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Nicolas Cage non ha firmato la liberatoria sull’intelligenza artificiale, dice che con Amazon ha chiuso e perché la cosa riguarda anche il gaming

Tempo di lettura: 3 minuti

Nicolas Cage non ha firmato la liberatoria sull’intelligenza artificiale che gli era stata proposta per la serie Spider-Noir, e dice che con lo studio che l’ha prodotta probabilmente ha chiuso. Lo ha detto sabato 10 ottobre durante un incontro con il pubblico al New York Comic Con, come riportato da Parade e da Kotaku.

Le sue parole, nella traduzione dall’inglese: Amazon è un’azienda molto amica dell’intelligenza artificiale, al punto di avere investito cinquanta miliardi di dollari in OpenAI. Lui, dice, non è un attore amico dell’intelligenza artificiale, e la liberatoria per usarla su Spider-Noir non l’ha firmata. Probabilmente non lavorerà più con quello studio, aggiunge, e per lui va bene così.

Che cos’è una liberatoria sull’intelligenza artificiale

È la clausola con cui un interprete autorizza la produzione a creare e riutilizzare una sua replica digitale: la voce, il volto o il corpo ricostruiti da una macchina a partire dalle riprese già fatte. Firmata una volta, consente di generare materiale nuovo con quell’interprete senza richiamarlo, e quindi senza pagarlo di nuovo. È il motivo per cui quella firma è diventata il punto più caldo delle trattative sindacali degli ultimi tre anni, nel cinema e nei videogiochi.

Perché la cosa riguarda chi lavora nei videogiochi

Quella clausola ha fermato i videogiochi per quasi un anno. Gli interpreti iscritti al sindacato statunitense SAG-AFTRA, l’associazione che rappresenta attori e doppiatori, hanno incrociato le braccia il 26 luglio 2024 e sono rientrati il 9 luglio 2025. Fa undici mesi, circa 2.600 persone coinvolte e undici aziende al tavolo, fra cui Electronic Arts, Take-Two, Epic Games, Activision e Warner Bros. Games.

L’accordo che ne è uscito è stato ratificato da oltre il 95 per cento dei votanti. Obbliga a chiedere il consenso e a dichiarare l’uso delle repliche digitali, elimina la cessione illimitata e paga l’uso di una replica a tariffe paragonabili a quelle del lavoro dal vivo. Permette anche di sospendere il consenso durante uno sciopero.

Nello stesso articolo PC Gamer segnalava però il limite di quell’impianto: una tutela costruita sul consenso protegge chi può permettersi di dire no, e chi è meno noto rischia di firmare per non perdere la parte. La differenza fra Cage e un doppiatore qualunque non sta nella clausola, che è la stessa: sta nel fatto che rifiutare è costato a Cage un rapporto con uno studio, e a un interprete all’inizio costerebbe il lavoro.

Com’è finita Spider-Noir

Spider-Noir aveva una sola stagione da otto puntate, uscita sul canale a pagamento MGM+ il 25 maggio 2026 e due giorni dopo per intero su Prime Video. Cage interpretava Ben Reilly in versione investigatore privato. Prime Video l’ha cancellata il 4 settembre, poco più di tre mesi dopo il debutto e con undici nomination agli Emmy aperte, senza rendere pubblica una motivazione. Nessuno ha confermato quanto abbia pesato il rifiuto della liberatoria, e Amazon non ha commentato.

Cage continuerà a dare la voce allo stesso personaggio nei film animati dello Spider-Verse, che sono di un altro studio. Nello stesso incontro ha detto di essere più interessato a lavorare con registi cresciuti fuori dal sistema di Hollywood, citando l’autore della serie sui Backrooms Kane Parsons, anche lui critico verso i modelli generativi.

Il filone in cui questa notizia si inserisce

Nelle ultime due settimane due autori con abbastanza potere contrattuale hanno detto pubblicamente di no. Il 7 ottobre Hideo Kojima ha spiegato di non volere che un modello ritocchi l’illuminazione di Death Stranding 2, perché quella luce era stata scelta per un motivo che la macchina non conosce: ne abbiamo scritto quel giorno. Il 10 ottobre Cage ha rinunciato a uno studio.

La parte meno visibile del problema l’avevamo raccontata ad agosto, ricordando Tim Curry e i ventidue giochi in cui ha recitato: lì quel mestiere riguardava chi lo fa senza avere il nome per imporre condizioni. Sul perché l’industria stia comprando questi strumenti e su cosa stia ottenendo in cambio, la nostra analisi dell’8 ottobre arriva a una conclusione diversa da quella dei comunicati.

Cosa non si sa

Non si sa quante produzioni, nel cinema come nei videogiochi, chiedano quella firma, perché nessuno pubblica quei numeri. Non si sa quanti interpreti la rifiutino e con quali conseguenze, né se Amazon cambierà la clausola. Dell’accordo sindacale del 2025 non esiste ancora un bilancio pubblico su quante volte il consenso sia stato chiesto o negato.

La prima verifica concreta arriva alla scadenza di quell’accordo, che vale tre anni dalla ratifica del luglio 2025: è lì che si vedrà se il consenso ha tenuto o se è servito solo a spostare la firma dall’inizio delle trattative all’inizio del contratto.

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