Decine di giochi nel browser sono comparsi nei primi giorni di ottobre: versioni di titoli vecchi di vent’anni che si avviano in una scheda del navigatore, senza installare niente e senza una console. Lewis Parker ne ha provati diversi per Kotaku e scrive che alcuni girano quasi perfettamente, compresi Call of Duty: Black Ops, Halo: Combat Evolved, Grand Theft Auto: Vice City, Skate 3 e The Simpsons: Hit and Run.
Il passaggio tecnico che li rende possibili si chiama decompilazione, cioè la ricostruzione del codice sorgente di un programma partendo dal file eseguibile, fino a ottenere qualcosa che si può leggere e modificare. Finora era un lavoro da mesi di persone esperte. Secondo Kotaku, l’ondata di questi giorni arriva dal fatto che un modello di linguaggio lo fa in una notte: il pezzo indica per nome Claude Opus 5.5.
Cosa gira davvero e cosa no
Parker non riporta un comunicato, ha provato le conversioni una per una. Scrive che The Simpsons: Hit and Run nel browser arriva a 240 fotogrammi al secondo, cioè più di quanti ne facesse su console, e che fra le quattro conversioni di Halo: Combat Evolved che ha provato una aveva i server online funzionanti con un ritardo di rete basso. L’elenco circola da un messaggio su X dell’8 ottobre, che in tre giorni ha superato gli otto milioni di visualizzazioni e i novantunomila apprezzamenti, e il cui argomento di vendita è semplice: il computer non ha bisogno del gioco installato.
L’altro numero che conta è la memoria, perché è l’obiezione che per anni ha fermato questo genere di esperimenti. Quasi tutti i giochi convertiti sono dell’epoca PS2 e PS3, e una PS3 aveva circa 512 megabyte di memoria: una scheda del browser oggi ne occupa più del doppio. Il limite, insomma, non era mai stato tecnico.
Il precedente fatto a mano, dieci giorni prima
Mitchell Hynes ha pubblicato la propria versione di Halo nel browser il 30 settembre, appoggiandosi alla decompilazione del gioco realizzata dalla comunità e non a un modello di linguaggio. Quella conversione regge fino a 128 giocatori in multiplayer, con i comandi dell’enorme controller originale della prima Xbox rimappati su mouse e tastiera. TechSpot segnala che la campagna funziona meglio del multiplayer, e che lo stato legale del progetto resta incerto.
La distinzione conta: da una parte c’è un lavoro di ricostruzione lungo, da cui chiunque può partire, dall’altra una produzione automatica di conversioni che si moltiplica da sola. I risultati finiscono mescolati nello stesso elenco, ma la seconda categoria è quella che rende inutile ogni rimozione.
Cosa hanno già fatto gli editori
Il 3 ottobre Activision e Bethesda hanno fatto rimuovere alcuni progetti nati con l’intelligenza artificiale generativa, fra cui conversioni di Modern Warfare 2 e di Fallout. È la strada ovvia, e secondo Kotaku non basta: se rifare una conversione costa una notte di calcolo, le diffide inseguono qualcosa che si rigenera più in fretta di quanto venga tolto.
Resta la domanda su cosa un giocatore possa comprare, oggi, invece di aprire una scheda del navigatore. Call of Duty: Black Ops sta su Steam a 39,99 euro, e la raccolta Halo: The Master Chief Collection, che contiene Combat Evolved, costa lo stesso prezzo.
Su Vice City il conto è più scomodo. Una scheda del gioco originale nei negozi non c’è più: in vendita c’è soltanto la Definitive Edition, la riedizione firmata Rockstar Games arrivata su Steam il 19 gennaio 2023, a 59,99 euro, con i testi in italiano e l’audio solo in inglese. Allo stesso prezzo si prende la raccolta con tutti e tre i giochi della trilogia. The Simpsons: Hit and Run e Skate 3, invece, su computer non si comprano affatto: non esiste una scheda in nessuno dei negozi, e qui la conversione nel browser non sostituisce un acquisto, perché l’acquisto non è disponibile.
Cosa resta aperto
Dentro la scena che produce queste cose non c’è entusiasmo unanime. Il 2 ottobre Amelia Zollner, sempre per Kotaku, ha chiesto pubblicamente a chi modifica i giochi di smettere di infilarne uno dentro l’altro con l’intelligenza artificiale: il risultato si guarda per trenta secondi in un video e non si gioca, mentre il lavoro di chi decompila a mano finisce confuso con quello.
Nessun editore ha commentato le conversioni dell’8 ottobre, nessuno ha detto quante resteranno in piedi e non c’è un conteggio affidabile di quante siano. Sul sito ne avevamo scritto il 6 ottobre, quando la scena dei port amatoriali si era già spaccata sul metodo, e il 3 ottobre, quando l’oggetto erano le modifiche che infilano un gioco dentro l’altro. Quello che si vede, intanto, è il rovescio del discorso che i dirigenti del settore fanno da due anni: l’intelligenza artificiale generativa sta abbassando il costo della copia, non quello della produzione.


