Le vendite di Death Stranding 2 si sono fermate a 2,5 milioni di copie stimate fra PlayStation 5 e PC. La cifra è uscita il 10 settembre 2026, il giorno dopo l’annuncio con cui Sony ha lasciato Physint, il gioco di spionaggio di Kojima Productions, ed è diventata in poche ore la spiegazione più citata della rottura.
A calcolarla è stata Alinea Analytics, una società che vende stime di vendita a studi di sviluppo e investitori, nella newsletter firmata da Rhys Elliott, che ne guida l’analisi di mercato. Sono stime, non numeri dichiarati da Sony, e vanno maneggiate come tali: chi le produce campa vendendo quel tipo di dato, e nessuno le ha verificate contro i bilanci. Detto questo, sono abbastanza dettagliate da farci capire che tipo di conto avesse davanti PlayStation, e il giorno dopo le ha riprese anche Insider Gaming.
Due milioni e mezzo di copie, e quasi tutte nei primi due mesi
Delle 2,5 milioni di copie, 1,8 milioni stanno su PlayStation e 700.000 su Steam, per ricavi complessivi intorno ai 170 milioni di dollari. Il gioco è arrivato su PS5 a giugno 2025 e su PC il 19 marzo 2026, a settanta dollari.
Il totale però conta meno della curva. Su PlayStation circa un milione di copie sono state vendute nelle prime otto settimane: 722.000 a giugno 2025 e 381.000 a luglio. Nei mesi successivi il gioco non ha più superato le 100.000 copie mensili, e ad agosto di quest’anno è rimasto sotto le 30.000, con il prezzo già sceso a quaranta dollari. Su Steam lo schema si ripete: 550.000 copie nei primi due mesi, cioè l’80% di tutto quello che il gioco ha venduto lì.
Messa in soldi, la faccenda è questa: su PlayStation Death Stranding 2 ha incassato circa 129 milioni di dollari, e il 65% di quella cifra è arrivato nelle prime otto settimane. Chi lo voleva l’ha comprato subito, e dopo non si è presentato quasi nessun altro. Nemmeno i due sconti su Steam hanno spostato qualcosa. Ad aprile avevamo dato i due milioni: cinque mesi dopo siamo a due milioni e mezzo.
Il primo capitolo, allo stesso punto, stava al doppio
Il paragone utile non è con il totale storico del primo Death Stranding, che è sul mercato da sei anni, ma con il punto equivalente del suo ciclo di vita. Lì il capostipite viaggiava intorno ai 5 milioni di copie, il doppio esatto, pur avendo avuto in quella finestra sconti fino a venti dollari. Dal 2019 a oggi ha generato circa 243 milioni di dollari. Il 71% viene da PlayStation, il 25% da Steam e il 4% da Xbox, dove è arrivato più tardi.
Sommando i due giochi, nel decennio passato dall’annuncio del primo all’E3 del 2016, la serie ha portato a Sony circa 413 milioni di dollari di ricavi lordi su tutte le piattaforme. Il seguito, per ora, rende meno di quello che lo ha preceduto.
Il margine è il numero che decide, e nessuno lo conosce con precisione
Per capire se 413 milioni siano tanti o pochi servono i costi, e i costi di sviluppo non sono pubblici. Le voci di settore che Alinea riporta parlano di un centinaio di milioni di dollari per il primo gioco e di una cifra compresa fra 150 e 200 milioni per il secondo, gonfiata da uno sviluppo più lungo. Con quelle ipotesi il ritorno sull’investimento della serie si colloca fra il 18% e il 38%, cioè qualche decina di milioni di margine: per un’azienda che muove i volumi di PlayStation, su un impegno di quella portata, è poco.
Il metro lo dà il resto del catalogo. Nello stesso periodo Ghost of Yotei ha venduto 5,3 milioni di copie per 400 milioni di ricavi, Astro Bot 4,5 milioni per 275, Marvel’s Spider-Man 2 ha superato il miliardo e trecento milioni su tutte le piattaforme. All’estremo opposto ci sono Concord, lo sparatutto competitivo ritirato dal mercato due settimane dopo l’uscita con oltre 300 milioni bruciati, e Marvel Tokon, fermo a 725.000 copie e 49 milioni. Un progetto che rende il 18% non sta in nessuno dei due gruppi, ed è la posizione più scomoda in cui trovarsi quando l’azienda sta stringendo i controlli interni.
«Spaventata» è la parola sbagliata
La lettura che ha fatto il giro è quella di Serkan Toto, amministratore delegato della società di consulenza giapponese Kantan Games, ripresa da Tech4Gamers. I giochi di Kojima, dice, portano alla piattaforma che li ospita un ritorno di immagine che non si misura in copie vendute. Il crollo dal primo al secondo capitolo avrebbe però spaventato Sony abbastanza da farle chiudere il rapporto.
È una ricostruzione plausibile, e il giorno dopo ne è uscita una meno drammatica e meglio documentata. Jason Schreier ha scritto su Bloomberg che PlayStation ha lasciato Physint per tre ragioni. Il budget concordato era già esaurito con l’uscita lontana anni, le tappe di sviluppo saltavano, e il gioco non sarebbe rimasto per sempre sulle sue macchine, visto che la proprietà intellettuale appartiene allo studio. I conti dei due Death Stranding compaiono lì dentro come uno dei fattori, non come il fattore. Kojima Productions era stata avvisata a metà giugno e ha passato tre mesi a cercare un altro editore prima di arrivare a Xbox. Ne abbiamo scritto in un pezzo a parte, e il 10 settembre quando l’annuncio arrivò senza spiegazioni.
La distanza fra le due versioni non è di tono. Una racconta un’azienda che reagisce d’istinto a un numero brutto. L’altra descrive una procedura: verifiche di produzione introdotte dopo il buco di Concord, un progetto che non le superava, e alle spalle una serie chiusa con un margine sottile. La seconda spiega gli stessi fatti senza attribuire uno stato d’animo a un consiglio di amministrazione, e la stima di Alinea le fornisce il numero che le mancava: un ritorno fra il 18% e il 38% su un decennio di lavoro.
Quello che Sony lascia sul tavolo uscendo da Steam
Nella stessa analisi c’è un dato che quasi nessuno ha ripreso. Il 44% della base Steam di Death Stranding 2 si trova in Cina, contro il 27% del primo capitolo. PlayStation in Cina non ha una presenza commerciale degna di nota, e Steam era la porta di servizio con cui ci entrava. Allontanandosi dal negozio di Valve, come Elliott fa notare, perde anche quella.
Death Stranding 2 ha preso 86 nella recensione PC di PC Gamer e ha venduto la metà del gioco che lo ha preceduto. Le due cose convivono benissimo, e nel foglio su cui si decide se finanziare il terzo compare soltanto la seconda.


