Il settore ha un suo rituale consolatorio: ogni volta che una piattaforma toglie qualcosa, esce il veterano giapponese che pronuncia la frase memorabile, i siti la impaginano per due giorni, e la piattaforma non sposta una virgola. Di solito la frase è anche innocua, un elogio nostalgico della scatola sullo scaffale. Stavolta invece qualcuno ha tirato il ragionamento fino in fondo, arrivando dove le dichiarazioni di circostanza si fermano sempre.
Sohei Niikawa, l’uomo che ha creato Disgaea e ha guidato Nippon Ichi Software come presidente dal 2009 al 2022, sostiene che se PlayStation smette di produrre giochi in scatola tanto vale che smetta di produrre anche la console. Basterebbe un televisore, dice: senza il supporto fisico, l’oggetto sotto la TV non ha più una ragione di esistere separata da un abbonamento. Lo ha detto a Noisy Pixel in un’intervista rilasciata ad Anime Expo, la fiera di Los Angeles di inizio luglio, e pubblicata il 22 luglio 2026.
Il contesto, per chi si fosse perso l’estate: Sony ha annunciato che dal gennaio 2028 i nuovi giochi PlayStation non usciranno più su disco, e la reazione è stata quella che ci si aspetta da un pubblico che di quel formato ha fatto un’identità. Ne abbiamo scritto quando ancora sembrava una notizia isolata invece che una direzione, spiegando perché il mercato fisico non è morto da solo ma è stato spento apposta.
L’autografo su una scatola vuota
Il motivo che porta a sostegno vale più della battuta sul televisore. Niikawa dice di capire benissimo la logica industriale di Sony e si tiene lontano dal romanticismo dell’oggetto in sé. Quello che gli interessa è un gesto preciso: alle fiere i giocatori si presentano con la copia fisica e chiedono la firma, poi se la portano a casa e la mettono in mostra.
Non si autografa una licenza.
Detto da uno che ha passato vent’anni a vendere simulation RPG di nicchia a un pubblico devoto, il ragionamento ha una sua sostanza economica: le serie come Disgaea campano su una minoranza che compra le edizioni limitate con l’artbook, non sul passaggio casuale in saldo. Se il canale fisico chiude, chiude anche il modo in cui quel pubblico dimostra di esserci.
Un promemoria doveroso, visto che qui non si fa il servizio stampa a nessuno: Niikawa ha un gioco da vendere. Dopo l’uscita da Nippon Ichi ha fondato SuperNiche nel marzo 2025 e lavora a Demons’ Night Fever, uno strategico a griglia pubblicato da Arc System Works con Drecom, in arrivo nel 2026 su PS5, Switch e PC senza una data precisa. Lo trovate su Steam in lista dei desideri, e secondo Kotaku avrà un’edizione fisica. Il conflitto di interessi va dichiarato, poi ognuno pesi la dichiarazione come crede.
Sul gioco in sé, comunque, il tipo non fa nulla di rassicurante. La meccanica centrale si chiama Peon Exploitation System e consiste nel sacrificare deliberatamente le proprie unità alleate per rendere più forte l’esercito che resta: più nefandezze commetti, più diventi cattivo in senso tecnico. Alla presentazione del 24 giugno 2026 il nome del genere occupava una riga intera, e Niikawa stesso lo ha definito una scemenza mentre lo leggeva. Se avete apprezzato la cattiveria gestionale di Bloodgrounds, qui il fango è lo stesso ma con più zolfo.
La sua posizione regge meglio di quelle degli altri veterani intervenuti sulla vicenda: non chiede a Sony di tornare indietro per nostalgia, le fa notare che sta smontando il pezzo su cui poggia il resto del mobile. Se il gioco arriva via download e gira su una macchina che serve solo a scaricarlo, il vantaggio della console rispetto a qualunque altro apparecchio connesso diventa difficile da spiegare a voce alta. Sony questo lo sa meglio di lui, il che rende la scelta una decisione consapevole e non una distrazione.
Il verdetto: Niikawa ha ragione e non servirà a niente, perché l’argomento che porta è esattamente quello che a Sony conviene ignorare: se ammetti che senza dischi la console è un decoder, poi devi spiegare perché continui a venderla a 500 euro.


