Una scena di Etre, l'azione in terza persona ambientata dentro Orbis, la mente grande quanto un pianeta

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L’azione in terza persona Etre si gioca dentro la mente di un pianeta che sta per svegliarsi

Tempo di lettura: 3 minuti

L’azione in terza persona Etre di Studio Lifeforms si gioca dentro una mente, e la mente è un pianeta. Si chiama Orbis, è un’intelligenza grande quanto un mondo e sta per svegliarsi: il giocatore ci cammina dentro mentre quel risveglio decide cosa diventerà. La pagina Steam è aperta, la data di uscita no.

Chi è Xyle e cosa cerca dentro Orbis

Il protagonista è un saltatore stellare di nome Xyle, attirato lì da un segnale, e cerca Atel, la persona a cui era legato e che è scomparsa. Dentro Orbis non c’è il vuoto: ci sono le Angel Tech, reti di macchine viventi, e la Living Geometry, che nasce dalla corruzione di quelle reti e si è messa contro. Sopra tutto c’è una società post-umana, gli Etre del titolo, divisa in due fazioni che hanno piani incompatibili per il pianeta e due nomi al comando, Mal e Weyl.

Il gioco è un’avventura d’azione per un solo giocatore, con combattimenti e rompicapi spaziali, e una meccanica che fa da collante: si scansionano organismi, strutture e macchine per scoprire a cosa servono e cosa è successo lì prima. Le abilità che si guadagnano cambiano il modo di muoversi e riaprono posti già visti, che è la struttura con cui si torna indietro per prendere quello che prima era fuori portata.

Gli esiti che la scheda prevede per Orbis sono tre, e non sono varianti di tono. Orbis può tornare in equilibrio come mondo vivente, può svegliarsi come mente divina trascendente, oppure può diventare qualcosa di molto più terrificante. Quale dei tre arriva dipende da cosa il giocatore ha scelto e da cosa ha scoperto, e lo studio presenta tutto questo come una storia su amore, risveglio e responsabilità.

Da dove viene l’aspetto che ha

Il riferimento che lo studio mette per iscritto è uno solo: la fantascienza dei fumetti europei degli anni Settanta e Ottanta. Non cita nomi, ma chi ha sfogliato quelle tavole riconosce l’impianto nelle immagini della galleria, cioè architetture luminose e biomi separati l’uno dall’altro per colore invece che per bioma naturale. In un’altra schermata si vedono i corridoi.

Ne ha scritto Rock Paper Shotgun, che nel titolo lo definisce un gioco d’azione dalla grafica abbagliante, che guarda a Control. Il paragone tiene su una cosa precisa: anche lì si attraversava un edificio che era un personaggio, con stanze che cambiavano da sole. Le etichette che il gioco si dà su Steam vanno nella stessa direzione, perché fra le più votate ci sono psichedelico, surreale e ricco di lore.

Cosa manca ancora, e cosa serve per farlo girare

Mancano le due cose che contano per chi vuole giocarlo: la data e il prezzo. Sulla scheda l’uscita è indicata come da annunciare, non c’è una demo da provare, e le lingue sono solo inglese per interfaccia e sottotitoli, senza doppiaggio completo. L’italiano non è in elenco. Le piattaforme dichiarate si fermano a Windows.

Sui requisiti il gioco non è leggero per quello che mostra. Al minimo chiede un processore Core i7-6700 o Ryzen 5 1600, dodici gigabyte di memoria e una GeForce GTX 1060 da 6 gigabyte o una Radeon RX 580 da 8, con DirectX 12 e venti gigabyte di spazio. Ai consigliati si passa a un Core i7-12700 o un Ryzen 7 7800X3D con sedici gigabyte di memoria e una RTX 2060 SUPER o una RX 5700 XT. Sono numeri da gioco che calcola luci e materiali complicati, non da avventura stilizzata, e spiegano perché quelle immagini hanno quell’aspetto.

Perché vale tenerlo d’occhio

Il rischio di un gioco così è quello di tutti i progetti costruiti sul colpo d’occhio: la direzione artistica porta il giocatore dentro, e poi serve qualcosa che lo tenga lì. Scansionare, risolvere rompicapi e combattere sono tre verbi visti mille volte, e il modo in cui vengono tenuti insieme si capisce soltanto con il controller in mano.

Quello che si può dire adesso è che lo studio non si è messo a inseguire un genere di moda, e che il materiale pubblicato non assomiglia a nient’altro in circolazione. È lo stesso motivo per cui ci eravamo fermati su Militsioner e su Queen’s Domain: quando un piccolo studio sceglie una strada che nessun reparto marketing avrebbe approvato, in genere c’è qualcosa da vedere. Il sito ufficiale è etregame.com, e per adesso è lì che si trovano gli aggiornamenti.

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