I prezzi personalizzati PlayStation hanno una data di nascita documentata: novembre 2025. È il mese in cui PSprices, un sito che monitora i listini del PlayStation Store in più di cinquanta paesi, ha trovato delle sigle anomale nei dati che Sony passa alle sue applicazioni. Sono i canali tecnici da cui la console e il sito prendono i prezzi da mostrare. Le sigle si chiamavano IPT_PILOT e IPT_OPR_TESTING, e non c’entravano niente con i saldi pubblici: erano etichette di esperimento. Da allora due account nella stessa città, sullo stesso modello di console, possono aprire la scheda dello stesso gioco e leggere due cifre diverse.
L’8 settembre 2026 abbiamo raccontato che Xbox propone Game Pass a prezzi diversi a persone diverse senza annunciarlo. La stessa domanda va fatta all’altra metà del duopolio. La risposta è che Sony lo fa da più tempo, su più prodotti e con numeri più grandi.
Cosa succede sul PlayStation Store, in cifre
Il conteggio di PSprices, aggiornato a marzo 2026, parla di oltre 190 giochi distribuiti su più di 70 regioni. Il meccanismo è quello classico dei test A/B: gli utenti finiscono a caso in un gruppo di controllo, che vede il prezzo di listino, oppure in un gruppo di prova, che vede uno sconto mai annunciato. In quattro mesi l’esperimento è passato da 50 giochi in 30 regioni a quelle dimensioni lì.
In Europa gli scarti si fermano intorno al 17 per cento. Warhammer 40.000: Space Marine 2 è stato rilevato a 58,35 euro invece di 69,99, Kingdom Come: Deliverance II a 59,57 invece di 69,99, Marvel’s Spider-Man 2 a 69,99 invece di 79,99. Negli Stati Uniti si scende molto più giù. Il mercato è entrato nel test a inizio marzo 2026 con il pacchetto più grosso di tutti, 189 giochi. Lì Helldivers 2 è stato visto a 28,89 dollari contro i 39,99 di listino, cioè uno sconto del 27,8 per cento riservato a chi capitava nel gruppo giusto. Il Giappone resta l’unico mercato importante fuori dall’esperimento.
Il passaggio più interessante riguarda i saldi. Durante le promozioni di febbraio 2026 PSprices ha misurato che sullo stesso gioco, nello stesso periodo, gli utenti normali vedevano Helldivers 2 a meno 25 per cento e i partecipanti al test a meno 56. Il listino resta lo stesso, a variare è la profondità dello sconto, calibrata sulla persona. Un terzo programma comparso a marzo, siglato IPT_LTM e attivo solo negli Stati Uniti su 104 titoli, serve esattamente a questo: capire quanto poco basta scontare perché uno compri.
Va detto anche il contrario, perché la fonte stessa lo ha corretto. Il 12 marzo 2026 PSprices ha ritirato la propria lettura iniziale, secondo cui su Grand Theft Auto V Sony stesse testando un aumento. Il prezzo pieno del gioco è 39,99 dollari e i due valori sperimentali erano 29,99 e 26,99: due sconti di taglia diversa, non un rincaro. Nessuno ha finora documentato un prezzo sperimentale sopra il listino.
Su PlayStation Plus lo sconto arriva quando dici che te ne vai
Il secondo fronte è l’abbonamento, e qui il criterio di selezione è documentato: l’offerta compare mentre l’utente sta disdicendo. Il 7 luglio 2026 parte della comunità stava cancellando PlayStation Plus per protestare contro l’uscita di Sony dalla produzione dei dischi. Push Square ha verificato che la procedura di disdetta restituiva una controproposta: dal 25 al 33 per cento di sconto sugli abbonamenti annuali, fino al 50 per cento su quelli da tre mesi. La segnalazione era partita dai forum ed era stata raccolta prima da PlayStation LifeStyle. Non tutti la ricevevano, e chi la riceveva non vedeva la stessa percentuale del vicino.
Nella stessa ricostruzione c’è la parte che pesa di più: le promozioni per chi è già abbonato sono rare, perché Sony tende a riservare gli sconti a chi si iscrive per la prima volta o a chi è già uscito. Tradotto in pratica, la persona che paga da otto anni senza mai interrompere è quella con meno probabilità di vedere un’offerta, e l’unico modo che ha di farla comparire è avviare la procedura di cancellazione. Nel maggio 2026, intanto, Sony ha alzato i prezzi di PlayStation Plus Essential citando le condizioni di mercato.
Nessuno dei due programmi è mai stato annunciato con un comunicato.
Perché a Sony conviene
La spiegazione noiosa è anche quella giusta, ed è la stessa che vale per Microsoft. Si chiama misura dell’elasticità della domanda: capire di quanto deve calare un prezzo prima che una persona decida di comprare. Ogni catena di negozi online la pratica da anni, e su un servizio in abbonamento trattenere chi sta per andarsene costa meno che conquistare qualcuno da zero. Non serve nessuna dietrologia per arrivarci.
I numeri spiegano perché proprio in questa fase. Nella trimestrale ripresa da Video Games Chronicle Sony ha attribuito ai ricavi di PlayStation Plus un contributo rilevante ai conti del periodo, trainato dallo spostamento degli abbonati verso i livelli più costosi del servizio. A dicembre gli account attivi mensili hanno toccato il record di 132 milioni. Con una base di quelle dimensioni, uno o due punti percentuali di conversione in più valgono cifre che nessun ufficio marketing lascia sul tavolo.
Quello che resta discutibile non è la pratica, che è normale commercio: è che non venga dichiarata. Un saldo pubblico ha una data di inizio, una di fine e un prezzo che chiunque può confrontare. Uno sconto che compare solo a te, solo mentre stai per disdire e solo se il sistema ti ha classificato come recuperabile funziona al contrario. Toglie al cliente l’unico strumento che aveva per capire se sta facendo un affare: il confronto con quello che pagano gli altri.
Quello che la legge italiana chiede già
In Italia una norma su questo esiste, ed è più vecchia dell’esperimento. Il decreto legislativo 26 del 7 marzo 2023 ha recepito la direttiva europea 2019/2161 e ha aggiunto una lettera e-bis) all’articolo 49 del Codice del consumo. Dice che, prima che il consumatore sia vincolato da un contratto a distanza, il venditore deve informarlo se il prezzo è stato personalizzato sulla base di un processo decisionale automatizzato. L’ultimo comma dello stesso articolo aggiunge che dimostrare di aver dato quelle informazioni tocca al venditore, non al cliente.
Non ho elementi per dire se e come Sony assolva quell’obbligo nelle condizioni d’uso del PlayStation Store europeo, e sarebbe scorretto affermarlo senza averle lette riga per riga. La domanda però è legittima, e va posta a entrambe le piattaforme e non a una sola: i due esperimenti sono la stessa cosa fatta in due stanze diverse. Chi vuole verificarlo sul proprio account ha un metodo grezzo ma efficace, cioè farsi dire il prezzo da qualcun altro nella stessa regione prima di premere acquista.
Sui dischi Sony ha risposto alla protesta con una scelta industriale. Sugli abbonamenti risponde con un sistema che tratta la minaccia di andarsene come una leva di negoziazione, e la fedeltà come un dato da cui ricavare quanto uno è disposto a pagare senza fiatare.


