Il logo di CyberLeek con la scritta «Wasted?», il leaker al centro della caccia legale di Take-Two su GTA 6

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Hanno preso CyberLeek? Non proprio: cosa sappiamo davvero della caccia al leaker di GTA 6

Tempo di lettura: 5 minuti

Sui social gira da giorni sempre la stessa notizia: CyberLeek arrestato. È il leaker che da metà agosto pubblica filmati rubati di GTA 6, il nuovo Grand Theft Auto, in uscita il 19 novembre su PlayStation 5 e Xbox Series X e S.

Le prime speculazioni sono partite il 22 agosto, quando il sito e il canale Telegram del leaker sono spariti nel giro di poche ore. Al 2 settembre, però, non risulta nessun fermo e nessuna incriminazione. Esiste un fascicolo civile a New York, e una scadenza fissata per il 4 settembre.

La sovrapposizione è facile da fare, perché una caccia c’è davvero. Take-Two Interactive, la società che possiede Rockstar Games, sta cercando in tribunale chi ha diffuso i filmati. Ma un’azienda privata che chiede a un giudice di ordinare a Discord la consegna di alcuni dati è un’altra cosa rispetto a una procura che dispone un arresto, e finora è successa solo la prima.

Da dove nasce la voce dell’arresto

Il 22 agosto, quattro giorni dopo la prima clip, il sito di CyberLeek ha smesso di rispondere e il canale Telegram ha cominciato a mostrare un avviso di violazione del copyright al posto dei video. Erano i due punti di distribuzione principali ed erano spariti la stessa mattina: la loro scomparsa ha acceso le speculazioni su un intervento delle autorità. Nei giorni successivi sono comparsi altri mirror e nuovi canali, quindi il blackout non era definitivo.

La voce vera e propria è esplosa alla fine del mese. Su X sono circolati post in maiuscolo che davano l’arresto per avvenuto «sette ore fa». Le note della community li hanno poi segnalati come non verificati, e hanno fatto risalire tutto a una risposta scherzosa sotto un post Reddit in tedesco, che parlava di un caso di criminalità informatica diverso. In un articolo uscito prima dell’anteprima Netflix del 27 agosto, Editoriale Domani scriveva che a carico di CyberLeek non risultano accuse penali e che le ricostruzioni su arresti e condanne sono invenzioni. Da allora non è emerso niente che cambi il quadro.

C’è anche un precedente che spinge tutti verso la stessa conclusione. Il leak del 2022, quello che rivelò per la prima volta il gioco, portò all’arresto di Arion Kurtaj, minorenne all’epoca dei fatti. La polizia britannica lo individuò nel giro di pochi giorni. Giudicato non idoneo a sostenere il processo, nel dicembre 2023 fu destinato a un ricovero a tempo indeterminato in una struttura psichiatrica sorvegliata. A luglio 2026 è stato spostato in un carcere ordinario e ora aspetta un nuovo processo fissato per novembre, cioè lo stesso mese in cui il gioco arriva nei negozi.

Chi ricorda quella vicenda si aspetta lo stesso schema e gli stessi tempi. Nel 2022, però, c’era stata un’intrusione documentata nei sistemi di Rockstar, e la polizia era arrivata prima degli avvocati.

Cosa ha fatto davvero Take-Two, atto per atto

Il 20 agosto Take-Two ha depositato due richieste di mandato alla Corte distrettuale del Distretto Sud di New York, rivolte a Microsoft e Discord. Lo strumento è il mandato DMCA, previsto dalla legge americana sul diritto d’autore online: consente a chi detiene i diritti di farsi dare da una piattaforma i dati che identificano un presunto responsabile, senza dover prima fare causa a nessuno.

Le richieste chiedono parecchio. Identificativi di dispositivo, numeri di telefono, account Google e Xbox collegati, contenuti OneDrive. E gli indirizzi IP di registrazione e ultimo accesso, cioè i numeri che identificano la connessione usata. Non solo per chi ha pubblicato i video, ma per tutti gli account che hanno scritto in tre server Discord dal 1 giugno 2026 in poi. Uno dei tre è legato al creatore australiano Matthew Judge, in rete DarkViperAU, che ha dichiarato di non saperne niente. La scadenza per rispondere è il 4 settembre.

Poi il cerchio si è stretto. Il 28 agosto, il giorno dopo l’Extended Look su Netflix, Take-Two è tornata in tribunale con una seconda richiesta rivolta a Discord, chiedendo al giudice di tenerne segreto il contenuto per non avvertire i responsabili. Negli atti l’azienda dichiara di aver individuato un ulteriore utente Discord e di aver raccolto altre informazioni su uno già identificato: dalle migliaia di account del primo mandato si è passati a due bersagli. Lo stesso giorno ha ritirato la richiesta contro YouTube, spiegando che quei dati non le servono più. Ne abbiamo scritto il 1 settembre.

Nel frattempo il giudice ha detto sì. Andrew L. Carter ha accolto la richiesta, scrivendo che ci sono buone ragioni per ordinare al cancelliere di emettere il mandato. Ha dato il via libera anche al sigillo, quindi i due utenti Discord finiti nel mirino restano coperti.

Due cose restano irrisolte. Take-Two sostiene che il primo mandato sia stato emesso il 21 agosto e notificato subito a Discord. Il 24 agosto Ryan Rigney di Discord diceva pubblicamente che l’azienda non aveva ricevuto niente e che ne avrebbe valutato validità e portata prima di rispondere. Sul fronte YouTube, invece, il giudice John P. Cronan si era rifiutato di firmare finché non gli fosse stato spiegato meglio come i tre profili citati fossero collegati al video incriminato.

Perché un mandato civile non è un arresto

La distinzione pesa. Il mandato DMCA serve a mettere un nome su un profilo, lo chiede un’azienda privata e non uno Stato, e in fondo al percorso c’è al massimo una causa per violazione del copyright con richiesta di danni. Un arresto lo dispone un’autorità giudiziaria penale, e di norma se ne ha notizia da un comunicato di una polizia o di una procura, non da un profilo social che parla di «fonti emergenti». Su CyberLeek nessuna forza di polizia ha comunicato niente, e nessuna testata affidabile ha riportato un fermo.

Anche dentro Rockstar, del resto, non sanno chi sia. Il 21 agosto Jason Schreier riferiva su Bloomberg che lo studio non aveva ancora identificato il leaker e non aveva nemmeno capito come fosse avvenuta la falla, con una risposta interna descritta come «all hands on deck». Il 26 agosto lo studio ha rotto il silenzio: ha definito la diffusione di materiale incompiuto una cosa che spezza il cuore al team di sviluppo e ha confermato la data del 19 novembre. Sull’identità di chi c’è dietro non ha detto niente.

La posizione del leaker resta comunque pesante, e non solo per i video. Il 27 agosto, poche ore prima dell’Extended Look, il proprietario del contratto della criptovaluta legata ai leak ha incassato tra i 250.000 e i 270.000 dollari, e la moneta è crollata lasciando con il token in mano chi l’aveva comprata. Le transazioni su Solana restano pubbliche, e almeno 91 SOL sono finiti su KuCoin, cioè su un exchange centralizzato e non in un portafoglio irrintracciabile.

Cosa si sa di chi c’è dietro, e quanto poco

Sull’identità gli elementi pubblici sono indizi, non prove. Decodificando gli identificativi che compaiono negli atti depositati, l’account Discord “CyberLeek” risulta creato il 10 gennaio 2019. Tyler Wilde di PC Gamer ha notato che gli orari delle pubblicazioni sono compatibili con un fuso europeo, e ha definito lui stesso fragile la deduzione. Nello stesso pezzo segnala alcuni post del 2018 firmati con lo stesso nome su un forum in lingua tedesca che ospita anche sezioni di sicurezza informatica, più il fatto che il sito e due suoi mirror stiano su un provider tedesco.

Il resto è quello che CyberLeek ha detto di sé. Il manifesto pubblicato insieme ai video chiede tre cose: la fine dei preordini digitali, lo stop ai contenuti aggiuntivi già presenti nei file del gioco base e una modalità offline obbligatoria per le componenti in singolo. Stop Killing Games, la campagna europea contro la disattivazione dei giochi acquistati, ha preso le distanze il 20 agosto, con la motivazione che i mezzi illegali non aiutano la causa. Wilde fa notare che le prime due richieste rimandano a polemiche di dieci o quindici anni fa, e che questo suggerisce qualcuno attivo nel dibattito videoludico da parecchio tempo, non un ragazzino.

Il 4 settembre Microsoft e Discord devono rispondere al primo mandato. Se le risposte arrivano e reggono, Take-Two avrà dei nomi, e da lì potranno partire una causa civile o una denuncia: è quello il momento in cui un arresto diventa una possibilità concreta e verificabile. Fino ad allora quello che si sa è che l’ultima clip risale al 27 agosto, lo stesso giorno in cui il portafoglio è stato svuotato. Chi annuncia la cattura sta tirando a indovinare, e in due settimane non ci ha ancora azzeccato.

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