Una PlayStation 5 e una Xbox affiancate, le console dei servizi in abbonamento su cui Circana ha misurato i motivi delle disdette

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Chi disdice Game Pass e PlayStation Plus lo fa per il prezzo, dicono i dati Circana

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Chi disdice gli abbonamenti videogiochi negli Stati Uniti lo fa sempre più spesso per il prezzo. Secondo i dati della società di rilevazione Circana, oltre il 40 per cento di chi ha lasciato Xbox Game Pass Essential, PlayStation Plus Essential o Nintendo Switch Online indica il costo come motivo principale, contro il 37 per cento registrato nel primo trimestre del 2026.

Da dove vengono i numeri

Il dato arriva dal sondaggio ricorrente che Circana conduce sui consumatori di videogiochi, ed è stato diffuso da Mat Piscatella, direttore senior e analista della società, con un post su Bluesky. Circana è la stessa società che pubblica le classifiche mensili di vendita del mercato statunitense: non è un’associazione di consumatori e non ha un interesse dichiarato nella questione, vende rilevazioni agli editori.

La distinzione che Piscatella ha voluto mettere subito nero su bianco è quella che di solito salta nelle riprese. Il sondaggio misura perché se ne va chi se ne va, non quante persone se ne vanno: il numero delle disdette complessive non compare da nessuna parte. TweakTown riporta la sua precisazione, che anticipava i commenti di chi avrebbe letto la percentuale come una quota di abbonati in fuga.

Il caso che non torna è Nintendo

Il salto più grosso non è dove ci si aspetterebbe. Su Game Pass Essential e PlayStation Plus Essential la quota di chi disdice per il prezzo è passata dal 37 al 40 per cento. Su Nintendo Switch Online è passata dal 40 al 50, dieci punti in un anno, e GameDev.net sottolinea che la risposta scelta dalla metà di quelle persone era che il servizio piaceva ma non stava dentro il budget.

Switch Online costa 19,99 dollari all’anno, contro i circa 9,99 al mese di Game Pass Essential o PlayStation Plus Essential, e in gran parte dei mercati il prezzo non è cambiato. Non si può quindi spiegare quel salto con un rincaro: significa che sempre più famiglie stanno rivedendo ogni addebito ricorrente sull’estratto conto, anche quello piccolo.

Un anno in cui gli abbonamenti sono diventati più cari

La quota su Xbox e PlayStation, invece, ha rincari veri dietro. Game Pass Ultimate era salito da 19,99 a 29,99 dollari al mese a fine 2025, prima di essere riportato a 22,99 ad aprile 2026, e nello stesso passaggio Call of Duty è uscito dalla promessa dei giochi disponibili al lancio. Sony ha alzato il prezzo di PlayStation Plus per i nuovi abbonati all’inizio del 2026, parlando genericamente di condizioni di mercato.

Su come le due aziende reagiscono alla soglia di sopportazione, di materiale ce n’è. Ad agosto e settembre diversi ex abbonati hanno raccontato di aver ricevuto offerte diverse sulla stessa pagina di iscrizione a Game Pass, da 16,09 a 20 dollari al mese sull’Ultimate da 22,99. Dal canto suo Sony, come abbiamo documentato a settembre, riserva gli sconti migliori a chi ha già avviato la procedura di cancellazione: dal 25 al 33 per cento sull’abbonamento annuale, fino al 50 sui tre mesi.

La spiegazione più banale di entrambe le mosse è la stessa: trattenere un abbonato costa meno che conquistarne uno nuovo, e qualunque negozio online misura l’elasticità della domanda. Il dato di Circana dice però qual è la variabile su cui quella misurazione sta lavorando, e non è il catalogo.

Il rincaro non riguarda solo gli abbonamenti

Gli abbonamenti sono la voce più visibile di un aumento che ha toccato tutto il resto. Nel 2026 Sony ha alzato i prezzi di PlayStation 5 in tutto il mondo, portando la Pro a 900 dollari negli Stati Uniti, e anche lì la motivazione ufficiale parlava di condizioni di mercato senza nominare la causa. Che è la stessa di cui si parla per i visori e per i portatili da gioco: la memoria comprata dai data center per l’intelligenza artificiale.

Un abbonamento è però la prima cosa che si taglia, perché basta un clic e l’addebito sparisce il mese dopo. Una console la si è già pagata.

Cosa non si sa

Circana non ha diffuso la dimensione del campione né il periodo esatto della rilevazione, e il sondaggio riguarda solo gli Stati Uniti: sull’Italia non esiste un dato equivalente. Non si sa nemmeno quanti siano gli abbonati rimasti su ciascun servizio, visto che né Microsoft né Sony né Nintendo pubblicano più quelle cifre con regolarità. Il prossimo appuntamento verificabile è novembre 2026, quando su Game Pass entra in vigore il tetto orario sul cloud gaming.

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