It finally felt like GTA 6 was in reach, but it just got delayed again and now it's more than a year away

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CyberLeek incassa e sparisce: i leak di GTA 6 erano il marketing di una memecoin

Tempo di lettura: 4 minuti

Per nove giorni il mondo si è chiesto chi fosse CyberLeek e come avesse messo le mani su GTA 6. La risposta più deludente possibile è arrivata il 27 agosto 2026, poche ore prima che Rockstar mandasse in onda il suo Extended Look: il proprietario del contratto della criptovaluta legata ai leak ha svuotato la cassa e la moneta è crollata.

Chi ha seguito la vicenda da qui sa già che avevamo scritto che il leaker sembrava avere in mano una versione giocabile del gioco. Quello che mancava era il movente, e adesso c’è: era una campagna pubblicitaria per un token.

Come funzionava

Il meccanismo era dichiarato, non nascosto. Ogni clip pubblicata dal 18 agosto in poi, a partire da quella di Jason che gioca a basket davanti casa, portava impresso il marchio di una moneta su Solana chiamata CYBERLEEK e una scritta che si può tradurre così: più sale la capitalizzazione, più leak arrivano. Il video successivo, insomma, veniva messo in vendita al pubblico dei compratori.

Ha funzionato. Il 23 agosto il token ha toccato una capitalizzazione di circa 25 milioni di dollari e un massimo storico intorno ai 3,4 centesimi, moltiplicando per quattordici il proprio valore in una sola giornata, come ricostruisce Benzinga sui dati raccolti da CoinDesk.

I numeri dell’incasso

Nelle prime ore del 27 agosto i registri pubblici della blockchain mostrano il proprietario del contratto che riscuote circa 146.000 dollari in SOL confezionato più 15,4 milioni di token accumulati come commissioni da creatore, e che poi vende l’intera posizione in un’unica transazione per altri 125.000 dollari circa. Il denaro finisce spalmato su quattro portafogli appena creati.

Sul totale le stime divergono, e vale la pena dirlo invece di scegliere il numero più comodo. Kotaku parla di quasi 250.000 dollari. Dexerto, citando il ricostruttore di GTAForums che si firma Vice Cit e che segue le transazioni dal 20 agosto, arriva a oltre 265.000, e aggiunge che una parte è ancora ferma in portafogli che non si sono mossi. Sommando le due voci registrate da CoinDesk si va verso i 270.000. Anche il crollo viene raccontato con numeri diversi: c’è chi lo quantifica in un meno 34,5 per cento in ventiquattro ore, con il token sceso a 0,0065 dollari, e chi in un meno 46 con la capitalizzazione scivolata sotto i sette milioni. Su una cosa concordano tutti: chi aveva comprato aspettando il leak successivo è rimasto con il cerino in mano.

Non è il rug pull che vi aspettate

Qui c’è il dettaglio che rende la faccenda più sgradevole, non meno. In un rug pull da manuale chi ha creato la moneta scarica le proprie riserve sul mercato e sparisce. Qui, fa notare GamesRadar, 270 milioni di monete di riserva risultano bruciate, cioè rese inutilizzabili. È una mossa che serve a rassicurare chi compra, perché toglie di mezzo il sospetto che il creatore stia per svendere tutto, e che nel frattempo lascia il contratto libero di continuare a incassare le commissioni su ogni scambio.

Detto in italiano: invece di rubare il portafoglio, si è fatto pagare il biglietto per nove giorni e poi ha chiuso il baraccone. Il risultato per chi ha comprato è identico, ma la costruzione è più paziente. E infatti Vice Cit, nella sua ricostruzione, osserva che questa non assomiglia al leak del 2022, e che sembra pianificata fin dall’inizio proprio per massimizzare l’incasso.

La scia

Il denaro non è evaporato senza lasciare traccia, e questa è la parte che dovrebbe togliere il sonno a chi ha premuto i pulsanti. Almeno 91 SOL sono finiti su un conto KuCoin verificato con procedura di identificazione del cliente, cioè con un documento associato. Altre transazioni passano da CCE.Cash, un servizio di scambio che non richiede registrazione ma che, osserva sempre Vice Cit, conserva comunque informazioni utilizzabili da un’indagine. Lo stesso ricostruttore ipotizza che le persone coinvolte siano almeno due, viste le modalità diverse con cui il denaro è stato prelevato.

Sul fronte legale, Take-Two ha ottenuto dai giudici federali il via libera a chiedere a X, Microsoft e Discord i dati identificativi collegati al leaker. Con l’avvertenza che Discord ha smentito di aver ricevuto alcunché, quindi il quadro processuale è meno lineare di come è stato raccontato in giro.

Duecentocinquantamila dollari

Va anche detto cosa non sappiamo, perché la differenza tra un pezzo e un post di Telegram sta lì. Nessuno ha confermato le cifre: non CyberLeek, non KuCoin. I dati della blockchain mostrano che quei portafogli si sono mossi, non chi li controlli, e nemmeno che quella persona sia la stessa che ha pubblicato le clip. Che i leak siano davvero finiti è un’ipotesi ragionevole, non un fatto: potrebbe essere una pausa, o un modo per far raffreddare le acque.

Resta il conto. Duecentocinquantamila dollari sono, nell’ordine: meno di quanto Take-Two ha bruciato in capitalizzazione mentre la vicenda andava avanti, cifra che abbiamo raccontato nell’ordine dei miliardi; una frazione microscopica dei tre-cinque miliardi che gli analisti si aspettano dalla sola settimana di lancio a novembre; e un prezzo bassissimo per essersi messi addosso l’ufficio legale di Take-Two, i mandati federali e una scia su un conto con documento allegato.

Nel frattempo, mentre tutti guardavano i video, qualcuno ha usato il gioco più atteso del decennio come esca pubblicitaria e ci ha fatto la cifra di un appartamento in periferia. La parte peggiore non è la truffa, che era prevedibile fin dal primo watermark. È che per nove giorni l’intero settore, questo sito compreso, ha fatto da megafono gratuito a un banco di scommesse. La prossima volta che un leak arriva con un logo appiccicato sopra, sappiamo già cosa stiamo guardando.

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