Yuji Horii, il creatore di Dragon Quest, ha pubblicato l’11 ottobre 2026 un piccolo gioco che dice di aver realizzato in circa trenta minuti con l’intelligenza artificiale generativa. Si intitola Komiya nella sala degli interrogatori, gira dentro il browser e lo ha annunciato lui stesso su X.
Il gioco mette il giocatore davanti a un sospettato di 72 anni, Komiya, accusato di avere svaligiato una cassaforte. Si sceglie fra linee di interrogatorio preconfezionate per smontare le sue bugie, mentre due indicatori di agitazione e resistenza salgono e scendono: se arrivano a cento, il sospettato smette di rispondere. Il gioco è stato provato da Kotaku, che lo descrive come un successore spirituale di un gioco del 1983.
Cosa ha scritto Horii
Nel suo messaggio Horii fa un paragone con sé stesso. Quando nel 1983 realizzò The Portopia Serial Murder Case, racconta, aveva pensato la storia, disegnato le immagini e scritto il codice da solo. Oggi, dice, chi non sa disegnare e non sa programmare può comunque fare un gioco discreto da solo, limitandosi a dare istruzioni alla macchina, e la cosa lo stupisce. Il tempo di produzione dichiarato per questo esperimento è di circa mezz’ora. Della vicenda scrive VGC, e la notizia è stata ripresa da GamesIndustry.biz, Eurogamer e Nintendo Life.
Chi è Horii e perché il suo nome pesa
Horii ha 72 anni, gli stessi del sospettato del suo gioco, e ha lavorato a ogni capitolo principale di Dragon Quest dal primo, uscito nel 1986. Attraverso la sua società Armor Project è comproprietario della serie insieme a Square Enix, ha co-scritto Chrono Trigger e in questo momento sta curando la sceneggiatura di Dragon Quest XII, il capitolo che nell’ultimo anno è stato rifatto da capo. In Giappone The Portopia Serial Murder Case è considerato il gioco che ha aperto la strada alle avventure investigative, compresa la serie Famicom Detective Club di Nintendo.
Quel titolo, fuori dal Giappone, è noto soprattutto per un precedente che rende l’episodio di ottobre meno casuale di quanto sembri: nel 2023 Square Enix ne pubblicò un rifacimento costruito intorno a un modello linguistico, accolto malissimo. L’anno prossimo lo stesso gioco avrà un nuovo rifacimento, affidato questa volta allo studio G-Mode e fatto da sviluppatori e disegnatori in carne e ossa, come indica la pagina del progetto.
Non è la prima uscita di Horii sul tema
Nei mesi scorsi Horii ha pubblicato diversi messaggi in difesa di questi strumenti. In uno ha festeggiato il fatto che ormai la macchina non si inventi quasi più le cose, dopo che su di lui ne aveva inventata una grossa, cioè che lavorasse per Nintendo. A fine 2025, durante la fiera G-Star in Corea del Sud, aveva già descritto l’idea di un gioco investigativo in cui l’interrogatorio lo conduce un modello e il giocatore arriva al colpevole conversando. Komiya nella sala degli interrogatori è, in piccolo, quella cosa lì. Nello stesso periodo la serie Dragon Quest è stata usata in Giappone per una serie di iniziative promozionali realizzate in collaborazione con Gemini, il modello di Google.
C’è anche un contesto normativo che spiega perché in Giappone queste sperimentazioni siano più disinvolte che altrove. Nel 2023 il governo giapponese ha stabilito che addestrare un modello su opere protette non viola il diritto d’autore, nemmeno per usi commerciali. Un rapporto dell’associazione di categoria dei giochi online giapponesi, citato da VGC, sostiene che fra gli studi interpellati l’uso di strumenti generativi sia arrivato al cento per cento. Il campione, però, riguarda solo i giochi giocati via internet, e lascia fuori console, computer e titoli per telefono senza connessione.
Cosa non si sa
Horii non ha specificato quali modelli abbia usato né quante istruzioni siano servite davvero per arrivare al risultato, e la mezz’ora dichiarata resta una sua affermazione, non un dato verificabile. Non ha detto se intenda portare lo stesso metodo dentro il lavoro su Dragon Quest XII, che è l’unica cosa che riguarderebbe davvero i suoi giocatori, e Square Enix non ha commentato. Il prossimo appuntamento verificabile è l’uscita del rifacimento di The Portopia Serial Murder Case firmato G-Mode, prevista per il 2027. È lo stesso gioco che nel 2023 era servito a dimostrare cosa sapesse fare un modello linguistico, e che ora viene rifatto da persone.
Sul rapporto fra questi strumenti e il lavoro creativo abbiamo scritto quando Sega ha dichiarato di tenerli fuori dalla parte creativa dei suoi giochi. Gli Oliver Twins, invece, hanno detto che senza quegli strumenti il nuovo Dizzy non lo avrebbero fatto.


