Combattimento in prima persona in Alkahest, l'action RPG di Push On ambientato nel regno di Kadanor

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Alkahest, un altro erede potenziale di Dark Messiah: cosa mostra l’ultimo gameplay trailer

Tempo di lettura: 4 minuti

Nel mercato degli action RPG esiste una casella merceologica che si chiama “erede spirituale di Dark Messiah“, e da vent’anni dentro ci stanno quasi solo promesse. Lo schema non cambia mai: spunta un trailer in prima persona dove qualcuno calcia un mostro giù da un dirupo, il video gira, i commenti si riempiono di gente che rimpiange il 2006, e poi il gioco o non esce, o esce senza la fisica che era l’unico motivo per cui lo stavamo guardando.

Alkahest prova a occupare quella casella sul serio. Lo sviluppa lo studio Push On e lo pubblica HypeTrain Digital, la stessa etichetta di Voidtrain e Breathedge, ed è in lavorazione per PC via Steam, PlayStation 5 e Xbox Series X|S. Data di uscita: nessuna, e nemmeno una finestra. Il gameplay trailer ufficiale è quello che trovate qui sotto.

Il riferimento dichiarato è doppio: Dark Messiah of Might and Magic, l’action in prima persona che Arkane pubblicò nel 2006 e che nessuno ha mai davvero rifatto, e Kingdom Come: Deliverance per il lato sporco e feudale dell’ambientazione. Si gioca nei panni del figlio minore di un signorotto di provincia nel regno di Kadanor, che di eroico non ha niente e si ritrova a indagare su una serie di incursioni goblin lungo il confine della contea.

Kadanor, i goblin e la fisica al posto della palla di fuoco

La parte interessante è che qui la magia non c’è. Al suo posto c’è l’alchimia, e non come menu di potenziamenti: la stessa sostanza si può bere, spalmare sulla lama come olio, lanciare addosso a qualcuno o infilargli in tasca. Che poi è il modo elegante per dire che potete avvelenare un tizio senza toccarlo e aspettare.

Il combattimento è corpo a corpo, lento nel senso di pesante, e appoggiato quasi tutto sull’ambiente. Push On lo descrive come una serie di combo da costruire sul posto: far cadere un albero addosso a qualcuno, calciarlo da una sporgenza, dargli fuoco, raccogliere l’arma di un nemico morto quando la vostra si spezza. Il trailer del Triple-i insisteva parecchio su quest’ultimo punto, cioè sul fatto che quando la spada si rompe non si passa all’arma di riserva: si improvvisa con quello che c’è in giro.

Il 6 giugno 2026 lo studio ha diffuso altri due trailer nel giro di poche ore, uno a IGN Live e uno al Future Games Show, che è la fiera digitale con cui GamesRadar riempie il calendario estivo. Il primo, “Master the Environment”, sta tutto sulle reazioni a catena e sull’alchimia, e a un certo punto mostra una gru rotta usata come arma dopo averla rimessa in funzione. Il secondo, “Uncover the Ruins”, molla il combattimento e va su esplorazione verticale, arrampicate, passaggi nascosti, meccanismi antichi e stealth. Messi in fila raccontano due giochi che devono ancora dimostrare di stare nella stessa scatola.

Perché la diffidenza è sana, e cosa la smonterebbe

Qui va detta la cosa scomoda, perché il curriculum di questo gioco ha una macchia. Alkahest venne annunciato nel giugno 2024 con un trailer che fece un rumore enorme e che subito dopo si prese l’accusa di essere in buona parte pre-renderizzato. Non è una malignità di internet: lo sviluppatore ammise all’epoca che alcune inquadrature e animazioni erano state costruite apposta per il video, per fare spettacolo. Poi il gioco sparì abbastanza a lungo da farlo mettere in lista vaporware da parecchia gente.

Ne è uscito nel maggio 2025, quando un nuovo teaser confermò le versioni console e l’accordo con HypeTrain. Un publisher alle spalle non garantisce che il gioco sia bello, garantisce che qualcuno paga gli stipendi mentre lo finiscono, che in questo settore è già una notizia.

C’è poi una complicazione che ad aprile, quando ne avevamo parlato la prima volta, non esisteva: quella casella è stata occupata. Il 2 giugno 2026 è arrivato su Steam in accesso anticipato Fatekeeper, action RPG in prima persona dello studio tedesco Paraglacial, tredici persone, pubblicato da THQ Nordic, cioè gli stessi di Gothic 1 Remake e della serie Kingdom Come. TheGamer e Game8 lo hanno letto come l’erede di Dark Messiah che si aspettava da vent’anni, e i numeri accompagnano la lettura: 6.207 recensioni su Steam con il 79% di giudizi positivi. Solo che gli stessi recensori parlano di poche ore di contenuto, struttura lineare e almeno diciotto mesi previsti prima della versione 1.0, tanto che Game8 lo ha liquidato come una demo tecnica in vestito da early access. Ne avevamo scritto quando è uscito. Alkahest si presenta quindi davanti a un pubblico che un termine di paragone ce l’ha già installato sul disco, e il confronto si è spostato dai trailer alle recensioni.

Resto dell’idea che il metro di giudizio sia uno solo, e nessun trailer può soddisfarlo: sessanta secondi montati bene li produce chiunque, la fisica interattiva regge o crolla su come si comporta quando il giocatore fa la cosa stupida che il montatore non aveva previsto. Finché non ci sarà una demo giocabile, tutto quello che vediamo resta materiale promozionale, per quanto sporco e convincente sembri. Se volete un metro di paragone su cosa succede quando un immersive sim medievale mantiene davvero le promesse, vale la pena rileggere cosa abbiamo scritto sul Gothic 1 Remake.

Nel frattempo la lista dei desideri su Steam non costa niente, e per chi vuole il quadro completo di come ci siamo arrivati c’è il pezzo che avevamo fatto sul Gothic del Triple-i.

Il verdetto: Alkahest punta a un riferimento che per vent’anni nessuno ha saputo raccogliere e ci arriva con mezza credibilità già bruciata da un trailer truccato al debutto, mentre Fatekeeper quel posto se lo è preso a giugno pur essendo poco più di una demo: se la fisica regge anche quando il giocatore prova a romperla, Push On ha ancora la partita in mano, altrimenti resterà il gioco che aveva i video migliori.

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