Nel 1993 mettere Tim Curry dentro un’avventura punta e clicca era una stravaganza da bilancio. I videogiochi con del parlato dentro erano pochi, quelli con un attore vero pochissimi, e Sierra On-Line decise di affidargli il protagonista di Gabriel Knight: Sins of the Fathers. Curry è morto il 25 agosto 2026 nella sua casa di Toluca Lake, a Los Angeles, a ottant’anni, e la parte della sua carriera che i giornali generalisti hanno riassunto in appena una riga è quella che qui pesa di più.
Il primo lavoro, e i quattro che nessuno ricorda
Gabriel Knight fu la sua prima parte in un videogioco. Tornò sul personaggio nel 1999 con Gabriel Knight 3: Blood of the Sacred, Blood of the Damned, saltando il secondo capitolo, che era girato in video con attori in carne e ossa e aveva un protagonista diverso. È un dettaglio che si sbaglia spesso e vale la pena tenerlo dritto: il primo e il terzo, non il secondo.
In mezzo ci sono i lavori degli anni Novanta, quelli che stanno nelle liste e non nella memoria collettiva. Wing Commander III: Heart of the Tiger nel 1994. Frankenstein: Through the Eyes of the Monster nel 1995, dove compare in carne e ossa nei filmati come il dottor Frankenstein. Il conte Nefarious di Toonstruck nel 1996. Un ruolo originale in Sacrifice di Interplay nel 2000. E parecchie apparizioni su licenza, perché in quegli anni era anche Nigel Thornberry, e i cartoni animati Nickelodeon avevano tutti il loro videogioco. Secondo il database MobyGames, citato da Aftermath, i giochi in cui compare sono ventidue.
Di quel primo lavoro esiste anche una dichiarazione sua, registrata per il making of allegato al CD del 1993. Diceva che collaborare con i videogiochi era emozionante, perché accoglieva qualsiasi nuovo modo di insinuarsi nella testa della gente. Nel 1993, detto di un mercato che stava appena scoprendo il CD-ROM, era una scommessa più che una battuta.
Cherdenko, il gobbo e lo spazio
Poi c’è la scena per cui, nel 2026, lo conoscono anche i ventenni che non hanno mai visto The Rocky Horror Picture Show. Nel 2008 Electronic Arts lo scritturò come premier sovietico Anatoly Cherdenko nei filmati dal vivo di Command & Conquer: Red Alert 3, sviluppato dallo studio di Los Angeles. Nella scena finale il suo personaggio annuncia che fuggirà nell’unico posto non ancora corrotto dal capitalismo, e poi pronuncia la parola “space” con una specie di convulsione entusiasta che è impossibile da riassumere a parole.
La cosa che rende quel momento più interessante di una gif è come è stato prodotto. Nella ricostruzione orale che Vice dedicò alla scena, l’assistente al montaggio dei filmati Joshua Basche raccontò che si trattava di riprese lunghe con gli attori seduti a leggere le battute da un gobbo elettronico. La miglior recitazione della storia dei videogiochi secondo mezza internet è un signore che legge un teleprompter dentro uno studio di Electronic Arts, e la ragione per cui funziona è che a un certo punto smette di leggere e comincia a divertirsi.
Il paradosso lo tengo come sta, senza farci sopra la morale: la frase anticapitalista più citata del medium è stata scritta dal secondo editore di videogiochi del mondo e recitata da un attore a contratto.
Il 2009, e poi il silenzio
L’ultima stagione dei suoi videogiochi è concentrata in un anno solo. Nel 2009 fa Doviculus per Double Fine in Brütal Legend e l’arl Rendon Howe per BioWare in Dragon Age: Origins. Il secondo è il cattivo di uno dei giochi di ruolo più amati del decennio, dentro una serie che oggi discutiamo soprattutto per come è stata smontata da Electronic Arts.
Poi si ferma. Nel 2012 un ictus grave lo lascia su una sedia a rotelle e gli porta via mobilità e pezzi di memoria. Ha continuato a lavorare quando poteva, ma la stagione dei ruoli lunghi si chiude lì, quattordici anni prima della fine.
Quello che se ne va insieme a lui
Non è nostalgia per gli anni Novanta, ed è la parte che mi interessa davvero. Curry ha attraversato tutte le fasi in cui il mestiere di dare la voce a un videogioco è stato una cosa: la novità costosa del 1993, il filmato dal vivo degli anni Novanta, il doppiaggio industriale degli anni Duemila. Quel mestiere adesso è la cosa che il settore sta provando più attivamente a sostituire.
Il 14 agosto Doug Cockle, che dà la voce a Geralt di Rivia dal 2007, ha detto che farebbe causa a ogni piattaforma di intelligenza artificiale che ha caricato il suo timbro, se avesse i soldi per permetterselo. Non ce li ha. E quando due doppiatori americani ci hanno provato davvero, nel luglio 2025 un giudice di New York ha stabilito che il diritto d’autore protegge la registrazione, non la voce di chi parla. Sul fronte della scrittura, David Gaider, che i dialoghi di Dragon Age: Origins li ha scritti, ha definito l’IA generativa una piaga che toglie ai giovani i compiti su cui si impara.
Un modello addestrato su Tim Curry restituirebbe il timbro di Tim Curry. Quello che non restituirebbe è la decisione di un uomo, in una giornata di riprese noiosa, di prendere una battuta scema e portarla dieci volte oltre il punto in cui il copione la lasciava. Quella decisione è la cosa per cui gli studi lo pagavano, e nessuno di quelli che oggi vendono sintesi vocale la sta vendendo, perché non è nel prodotto.
Nei prossimi giorni qualcuno riaprirà Red Alert 3 per rivedere la scena, e qualcun altro installerà Gabriel Knight su un emulatore. È il modo giusto di ricordarlo: aveva ragione lui nel 1993, si era insinuato nella nostra testa e ci è rimasto.


