Le scuse della gamescom agli sviluppatori indipendenti derubati sono arrivate il 4 settembre, sei giorni dopo la risposta che aveva fatto infuriare mezzo settore. La fiera di Colonia riconosce che le critiche erano fondate, ammette che il primo comunicato non aveva il tono giusto e dice che dispiace. Sul rimborso dell’attrezzatura sparita, invece, non c’è una riga.
Il testo è stato pubblicato sull’account social della manifestazione e apre ammettendo di aver ricevuto molte critiche per il modo in cui la fiera aveva comunicato sui furti. Poi la frase che tutti hanno estratto: quelle critiche sono giustificate. Segue il riconoscimento che un furto del genere non è solo una perdita materiale, perché può rovinare l’intera fiera a chi lo subisce e distruggere mesi o anni di lavoro che, per uno studio piccolo, sono quasi tutto quello che ha.
Cosa era successo, e cosa aveva risposto la fiera
Il 28 agosto Ryan Laley ha pubblicato un video per dire che gli avevano rubato tutti i portatili dallo stand. Il suo canale è una delle raccolte di tutorial su Unreal Engine più citate in circolazione, e aveva smesso di spiegare come si fanno i giochi degli altri per mostrare il suo, l’horror multigiocatore Mimic. Non era il solo. Almeno otto portatili sono spariti dall’area business: iam8bit ne ha persi due con dentro le versioni non finite di Petal Runner ed Escape Academy 2, e Tessera Studios ha trovato un armadietto scassinato con due portatili e uno Steam Deck in meno.
Il 29 agosto la fiera aveva risposto dicendosi molto dispiaciuta e ricordando poi le regole generali di sicurezza: la vigilanza sul singolo stand si prenota a parte, e agli espositori conviene assicurare l’attrezzatura contro il furto. Tradotto in italiano corrente, compratevi più protezione la prossima volta. Le sottrazioni erano avvenute di notte, dentro aree ad accesso controllato, con la sorveglianza in servizio.
Cosa la fiera promette adesso
Gli impegni presi nel nuovo comunicato sono tre. Primo, una revisione dedicata della sicurezza per gli espositori indipendenti, in aggiunta alla normale valutazione post evento. Secondo, un tavolo di lavoro nelle prossime settimane con chi organizza gli stand collettivi, per definire insieme misure concrete. Terzo, l’invito a tutti gli espositori colpiti a segnalare l’accaduto sia alla fiera sia alla polizia, anche a distanza di tempo, così da poter documentare gli episodi e verificare se siano collegati fra loro.
La fiera dice anche di aver cominciato a parlare direttamente con gli espositori coinvolti, per ascoltare. Quello che il testo non contiene è qualunque riferimento a un risarcimento, e non è un dettaglio da poco: un portatile con dentro l’unica copia di una versione dimostrativa non si sostituisce con un tavolo di lavoro.
Le domande a cui Koelnmesse non ha ancora risposto
PC Gamer ha scritto a Koelnmesse, la società che organizza la manifestazione. Tre domande piuttosto ovvie: quanti episodi sono stati segnalati in tutto, se sia stata valutata o offerta una qualche forma di compensazione, e a quali controlli sia sottoposto il personale di sicurezza della fiera. Al momento della pubblicazione non erano arrivate risposte. Sono le stesse domande che il comunicato evita, ed è per questo che Destructoid lo liquida come qualcosa, almeno.
Va detta anche la parte scomoda per chi si indigna: un’area a badge resta un’area a badge, e i furti nelle fiere professionali esistono da sempre. La gamescom non ha fallito nel garantire l’impossibile. Ha però spostato il costo su chi aveva meno soldi per assorbirlo. Chi lavora da solo un portatile di riserva non ce l’ha, mentre lo stand grande accanto ha un reparto informatico che ne fa arrivare tre entro sera.
Un’edizione da record che si porta dietro questa storia
Il contesto rende la vicenda più ruvida. La gamescom 2026 è stata una delle edizioni migliori della sua storia: per la prima volta ha esaurito lo spazio espositivo, ha ospitato 1.743 aziende da 66 paesi e ha contato 368.000 visitatori. Una fiera che vende tutto lo spazio disponibile e si presenta come la vetrina europea degli indipendenti ha i mezzi per mettere un armadio chiuso a chiave negli stand collettivi, senza aspettare che qualcuno lo chieda in un tavolo di lavoro.
A rimediare, nel frattempo, ci hanno pensato altri. Il canale Indie Game Joe ha pagato l’hardware sostitutivo di Laley e CD Projekt Red si è offerta di mandare attrezzatura. È una cosa bella e allo stesso tempo è il sintomo del problema: la rete di protezione degli sviluppatori indipendenti a Colonia è stata la generosità di terzi, non l’organizzazione a cui avevano pagato lo stand.
Il tavolo di lavoro promesso è la cosa più concreta di tutto il comunicato, e si misurerà su una sola domanda: se all’edizione 2027 gli stand collettivi avranno una custodia notturna inclusa nel prezzo oppure un’altra circolare sulle regole generali di sicurezza.


