Un investitore ha chiesto a Capcom quale impatto preveda, sul medio e lungo periodo, dalla contrazione del mercato dei giochi in formato fisico. La risposta pubblicata dall’azienda nei materiali della trimestrale sta in due righe: circa il 90% delle vendite unitarie di Capcom è digitale, e al momento nessun impatto significativo è previsto.
La domanda arrivava nel contesto della decisione di Sony di smettere di produrre dischi per i nuovi giochi PlayStation dal gennaio 2028, e la risposta è stata notata da Kotaku per la sproporzione fra la cifra e la reazione: quel 10% che resta è comunque un decimo del fatturato di una società da diverse decine di miliardi di yen di utile trimestrale, liquidato senza un piano.
I conti di Capcom, del resto, sono in un momento favorevole. Nel trimestre chiuso il 30 giugno 2026 la società ha registrato un aumento del 68% delle unità vendute rispetto allo stesso periodo del 2025, con vendite nette in crescita del 54,7% e utile ordinario in crescita dell’81,1%, e ha dichiarato che PRAGMATA, la sua nuova proprietà intellettuale, ha superato le attese. Nella relazione finanziaria l’azienda insiste sugli investimenti destinati a far crescere ancora la quota digitale del proprio business.
È la seconda voce importante dell’industria che in pochi giorni si schiera dalla parte della decisione di Sony, dopo Take-Two. In direzione opposta va invece l’ex presidente di Blizzard Mike Ybarra, che con l’82% di vendite digitali dichiarate da Sony ha chiesto garanzie scritte sulla durata delle librerie già acquistate dai giocatori.


