Il logo Microsoft su uno schermo, l'azienda che non ha commentato le frasi del suo dirigente sull'IA

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Brandon Stirrup cancella il profilo X dopo aver scritto che chi rifiuta l’IA non dovrebbe fare impresa

Tempo di lettura: 3 minuti

Il dirigente di Xbox Brandon Stirrup ha cancellato il suo profilo sui social meno di ventiquattro ore dopo aver scritto che chi sviluppa videogiochi e rifiuta di credere all’intelligenza artificiale non dovrebbe fare impresa. Le frasi erano una serie, non una scivolata singola, e dicevano una cosa precisa: dentro Microsoft l’IA si usa già, e il settore finge il contrario.

Cosa ha scritto

Stirrup, responsabile della strategia commerciale, ha pubblicato nel giro di poche ore una sequenza di messaggi in lode dell’intelligenza artificiale applicata allo sviluppo, arrivando a mostrare un gioco assemblato da lui lavorando insieme a un agente automatico. Il passaggio che ha fatto saltare tutto sostiene che tutto quello per cui si pianifica verrà superato, che si sta pianificando un futuro falso, e che i videogiochi sono il solo settore che fa finta di non usare l’IA perché gli utenti la guardano male, mentre tutti gli altri accettano la realtà. La chiusa è quella che gli è costata il profilo: chi sviluppa e si rifiuta di credere che l’IA abbia un posto nel suo futuro non dovrebbe fare impresa.

Nello stesso giro di messaggi ha scritto che un lavoro che una volta chiedeva mesi a una squadra di conversione adesso si chiude in un fine settimana, e che anche lui e le persone attorno a lui devono farsene una ragione per riuscire; per persone attorno intendeva Microsoft. Ha aggiunto, senza giri di parole, che in azienda l’IA si usa come la usano tutte le aziende nel 2026. Poi ha scritto che potrebbe essere licenziato per aver detto la verità in pubblico, e che è disposto a prendersi il colpo se serve a far smettere centinaia di persone dentro l’azienda di fingere di non usarla. Le frasi sono nell’archivio di Insider Gaming.

Il profilo spento in una notte

Poche ore dopo, l’account non c’era più. A PC Gamer una persona interna all’azienda ha riferito che la cancellazione era dovuta al volume enorme di risposte arrivate, spiegazione che regge poco: su quella piattaforma le notifiche di una conversazione si possono silenziare con due tocchi, senza buttare via il profilo. Microsoft, da parte sua, non ha commentato. Il contenuto resta comunque leggibile, perché più testate hanno archiviato i messaggi prima che sparissero, e la parte sul futuro falso è diventata il titolo con cui la storia circola.

Quello che manca, e che pesa, è una posizione dell’azienda. Nessuno ha detto se Stirrup parlava a titolo personale, come quasi sempre si precisa in questi casi, né se la frase sull’uso interno dell’IA corrisponda a una pratica dichiarata. Il silenzio lascia in piedi l’unica versione pubblica disponibile, che è quella di un dirigente poi scomparso dai social.

Il contesto in cui cade

Il contesto non è vuoto. A ottobre Microsoft ha creato una divisione dedicata alle ricompilazioni fatte con l’IA senza nominarla mai nel comunicato, e ne avevamo scritto allora. Nelle stesse settimane i giochi decompilati e rimessi in piedi in automatico hanno cominciato a girare in una scheda del browser, cosa che abbiamo raccontato quando è successo, e i risultati più sbandierati, i cosiddetti mashup fra giochi diversi, durano quindici secondi e non si possono davvero giocare.

Il resto del settore, sullo stesso tema, parla più prudentemente. Konami ha scritto nel suo ultimo bilancio di non credere che il mercato cambierà in modo significativo per via dell’IA, perché il processo con cui nascono le idee non si sostituisce facilmente. Qualche studio indipendente ha fatto l’opposto e lo ha detto: gli autori di Dizzy hanno raccontato che senza gli strumenti generativi il gioco nuovo non lo avrebbero fatto, e ne abbiamo scritto a inizio mese. In mezzo ci sta la posizione che a Stirrup è costata il profilo: non che l’IA serva, ma che chi non ci crede sia fuori dal mercato per definizione.

Perché la frase ha fatto male

Il settore arriva da due anni di licenziamenti, e la parola IA, nelle redazioni e negli studi, è associata ai tagli prima che agli strumenti. Sentirsi dire da un dirigente di una delle aziende che ha licenziato di più che il problema è non crederci abbastanza sposta la colpa dal bilancio alla mentalità di chi lavora, e lo fa con la formula più sgradevole possibile, quella del non dovrebbe fare impresa. Il passaggio finito in primo piano sulle testate che hanno seguito la vicenda, però, è un altro, ed è quello che Microsoft non ha smentito: l’ammissione che l’IA dentro l’azienda si usa già, mentre in pubblico la si nomina il meno possibile.

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