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Lost Arsenal: lanci l’arma e ti teletrasporti dove atterra, la beta chiusa è up

Tempo di lettura: 3 minuti

Gli action in prima persona costruiti attorno a un solo verbo mi hanno insegnato una cosa: il verbo funziona sempre nei primi quindici secondi. È il sedicesimo che decide se il gioco esiste davvero. Rampino, tempo che rallenta, pareti su cui correre: la clip gira, le wishlist salgono, poi arriva il livello vero e scopri che quel verbo serviva solo ad attraversare i burroni tra uno scontro e l’altro.

Lost Arsenal punta tutto sul suo, di verbo: lanci l’arma da mischia che hai in mano e ti teletrasporti dove finisce. Lo sviluppa e lo pubblica da solo Marginal Error, e la scheda su Steam lo descrive come un melee action game in prima persona tutto costruito sul movimento, dove impersoni una bambola incantata dentro un castello invaso dagli evocati di un mago. Il castello è sconosciuto anche a lei, e ripulirlo serve soprattutto a scoprire come sia arrivata a essere quello che è.

La descrizione ufficiale insiste su due cose. La prima è la fragilità: un passo falso e sei morta, quindi la mobilità è l’arma vera e non un contorno. La seconda passa quasi inosservata ed è quella che deciderà il gioco, perché la velocità si accumula con le azioni consecutive. Tradotto: il sistema premia chi non si ferma mai e punisce l’esitazione, che è esattamente la cosa che fa un giocatore normale le prime tre volte che entra in una stanza nuova.

Quattro giochi che si litigano la stessa nuvola di tag

Le etichette che il gioco si porta dietro sulla scheda sono FPS, hack and slash, 3D platformer e score attack, con parkour e difficult a rincarare la dose. Le prime tre convivono senza troppi drammi. La quarta è quella su cui mi fermo, perché score attack significa livelli da rigiocare per il punteggio, e un gioco da rigiocare per il punteggio ha bisogno di regole leggibili al centesimo di secondo, di percorsi che si imparano a memoria e di nemici che si comportano sempre allo stesso modo. La cornice narrativa promette invece un castello da scoprire e un’identità da ricostruire. Sono due patti diversi con lo stesso giocatore, e il level design dovrà decidere quale onorare.

Non che la prima persona sia diventata un territorio vuoto: nell’action indie ci prova gente come AetherCycle, con loot e co-op fino a otto giocatori. Qui però non c’è niente da spartire: singleplayer, e per ora solo su Windows.

Per capire se il trucco regge oltre la clip c’è un solo modo, ed è entrare nella beta chiusa, che al 30 luglio 2026 risulta aperta: si chiede l’accesso dal pulsante sulla pagina del negozio e si aspetta che lo sviluppatore apra un altro giro di posti, come già succedeva con la closed beta di Veyora. Su Playtester, che la elenca tra quelle aperte, ci sono due dettagli che conviene sapere prima di mettersi in coda: il gioco è solo in inglese e il controller non è supportato. Su un titolo che ti chiede di lanciare, mirare al volo e teletrasportarti mentre sei ancora per aria, mouse e tastiera non sono una punizione. L’italiano invece non compare da nessuna parte, e su una scheda a lingua singola raramente compare prima dell’uscita.

Di data di uscita, comunque, non c’è traccia: la scheda dice Coming soon e si ferma lì. L’appid risulta registrato su SteamDB dal 30 aprile 2025, quindi il gioco sta nel sistema di Valve da oltre un anno senza che sia mai comparsa una finestra di lancio. Tutto il resto passa dal Discord e dall’Instagram dello sviluppatore, che sono gli unici due canali agganciati alla scheda del negozio: niente sito, niente publisher, niente ufficio stampa a cui rompere le scatole.

Il verdetto: Se il teletrasporto sull’arma lanciata regge anche quando la stanza è piena e il contatore della velocità ti sta spingendo dentro il prossimo errore, Marginal Error ha in mano il suo unico argomento e gli basta per farsi ricordare. Se invece serve solo a coprire i vuoti tra un combattimento e l’altro, Lost Arsenal resterà la clip più bella che ho salvato quest’anno senza mai arrivare in fondo al castello.

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