Il nuovo gioco di Jonathan Blow è uscito l’8 ottobre, dieci anni dopo The Witness, e la cosa più interessante che lo riguarda è come è fatto: Order of the Sinking Star prende le regole di quattro rompicapo gratuiti scritti da altre persone, con il loro permesso, e le fa scontrare nello stesso gioco. Blow la chiama una macchina per far collidere idee di game design.
Com’è andata la prima settimana
Order of the Sinking Star costa 30,49 euro, e lo firma Thekla, lo studio di Blow. La scheda Steam lo dà solo per Windows, tradotto in italiano nei testi, con 83 come media della stampa. Le recensioni degli utenti stanno a estremamente positive, con il 97,5 per cento di giudizi favorevoli su 1.584 in quattro giorni. A pubblicarlo sono Arc Games e Gamirror Games.
Che il gioco esistesse si sapeva da un pezzo: ne avevamo scritto a dicembre, dopo dieci anni di lavorazione, e a maggio era stata annunciata anche la versione per Switch 2.
I quattro giochi che ci sono dentro
Il primo è Heroes of Sokoban di Jonah Ostroff, un matematico dell’università di Washington che lo tiene gratis sulle pagine del dipartimento dal 2013. Parte dal Sokoban di Hiroyuki Imabayashi del 1981, il gioco in cui si spingono casse dentro una stanza. Ostroff ci mette sopra quattro personaggi da gioco di ruolo che interagiscono con le casse in modi diversi: il guerriero ne spinge più d’una alla volta, il mago si teletrasporta scambiandosi di posto con un oggetto o con un compagno, il ladro le tira invece di spingerle, il chierico protegge il gruppo dalle caselle che altrimenti ucciderebbero.
Poi ci sono due giochi di Alan Hazelden, che li tiene sul proprio sito e li ha fatti con PuzzleScript, lo strumento con cui si scrivono rompicapo a griglia dentro il browser. Skipping Stones to Lonely Homes, dell’agosto 2015, è quello in cui si lanciano sassi che rimbalzano fra isole staccate per costruire un percorso camminabile; Mirror Isles, dell’ottobre 2014, è quello in cui si riflette la posizione del personaggio e degli oggetti per attraversare spazi altrimenti impossibili. Il quarto è la rilettura di Promesst, del 2013, firmato da Sean Barrett come Silver Spaceship Software: un gioco di caverne attraversate da raggi di luce, dove stando nel raggio blu si spingono gli oggetti, nel giallo si distruggono, nel verde si passa attraverso i muri.
La parte che Blow ci ha aggiunto è il punto in cui le zone si toccano: a un certo punto gli eroi del Sokoban finiscono dentro le regole degli specchi, e per esempio si riflettono i goblin in mare. Il conto delle soluzioni, racconta PCGamesN dopo averlo giocato per decine di ore, si ferma a 920, ma dentro quel numero ci sono sezioni che ne combinano diversi, quindi gli enigmi veri e propri sono migliaia. La scheda ufficiale ne dichiara oltre mille interconnessi.
Perché non è The Witness
Il punto di vista è la differenza più grossa. In The Witness si cammina in prima persona dentro un’isola e si risolvono pannelli; qui si guarda dall’alto e si comandano personaggi che hanno un nome e una storia, con un impianto più vicino a un libro di enigmi. Il tutorial, dice chi ci ha giocato, praticamente non esiste: dopo i comandi di base ogni rompicapo insegna una regola nuova e la verifica subito dopo.
Blow ha pubblicato Braid nel 2008 e The Witness nel 2016, e in mezzo ha passato anni a scrivere un linguaggio di programmazione proprio, Jai, per costruirci i giochi sopra. Dieci anni fra un’uscita e l’altra, in un settore che misura la salute di uno studio in uscite annuali, sono l’eccezione che si può permettere chi ha venduto abbastanza con i due giochi precedenti.
Dove sta la cosa poco comune
Costruire un gioco a pagamento sulle regole di quattro giochi gratuiti altrui non è una pratica diffusa, ed è l’unica parte di questa storia che vale per tutti e non solo per chi compra. Le meccaniche di gioco, in quanto tali, non sono protette dal diritto d’autore: chiunque può rifare il Sokoban senza chiedere niente a nessuno, ed è il motivo per cui esistono migliaia di cloni. Qui invece i quattro originali sono stati presi in licenza per essere ampliati e messi insieme, e gli autori sono accreditati per nome.
I quattro giochi di partenza, intanto, restano gratuiti e si giocano ancora dai siti dei rispettivi autori: chi vuole capire se gli interessa la versione da trenta euro può provare per un’ora quella da zero. Il nostro elenco degli indie di ottobre lo aveva messo fra le uscite da tenere d’occhio il mese scorso.
Cosa non si sa
Non si sa quanto abbia venduto: né Thekla né gli editori hanno diffuso numeri, e le 1.584 recensioni dicono solo che chi l’ha comprato è contento. Non si sa se e quando arriverà la versione per Switch 2 annunciata a maggio, perché una data non è stata confermata. E non si sa se i quattro autori dei giochi originali abbiano ricevuto qualcosa oltre al permesso concesso e al credito: nessuno dei due lati ha parlato di accordi economici.


