho pensato spesso a quelle serate leggendo di The Old Flesh of Nuraga, che è esattamente quel mestiere lì, ma con la sabbia al posto dei settori danneggiati e un dio sepolto al posto del filesystem.
Lo fa Studio Ortica, che sta a Torino e si autopubblica, e la scheda Steam dice 27 agosto. Solo PC. Interfaccia e sottotitoli in italiano, doppiaggio no.
Recuperare dati da un supporto che si sbriciola
La premessa: sei Cinera, sei ferma in un deserto con tuo nonno, e tuo nonno gli altri lo hanno lasciato indietro perché non teneva il passo. Tu sei rimasta. Il cibo lo trovi sotto la sabbia usando una campana antica, e mentre lo cerchi scopri che state accampati sopra il palazzo sepolto di un dio dimenticato. Ed è il dio che il nonno pregava.
Da lì in poi il ciclo è quello del recupero dati. Dissotterri un frammento (lettura del settore), lo pulisci (rimozione del rumore), lo esamini (interpretazione del contenuto), e ogni volta esce fuori qualcosa che non ti aspettavi. Con una differenza sostanziale rispetto al mio disco esterno: lì il peggio che poteva succedere era perdere le foto di un capodanno. Qui ogni pezzo che tiri su spinge il nonno un po’ più a fondo nell’ossessione, convinto com’è che quei cocci salveranno tutti quanti.
La cosa che mi interessa davvero è che il gioco non sceglie l’archeologia come scenografia. Sardegna nuragica, mitologia e cultura materiale vera, dentro un genere che di solito quando vuole fare “antico” prende un tempio greco e ci mette la nebbia. Qui il patrimonio è il motore, e in un mercato dove il fantasy generico si compra a peso è una scelta che costa fatica.
Numeri piccoli, letti per quello che sono
La demo gratuita sta all’88% su 17 recensioni. Diciassette. È un campione da cui non si estrapola niente, e chi vi racconta il contrario vi sta vendendo qualcosa. Quello che dice è solo che le persone passate di lì sono tornate a scriverne bene. Per uno studio senza publisher, quella è tutta la distribuzione che esiste.
Il gioco dura una o due ore, dichiarate, ed è pensato per essere finito in una sessione. Trovo che sia la scelta giusta. Un horror che vive sull’esame ravvicinato di oggetti non regge venti ore senza diventare una lista della spesa, e i team piccoli che allungano il brodo lo fanno di solito per giustificare un prezzo, non per il gioco.
Una nota pratica, perché la data si è già mossa una volta. All’annuncio di giugno si parlava di “estate 2026” senza altro; pochi giorni dopo Bloody Disgusting scriveva 7 agosto. Sulla scheda oggi c’è scritto 27. Se ve lo eravate segnato in calendario, riscrivetelo.
Per Studio Ortica è il terzo gioco dopo Loan Shark e Birds Watching, quindi non è gente al primo tentativo: sanno come si chiude un progetto corto senza lasciarlo a metà, che è la parte in cui gli esordienti si schiantano.
Il disco esterno alla fine me lo hanno restituito quasi tutto, tranne un paio di cartelle andate per sempre. Nuraga sembra costruito sull’idea opposta, cioè che il problema non sia recuperare i dati ma quello che ci trovi dentro una volta che li hai puliti. Il 27 agosto si vede se la promessa regge oltre i primi frammenti.


